Recensione
Giianni Riotta, La Stampa, 08/12/2013

Machiavelli si vendica all’Internet Café

Amezzo millennio dalla notizia della stesura del Principe di Niccolò Machiavelli il mondo resta più «machiavellico» che mai, a onore di uno dei libri più geniali di teoria politica, classico perfetto della letteratura italiana. Un paese democratico per oltre due secoli, gli Stati Uniti, che ha inventato la Rete come luogo di trasparenza, finisce sul banco degli imputati per l’uso dei dati dell’intelligence Nsa, contro gli alleati. L’ex spia del Kgb Putin, in un paese semi libero, dove vengono assassinati i giornalisti indipendenti, accoglie come profugo politico la talpa Snowden, e indossa il laticlavio del diritto e della privacy. In Siria Bashar al Assad non fa la fine di Mubarak e Gheddafi perché fa strage dei sudditi: resta al potere a Damasco, personaggio sanguinario da pagine di Machiavelli, non attento a fede e coscienza ma al potere e alla sua cruda, crudele, natura. Lo scontro tra Cina, Giappone e Stati Uniti sulle minuscole isolette Senkaku-Diaoyu è puro Machiavelli: come nelle analisi del segretario fiorentino, Pechino disegna la sua area di influenza, Tokyo la sfida, gli americani fanno levare in volo i B52, incrocia al largo la portaerei cinese.Chi «ha ragione», chi «torto», chi è nel «giusto » e chi no, l’«etica» da quale parte sta? Come avrebbe riso, tra i suoi uccelletti, il mantello sporco di fango, il vinaccio cattivo della bettola (antenato del Sangiovese?) Machiavelli di queste domande. Avrebbe spiegato agli avventori interessati, come provava a fare con i candidati Principi, con ilDucaValentino, che solo di forza si tratta, di potere, di politica, la coscienza privata; i dubbi morali, l’integrità etica individuale non c’entrano. Per questo l’America, a un delicato passaggio esistenziale, celebra i 500 anni del Principe con impegno. Il filosofo e poi politico Michael Ignatieff, sulla rivista The Atlantic, elogia Machiavelli ricordando che l’esecuzione di Osama bin Laden decisa da Barack Obama, premio Nobel incongruo per la Pace, è «momento machiavelliano» per eccellenza, un gesto fuori della morale e del diritto internazionale: l’assassinio di un nemico e di innocenti attorno a lui, condannabile da tanti giuristi, ha una solo assoluzione, concessa da Machiavelli a Firenze. Obama – avrebbe detto il Segretario - ha fatto bene a difendere la Repubblica con ogni mezzo. Al massimo, obietta sarcastico Ignatieff, avrebbe sorriso dell’eccesso di dubbi di Obama, e, aggiungiamo noi, non avrebbe giustificato le esitazioni sulla Siria. Mezzo millennio dopo, la Storia vendicaMachiavelli.Vero che per il filosofo conservatore Leo Strauss fu «un maestro di malvagità», che il Papa lo mise all’Index Librorum Prohibitorum nel 1559 e che per gli inglesi era il «crudele Niccolò», ma un leader si cura di apparire più che di essere, e guarda allo Stato, alla repubblica e potere, ieri come oggi. Lo scaffale del dibattito Usa è ricchissimo, da The garments of Court and Palace: Machiavelli and the World that he made di Philip Bobbitt a On Machiavelli, the search for glory di Alan Ryan, da Redeeming «The Prince»: The Meaning of Machiavelli’s Masterpiece di Maurizio Viroli a Niccolò Machiavelli: An Intellectual Biography di Corrado Vivanti. I due studiosi italiani ricordano con passione e saggezza come Machiavelli non sia «il gangster» della critica corriva, ma un patriota, un repubblicano che si batte per l’unificazione del paese, poi troppo a lungo rinviata come nazione, in cerca di una vera virtus politica profonda, non superficiale, capace di sacrifici, di scelte aspre. Al mezzo millennioNiccolò è più vivo che mai. Il nostro gli apparirebbe il suo mondo, si troverebbe a proprio agio nello studiarne violenze, ipocrisie, scontri di forza e personalità, interessi. Solo ilweb, solo la grande Rete di dibat- tito diretto, trasparenza, confronto, analisi, informazione, dove i Principi sono oggetto di critica e censura, lo sorprenderebbe. Difficilissimo per il nuovo Principe aggirarla, inutile provare a censurarla con i Metadata, i controlli. Quanto si sarebbe accanito a studiare il web, Machiavelli, con che gusto avrebbe applicato il suo genio a piegare anche Internet alla ferrea filosofia del potere e della Repubblica. Ma ecco che, con un lampo negli occhi, avrebbe riconosciuto la realtà che mezzo secolo fa non aveva davanti. Se il suo genio di analisi del potere ha visto il futuro dal passato nel Principe, la sua personale visione politica fu invece frustrata, sino al carcere, ai tormenti, alla fine della carriera da politici meno interessati di lui alla storia e avidi di affari. Ecco che alloraNiccolòMachiavelli nelweb si sarebbe tuffato per realizzare i suoi piani, ritessere le sue trame, cercare il suo Principe, fargli vincere online primarie ed elezioni, portarlo al governo. E da lì, con i Big Data, tenerlo al potere. Tornando tra noi, Machiavelli vedrebbe solo la Rete a contrastare il disegno di potere scritto mezzo millennio or sono. Ma con quanta bravura e delizia la girerebbe a proprio favore in poche serate di lavoro, dopo una giornata non già alla bettola, ma in un Internet café.