Recensione
Antonio Marulo, Nuova Agenzia Radicale, 28/11/2013

Anni '80. il

Alla fine pare proprio che sia tutta colpa degli anni ’80. Almeno così emerge dalla nuova vulgata dell’intellighenzia di una certa sinistra che spiega la crisi di sistema del Paese con la deriva individualistica che a partire dal periodo del riflusso avrebbe inquinato la società civile, influendo sul formarsi di una classe dirigente all’altezza dei tempi.

A questo filone interpretativo non è in parte sfuggito il dibattito che si è svolto a pochi passi dal comizio di Berlusconi davanti a Palazzo Grazioli, mentre il Senato votava la sua decadenza, in occasione della presentazione del libro di Guido Crainz Diario di un Naufragio (Donzelli editore).

Quella dell’ex columnist di Lotta continua - secondo la definizione del suo editore -, oggi storico ed editorialista di Repubblica, è un racconto dell’ultimo decennio che “diventa in primo luogo una riflessione sull’inadeguatezza della sinistra italiana”.

Peccato, però, se nel farla si cada comunque nel vizio classico di cercare un modo per essere auto-indulgenti, tipico della generazione, quella sessantottina e poco più per intenderci, che occupando tuttora posti chiave nella società è chiamata a fare il bilancio dei non pochi fallimenti a tutti i livelli, dopo aver agito arraffando l’arraffabile come se non ci fosse un domani e senza valutarne le conseguenze sulle generazioni successive.

In tal senso, comoda risulta la scorciatoia di attribuire alle dinamiche degli anni post-rivoluzionari la fonte di tutti i mali, tradotti – per usare le parole di Crainz - nel “disastro del ceto politico e nel disorientamento” che ci viene da quel periodo di “rampante individualismo” (“non contrastato, come accadeva negli anni 60, dai valori e da una cultura collettiva”), che poi ha prodotto i fasti del demone Craxi, prima, e dato slancio all’uomo che si fece da solo, poi.

E proprio quest’ultimo è stato in principio la musa ispiratrice di Crainz, che racconta di aver “cominciato a scrivere per sfogarmi su Berlusconi”, finendo poi per fare “una analisi sulla sinistra”. Una circostanza questa che ben può spiegare il vizio d’origine non nuovo e ben radicato.

Non è un caso quindi che il giornalista Marino Sinibaldi, ospite con Lucia Annunziata alla presentazione del libro, abbia voluto sottolineare del lavoro dello storico della contemporaneità Crainz il passaggio sull'occasione perduta dei referendum del ‘95 sulle concessioni televisive e diritti tv quasi scomparsi dalla memoria, definendoli “contro Berlusconi”.

Ecco, sfogarsi e andare contro: a sinistra è stata una ragione di vita, che ha fatto perdere il senso del proprio agire, creando il terreno fertile affinché il famigerato berlusconismo si alimentasse e rigenerasse, grazie all’incapacità degli eredi del Pci in primo luogo di rispondere in chiave realmente riformatrice e di sinistra liberale alle istanze e alle domande della società in progressivo cambiamento, che il Cavaliere invece ha fatto proprie incarnandole negli aspetti se vogliamo più deteriori.

Nell’accusare l’azione politica a sinistra in questi anni, si tendono sempre a sottolineare gli errori per non aver risolto il conflitto di interessi e per essere stati di fatto complici di un inciucio. A pochi viene invece in mente che Berlusconi e il suo ventennio siano solo il risultato finale, il prodotto finito, di una crisi di identità che alberga prima di tutto a sinistra, in una nazione che sostanzialmente resta in maggioranza di destra.

Alla fine della fiera, si fanno ora i conti, per usare sempre le parole di Crainz, con il “dramma di una separazione fra politica e paese”, con un “astensionismo che cresce e fa paura” e con una “sinistra chiusa in se stessa” a rappresentare agli occhi dell’elettorato “il vecchio” e non il nuovo.

E se di nuovo si parla, questo sarebbe incarnato da Matteo Renzi, costretto per altro a subire un trattamento non proprio con i guanti dalla sua stessa parte politica. Come questa agenzia più volte non ha mancato di sottolineare, il futuro segretario del Pd fornisce qualche motivo serio per far sorgere dubbi sulle sue doti salvifiche. Il più delle volte invece si preferisce rappresentarlo – come ha evidenziato lui stesso al teatro Argentina di Roma alla presentazione del libro di Aldo Cazzullo Basta piangere, con “l’imitazione del niente assoluto” fatta dal comico Crozza. Quel niente assoluto che ben si lega agli stereotipi ammuffiti sui figli degli anni '80.

Ciò non fa che confermare l’errore di valutazione madornale in cui molti incorrono, a partire proprio da chi pretende, sotto forma di diario, di fare la storia del presente, guardando male al passato.