Recensione
Roberto Bertinetti, Il Piccolo, 27/11/2013

Il dilagare della corruzione e gli abusi della “casta” tengono a galla Berlusconi

Dieci anni da incubo. All’insegna di una crisi, primapolitica e in seguito anche economica, destinata a durare ancora a lungo. Li raccontaeli analizza lo storicoGuidoCrainz in “Diario diunnaufragio. Italia 2003-2013”(Donzelli, pagg.272,euro19,50),un saggio che sarà presentato oggi a Roma nel quale raccoglie i commenti apparsi sul “Piccolo” e su “Repubblica” inserendoli all’interno di una più ampia riflessione sui motivi all’origine del fallimento di ogni progetto di palingenesi. Nato a Udine, autore di saggi come “Il miracolo italiano”, “Il paese mancato”, “Il paese reale” e “Autobiografia di una Repubblica”, Crainz è convinto che se il Paese va a picco, la colpa va attribuita a una classe dirigente egoista, incapace di progettare il futuro. E soprattutto miope. Perché, sottolinea, «il naufragio è stato causato da scogli visibilissimi, da correnti marine facilmente individuabili, da sirene prive di appeal.Con alcune scialuppe di salvataggio a portata di mano ma lasciate inoperose, talvolta sprezzate o irrise. E con cantieri quasi sempre deserti». Poi, certo, occorre tener conto delle difficoltà manifestatesi sul piano internazionale. Che hanno solo contribuito a far crescere la velocità di un inabissamento giudicato inevitabile. L’inadeguatezza della élite è vizio antico, visto che Giacomo Leopardi due secoli fa metteva in luce una differenza enorme tra i nostri governanti e i leader di altri paesi europei. «Gli uomini politici di quelle nazioni si vergognano di fare il male come di comparire in una conversazione con una macchia sul vestito o con un panno logoro o lacero», scriveva. Ma all’epoca ciascuno giocava la propria partita, oggi la globalizzazione non fa sconti. E così i difetti antropologici accelerano le debolezze strutturali di un sistema allo stremo, incapace di riformarsi.Tra i peccati mortali elencati da Crainz nel suo libro ci sono lo sprezzo crescente dei valori e dei vincoli collettivi, il primato del ‘sé’ rispetto al bene pubblico, l’erosione quotidiana, incessante, delle norme di legalità e diritto. Illudersi che potesse nascere una seconda Repubblica virtuosa sulle macerie di Tangentopoli, dice l’autore, è stato un errore. Serviva una cesura netta con il passato e invece c’è stata una sostanziale continuità,con vecchie culture politiche incapaci di rinnovarsi davvero e l’arrivo di Berlusconi sulla tolda di comando della nave già in balia della tempesta. Che Silvio Berlusconi abbia enormi responsabilità appare indubbio.Ma la sua decadenza dal Senato non chiude la stagione del berlusconismo. Che è penetrato ovunque, anche grazie alle tv, trasformando l’agire dei governi e le modalità di funzionamento dei partiti, sempre più dipendenti dalle fortune di leader carismatici e assai fragili sul piano della democrazia interna e dell’effettivo radicamento sul territorio. C’è un passaggio, ricordato da Crainz all’inizio del suo “Diario”, che sintetizza in maniera esemplare le modalità di governo di Berlusconi e le sue doti di illusionista in grado di riscuotere sempre e comunque consenso. Siamo nell’estate 2004, il premier si scontra con Giulio Tremonti. Commenta Crainz: «Quando ha capito di essere messo alla porta, Tremonti si è rivoltato contro Berlusconi. Abbandonando me, gli ha detto con parole molto più colorite, non abbandoni una persona ma una politica, la tua politica. Indubbiamente dietro l’illusionismo di Tremonti c’è tutta la politica del Cavaliere. E’ esemplare un titolo del “Giornale” dove Berlusconi afferma: “Le tasse le taglio io”. Proprio una bella dichiarazione nel giorno in cui era chiamato a garantire all’Europa che taglierà le uscite dello Stato, non le entrate». Perché lo schieramento alternativo non è riuscito a prevalere? Per debolezza culturale e continue divisioni al suo interno, secondo lo storico. L’incapacità di opporsi in maniera concreta alla deriva berlusconiana e, nello stesso tempo, di progettare un futuro credibile perl’Italia costituiscono una zavorra mai eliminata dopo il crollo dei vecchi partiti. Ancora Crainz: «Alla seconda Repubblica approda una sinistra ormai priva di alcuni suoi tratti fondamentali e fondanti. Già in precedenza l’innovazione era sembrata separarsi dal progressismo politico, il vento della modernizzazione e quello del progresso civile non soffiavano insieme. E contemporaneamente la sua “diversità” inizia ad appartenere al passato. Nel crollo della prima Repubblica, poi, la sinistra manca in gran parte alla prova, incapace com’è di rinnovare realmente la politica e il proprio modo di essere: destinata dunque ad apparire a molti elettori comel’ultima espressione di un sistema dei partiti fallito». Certo, in seguito per due volte Prodi ha vinto le elezioni. Senza però riuscire a dar continuità all’azione di governo a causa di lotte intestine, di agguati parlamentari, di tatticismi esasperati. Vale la pena di leggere nel volume dello storico la ricostruzione di quanto accadde nel 2007,con la crisi economica già in atto e a seguito di una sconfitta alle amministrative. Servirebbero scelte urgenti sulle cose da fare. E invece il non ancora nato Pd risponde con il peggior teatrino della peggior politica, tra liti interne per fissare regole e date di un congresso.Una tra le tante storie di ieri che sembrano storie di oggi. Come se iltempo fosse immobile e nessuno sapesse far tesoro degli errori commessi in precedenza. Se sarà Renzi a invertire la tendenza e la rotta pare presto per dirlo. Ma, a giudizio di Crainz, il sindaco di Firenze ha capito un punto centrale per vincere le prossime battaglie elettorali e politiche: la necessità di rivolgersi realmente a quell’ampia e disorientata area di cittadini che aveva condiviso le illusioni berlusconiane e leghiste. In questo quadro drammatico il trionfo di Grillo non poteva certo costituire una sorpresa. Ad anticiparlo c’erano i successi dei “vaffa day”, le piazze piene per ascoltare le sue invettive, la crescita esponenziale del sentimento antipolitico. I parlamentarie i senatori del Movimento da lui fondato non sono sbarcati da un altrove, precisa Crainz, ma dal corpo stesso del paese così come si è venuto modellando e deformando a partire dagli anni ottanta. Intercettando, grazie al populismo, la rabbia per il dilagare della corruzione e degli abusi quotidiani della “casta”. E, in parte, per domande nuove di democrazia cui i partiti non hanno saputo rispondere. Il “Diario” di Crainz si chiude sull’analisi dell’attualità, sulla spaccatura all’interno della destra. Dalle ricadute ancora imprevedibili. «Il metodico e pluriennale assommarsi di leggi ad personam è sfociato dunque in un ultimo tentativo di sovversione, di cancellazione pura e semplice della legge e delle regole costituzionali: fallito, alla fine, nei suoi risvolti più immediati ma comunque avviato e giunto quasi agli estremi». Ad ogni modo di una cosa lo storico si dice certo: «I vent’anni della stagione berlusconiana, con le eredità e i detriti che ci hanno lasciato, gravano come un macigno sulla nostra capacità di ricostruire il paese e di progettareilfuturo».