Recensione
Antonietta Sammartano, www.sololibri.net, 30/12/2013

Una raffinata edizione del testo del grande "segretario"

Nel cinquecentennale della nascita del “Principe” di Niccolò Machiavelli, l’editore Donzelli pubblica una raffinata edizione del testo del grande “segretario” fiorentino con una traduzione a fronte dall’italiano del ‘500 a quello contemporaneo.

L’operazione editoriale si colloca nella tendenza, ormai collaudata, di rendere attuale il lessico e il periodare di scrittori lontani nel tempo. Anche se per la nostra lingua il problema della comprensibilità del linguaggio antico non è così urgente come, ad esempio, per il francese o l’inglese, pure essa ha una sua ragion d’essere e va accolta con favore. Nel caso poi di Machiavelli il valore del pensiero supera quello artistico dello stile, che pure è grande e suggestivo, e quindi consentire una più larga fruibilità del testo è certamente meritorio. Nella nota esplicativa alla traduzione in italiano contemporaneo o, come suggerisce Gabriele Pedullà, sulle orme di Jakobson, alla “riformulazione” del testo machiavelliano, Carmine Donzelli ripercorre i tempi e i motivi di questa operazione. I tempi si dilatano fino agli anni ’70, quando Donzelli iniziava a suggerire a Corrado Vivanti, studioso della storia d’Italia e di Machiavelli, di affrontare lui stesso l’impresa, motivandola con la consapevolezza che, quasi per assurdo, il testo machiavelliano venisse meglio compreso dagli stranieri colti, che avevano l’opportunità di leggerlo tradotto, che non dagli italiani, quasi trattenuti dalla “sacralità” del testo al di qua del testo stesso.

Scomparso Vivanti nel 2012, è Donzelli stesso ad affrontare il compito di realizzare un proposito così a lungo coltivato. La difficoltà dell’impresa gli è nota da tempo: restituire la complessità e, nello stesso tempo, la sinteticità del pensiero machiavelliano e il suo lessico impastato di volgare e latino, nella dimensione dell’oggi contaminata da secoli di interpretazioni e, inevitabilmente lontana, non solo nei modi, ma talvolta anche nei significati, da quella originaria. Donzelli affronta il lavoro con scrupolo scientifico, ottenendo perfino un numero “equivalente” e corrispondente di parole, così che i due testi paralleli possano essere confrontati immediatamente e quello “riformulato” mantenga tutta la icasticità e immediatezza dell’originale. Lavoro improbo, se si tiene conto della peculiarità del lessico machiavelliano e del non immediato riscontro di molti suoi lemmi nell’italiano di oggi, così mutato è il contesto storico-politico da non poter permettere di trasferire il significato di alcune parole (“costituzioni” “terra” “arte” “tribi”ecc.) in odierne corrispondenze. In alcuni casi certo l’immediatezza di Machiavelli è intraducibile, quando egli dice ad es.:

”...o con l’opprimere altri fuora dalle tue intenzioni” che diventa:

“o opprimendo altri a prescindere dalle tue intenzioni” si rimpiange un po’ l’essenzialità e quasi brutalità di quel “fuora”. Donzelli è ben consapevole di questa impasse e la risolve senza tentennamenti, privilegiando la leggibilità immediata del testo tradotto.

Ad accompagnare validamente un così singolare e generoso impegno è intervenuto un sapientissimo e quanto mai articolato studio di Gabriele Pedullà, con una dotta prefazione, che offre nuovi spunti interpretativi del pensiero di Machiavelli. Pedullà, oltre a incrociare la mole smisurata di studi sul nostro, accompagna il testo con puntuali riferimenti, con un commento ricco ed esaustivo, tanto sul piano storico che su quello teso a chiarire le sfumature linguistiche fra l’ieri e l’oggi. Concordano con l’operazione compiuta da Carmine Donzelli, in veste di editore e traduttore, le parole dello scrittore Javier Marìas, che, a proposito dell’opportunità delle traduzione del Quijote di Cervantes nello spagnolo contemporaneo e quindi, in generale, dei classici nella forma moderna della loro stessa lingua, scrive:

“I testi originali sono un po’ come le partiture musicali; le traduzioni sono un po’ come le esecuzioni e gli adattamenti di ciò che senza di esse tace, e con il tempo impallidisce, o si trasforma in geroglifico per i discendenti di chi scrisse l’irripetibile e intoccabile e inalterabile testo”.