Recensione
Raffaele Liucci, Il Sole 24 ore, 22/12/2013

Un paese mancato

Straniante, per uno storico del calibro di Guido Crainz, assistere all'eutanasia del proprio oggetto di studio. L'Italia repubblicana, così come l'abbiamo conosciuta, anche grazie alla sua trilogia edita sempre da Donzelli, non esiste più.Le culture politiche, i partiti, quel minimo senso dello Stato in grado di tenere insieme gli italiani per quasi mezzo secolo, nonostante il loro anarchismo: tutto questo, ormai, è soltanto un'ombra slavata. Crainz ripercorre qui, da osservatore partecipante, gli ultimi dieci anni di un naufragio "causato da scogli visibilissimi, da correnti marine facilmente individuabili, da maremoti annunciati" ( leggi Tangentopoli) . Un diario ( in realtà una silloge di articoli, inframezzati da glosse d'epoca) che può destare nel lettore un dubbio controfattuale: quale sarebbe stato il nostro destino se, nel '93, le redini dello schieramento di centro-destra fossero state assunte dal "democristiano anomalo" Mario Segni, uno schietto riformatore? Oggi sembra fantapolitica, ma non allora. E' ancora presto per capire se gli storici del funuro reputeranno il ventennio berlusconiano una mera parentesi oppure il prodromo della finis Italiae. Di certo, Crainz non sprizza ottimismo, "come nel Rinoceronte di Ionesco, la mutazione sembra quasi senza scampo". Riaffiora la sua interpretazionbe del "paese mancato", incapace di uscire dall'arcaismo del secondo dopoguerra abbracciando "un orizzonte di nuove regole, di nuove forme fondative". Onde uno "sviluppo senza guida", una "modernizzazione senza valori", sino all'attuale "partitocrazia senza partiti". Con un paio di corollari. Da un lato, la storica fragilità dei moderati: incantati da sirene populiste, sino all'autolesionismo. Dall'altro, l'inadeguatezza della sinistra, esangue dopo la caduta del muro di Berlino. Un tarlo che tormenta lo stesso Crainz. In fondo, egli appartiene all'ultima generazione "felice" della storia italiana: affacciatasi alla politica negli anni Sessanta, ( l'età dell'oro, rispetto ai decenni successivi), ha respirato un'aria gonfia di futuro e beneficiato di carriere oggi impensabili. E tuttavia, il radicamento della sinistra in molte istituzioni, in primis quelle universitarie, non sembra aver funzionato da contravveleno al presente degrado. Lo riconosce anche il nostro autore. Segno che la "società incivile" non occhieggia soltanto a destra. Come scrisse Prezzolini nel 1922, forse è la "media italianità" il grumo dei nostri mali:"Quello che gli uni fanno, gli altri magari lo rimproverano, ma lo farebbero se ne avessero la possibilità e segretamente lo invidiano".