Recensione
Vittorio Emiliani, La Provincia Pavese, 21/11/2013

“Nello studio ritrovo il comandante Pietra”

di VITTORIO EMILANI Per gentile concessione dell’editore Donzelli, pubblichiamo un passaggio del libro di Vittorio Emiliani “Cronache di piombo e di passione”, ovvero l’altro “Messaggero”, un giornale laico sulle rive del Tevere (1974-1987). Il brano qui riportato si riferisce all’arrivo a Roma nel 1974.

di VITTORIO EMILANI

Dovevo arrivare a Roma dal Nord nel febbraio del 1960, redattore all'”Espresso” al quale già collaboravo. Preferii invece il quotidiano, cioè il “Giorno” di Italo Pietra, al settimanale, cioè l' “Espresso” di Arrigo Benedetti, e me ne rimasi a Milano. Sbarco quindi a Roma, nel settembre del 1974, quindici anni più tardi e dopo un biennio di accese, sfibranti battaglie sindacali ingaggiate col nuovo direttore del quotidiano dell'ENI, Gaetano Afeltra, nel tentativo di difendere il patrimonio di novità, di anticonformismo, politico ed editoriale accumulato prima da Gaetano Baldacci e poi da Italo Pietra. Quest'ultimo, licenziato dall'ENI nel 1972 all'avvento del centrodestra, ora mi chiama con sé nella capitale, al "Messaggero" acquistato da Montedison. Esso mi si materializza nel tondeggiante edificio primo Novecento al quadrivio di via del Tritone, che ha ospitato per anni, fino al 1921, l'Hotel Select. "La seule maison avec les bains dans toutes les chambres", promettevano le cartoline pubblicitarie colorate con le carrozze pronte sul lato del Traforo.

Da come mi si presenta ora, vecchio, maltenuto, sporco alle pareti, l'ex Hotel Select non deve aver conosciuto da tempo, da parte dei Perrone, investimenti di ammodernamento, neppure una mano di bianco. Nell'ufficio del direttore c'è ancora una micro-cassaforte con la chiave fabbricata da Fichet, Paris.

“Ho fatto fatica ad assumerti”, mi confida all'improvviso Italo Pietra nell'amplissimo studio del direttore al secondo piano, nell'”imperiale” del palazzo, studio che ricomprende pure il grande tavolo per le riunioni quotidiane di impostazione del giornale. “Ho fatto fatica perché Afeltra ha sparso in giro la voce che eri diventato un extra-parlamentare, uno di Lotta Continua, non più un socialista quindi, una specie di guerrigliero”.

Mi viene da ridere, ma il volto del “comandante” è rimasto serissimo. “Lo so, della guerra sindacale che gli abbiamo fatto negli ultimi due anni molta parte l'ha attribuita a me, ad una mia personale ostinazione, mi ha dipinto proprio come un guerrigliero”, osservo.

“E la voce l'ha fatta rimbalzare in giro tutto il clan che l'ha sostenuto, quello della trattoria toscana della "Bice" a Milano. Comunque”, ripete, “ho dovuto faticare per convincere questi di Montedison che non sei un ultrà e ce l'abbiamo fatta. Qui però c'è una montagna di problemi da risolvere, parecchi servizi sono deboli, il gruppo degli inviati è ridotto e per lo più vecchio, la terza pagina ha pochi collaboratori…Per certi pezzi di rievocazione ho recuperato il tuo amico Tarozzi.”

Siamo alla fine di settembre e il Bepi Tarozzi, col quale ho cominciato, prima al “Cittadino” di Voghera e poi, con inchieste a quattro mani, a “Comunità”, al “Mondo” e all' “Espresso”, queste ultime proposteci da Camilla Cederna, ha raccontato storie su luoghi risorgimentali come San Martino e Solferino. Storie care a Pietra che ha un avo colonnello dei bersaglieri nella famosa spedizione di Crimea. E' di nuovo direttore di un grande quotidiano dopo il licenziamento subito al “Giorno” nel giugno di tre anni fa quando il centrodestra è tornato provvisoriamente al governo. Tre anni passati a riflettere e a scrivere libri, fra Milano e il Mulino a Pontenizza nella verde Valle Staffora, fra Voghera e Varzi, nel 1944 repubblica partigiana.

Più tardi al ristorante “L'Aquila” gestito da tre fratelli di Amatrice in via Rasella (oggi, al suo posto, c'è un locale giapponese) il direttore m'impone però di rivolgere un brindisi a Gaetano Afeltra: “Non posso ammettere che se ne parli male, è il mio benefattore, quello che ha reso eterno il ricordo di me al Giorno”, e sorride soddisfatto.

In effetti è vero: mai direttore ha così poco cercato, come Pietra, la popolarità fra i suoi redattori e mai direttore è stato più ricordato e rimpianto di lui in questi tre anni disastrosi di direzione Afeltra (...)