Recensione
Stefano Folli, Il Sole 24 ore, 12/01/2014

Il Messaggero di Emiliani

Non è mai facile scrivere di giornali e giornalisti. Soprattutto non è qiasi mai interessante perché si rischia di cadere nella tentazione auto-referenziale. Vittorio Emiliani ci riesce con eleganza e bravura, parlando di se stesso e di una storia professionale che s'intreccia con quella del "Messaggero", definito non a caso "un giornale laico sulle rive del Tevere". L'arco temporale va dal 1974 al 1987, gli anni in cui Emiliani è protagonista, prima come inviato e firma prestigiosa , poi come direttore, di una significativa vicenda editoriale.. Il titolo, (Cronache di piombo e di passione) rende bene l'atmosfera di quella stagione ed Emiliani sa trasmettere l'intensità civile in cui prese il suo "Messaggero".Sette anni di direzione ne fecero un giornale di idee, ispirato - si potrebbe dire - a una cultura risorgimentale, tra Mazzini e un certo socialismo umanitario. Un giornale, lo ribadisce con orgoglio l'ex direttore - autonomo dalle segreterie di partito e da alri centri di potere nell'Italia di allora scossa da tensioni formidabili. Un foglio laico, consapevole che a Roma il Tevere deve essere largo. Non è detto, naturalmente, che la ricostruzione di Emiliani sia l'unica possibile. E non si può dire che egli sia reticente nell'indicre con nomi e cognomi gli amici e i nemici. Ma forse il merito del libro sta proprio nella passionalità con cui il suo autore ricostruisce un'epoca attraverso la storia di un giornale . Con simpatie e antipatie ben scandite e senza mai dimenticare i "suoi" redattori, i compagni di viaggio in quella lontana avventura. Emiliani non pretende di offrire un racconto neutro al di sopra delle parti, tuttavia le sue sono senza dubbio le pagine di un uomo onesto e un grande professionista. Alla fine ricorda, con una punta di civetteria, di essere diventato direttore "per caso". E cita Piero Gobetti: quel che è essenziale è "essere se stessi, dappertutto". Come dargli torto?