Recensione
di Enzo Siciliano, l'Espresso, 29/07/1999

Il saggio: Essere ebrei, che enigma!

Ospite scomodissimo delle lettere americane (ce ne dà un ritratto limpido e tagliente Guido Fink nella prefazione a questo volume), Leslie Fiedler, ebreo, non ha mancato mai di far capire, per vie dialettiche e con un sagace estro di stile, quanto lui stesso fosse scomodo ai suoi propri occhi. Il tetto del titolo è quello del violinista Chagall, i dodici passi sono i dodici saggi che il volume raccoglie. Dato il violinista, e dato Chagall, va da sé che il tema comune a tutti gli articoli è l'identità ebraica sondata attraverso la letteratura: Bloom dell'Ulisse di Joyce , la favola del Graal, Singer, Styron, Norman Mailer, Malamud e il postebraismo americano, il libro di Giobbe, eccetera. I tanti temi, i tanti autori sono bersagli, autentici bersagli (vedi l'analisi de La scelta di Sophie di Styron). Fiedler si fa un punto d'onore, nonostante gli anni passati nelle università, d'essere un dilettante. Assapora così finanche frenetica di giudizio, quella di offrire al lettore (come ha fatto con gli studenti) la propria persona a nudo, o il rischio che per ogni vulgata critica rappresenta l'irruzione dell'intelligenza e della passione mescolate. Dunque, cosa ha da dire di sé, del suo essere ebreo, su testi dove il tema ebraico è presente e presentissimo, Leslie Fiedler, che confessa di essersi da sempre identificato con Leopold Bloom di Joyce , personaggio comico ed ambiguamente ebreo? Essere ebrei rimane per me non un dato di fatto ma un enigma, acuito dal loro fato di vittime e dal mio di sopravvissuto incolume (forse in una certa misura persecutore). Enigmaticamnete speculare, il Fiedler che cerca Bloom in se stesso ha inconfutabilmente il genio ebraico dell'auto da fè.