Recensione
Roberto Esposito, La Repubblica, 10/12/2013

Perché la politica è vita ( e viceversa)

L’elemento che forse più colpisce il lettore moderno di Machiavelli è la relazione indissolubile che egli istituisce tra politica e vita. Ad essa si può guardare da entrambi i versanti . Da una parte la vita ha sempre una connotazione in senso lato politica. Non esiste zona della vita umana sottratta alla necessità della politica. Senza di essa né gli individui né i gruppi resisterebbero al turbine di accidenti che ininterrottamente li percuote. Ma la relazione tra vita e politica non si ferma qui – alla protezione che la politica fornisce alla vita. Essa va guardata anche dall’altro lato: se è vero che la politica è necessaria alla vita, la vita è a sua volta la materia stessa della politica. Quando Machiavelli parla del “vivere libero” o sostiene che “una repubblica ha maggior vita” del principato, bisogna prendere queste espressioni nel loro significato più intensamente letterale: esistono dei regimi politici più di altri capaci di restare vivi perché fin dall’inizio commisti con la vita, con i suoi bisogni, i suoi impulsi, i suoi desideri. Tra potere e vita non si dà mai distanza assoluta , scarto radicale. Come non esiste vita priva di una qualche configurazione politica, così non esiste un potere talmente assoluto da rapportarsi alla vita solamente dall’alto e dall’esterno. Per quanto isolato o puntuale, ogni potere affonda le proprie radici in un mondo istintivo e naturale non diverso, nella sua consistenza, da quello animale. Per fornire una esemplificazione testuale, si prendano le famose pagine del VII capitolo del Principe, dedicato alle vicende di Cesare Borgia. Esso si apre, come diversi altri brani machiavelliani, su una doppia possibilità alternativa – quella tra coloro che acquistano il dominio di un dato territorio per virtù e coloro che lo acquisiscono per fortuna. Machiavelli, come è caratteristico del suo metodo, tende a intrecciare fra loro le due tipologie. Il caso di Cesare Borgia infatti , per quanto riconducibile all’ambito della fortuna per il ruolo giocato dal padre, il papa Alessandro VI, vede il Valentino mettere in campo una straordinaria virtù politica , naturalmente nel senso laico e spregiudicato che Machiavelli conferiva a questa parola. Cesare fece tutto ciò che dipendeva da lui per fondare e consolidare il proprio potere – un insieme di decisioni politiche, di opzioni strategiche, di azioni energiche quanto delittuose. E tuttavia ciò non gli bastò. Giunto all’apice del successo, egli è colpito, e distrutto, da quella stessa contingenza che ne aveva favorito la crescita impetuosa. Ma l’elemento che in questo caso appare ancora più nuovo, rispetto a ricostruzioni più classiche, è il fatto che gli eventi che mutano catastroficamente i rapporti di forza a sfavore del Valentino si riferiscono soprattutto alla sfera della vita biologica e del suo rovescio morale. A far perdere Cesare Borgia, nonostante la sua straordinaria virtù politica, è prima la morte del padre e poi la sua stessa malattia. In tutta la seconda parte del capitolo Machiavelli insiste con la massima intensità su questo scenario “biopolitico” : “ la brevità della vita di Alessandro e la malattia “ del Valentino occupano interamente la scena , imponendosi su tutti gli altri elementi del quadro. Ciò che Machiavelli sottolinea è l’intreccio – appunto sfortunato- tra i due accadimenti. Se il papa non fosse morto mentre il figlio si ammalava ; o se Cesare fosse stato in buona salute alla morte del padre, si sarebbe potuto salvare. Ciò che lo condanna è la simultaneità dei due fatti. L’uno viene a caricare di un peso insostenibile l’altro. La vita – e la morte- dell’uno determina la vita e la morte dell’altro. Mai, prima di Machiavelli, questi termini – vita, morte, salute, malattia – erano penetrati con tanta forza nel lessico della politica. Mai prima di allora la politica era stata saldata con un nodo altrettanto stretto alla biologia. Perciò tutto il lessico di Machiavelli è pervaso da metafore, termini, immagini biologiche e mediche. Non solo il destino degli uomini politici, ma anche quello degli Stati è legato alle vicende, agli umori e alle peripezie del corpo.