Recensione
Maria Modica, La Sicilia, 31/10/2013

Le fiabe di Pitrè in traduzione integrale

Le fiabe di Giuseppe Pitrè sono state tradotte, per la prima volta in modo integrale, in un'iniziativaeditoriale di Fondazione Sicilia e Donzelli editore. A presentare l'iniziativa a Palermo, con il Presidente della Fondazione Giovanni Puglisi e l'editore Carmine Donzelli, c'era anche Jack Zipes, il più autorevole studioso di fiabe che ha tradotto in inglese, per il mercato americano, il corpus di Pitrè, dopo aver studiato il dialetto siciliano. Presente anche la traduttrice, Bianca Lazzaro che ha raccontato gli aneddoti sulla "intraducibilità" di alcuni termini, e il puparo Mimmo Cuticchio. Le fiabe di Pitrè, note per la selezione di circa 40 opere compiuta da Calvino, sono state publbicate in due edizioni "maior" e "minor". Nella prima, "Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani"i testi sono riprodotti in siciliano , affiancati dalle traduzioni, con le note critiche di Zipes. Nell'edizione "minor" "Il pozzo delle meraviglie", sono state raccolte tutte le 300 fiabe tradotte in italiano per il grande pubblico. "Questo progetto - ha detto Puglisi - rappresenta un punto fermo nella bibliografia del Pitrè, rende la meritata dignità culturale a quelle mervigliose e semplici storie, di fatto scomparse dal panorama letterario, raccontate tra i borghi e i campi della Sicilia, di cui Pitrè amava definirsi un amanuense che poteva esprimersi soltanto in dialetto. Mi piace pensare che le fiabe del Pitrè, da oggi tradotte in italiano, sgrovigliate dal dialetto ma non per questo impoverite, possano essere apprezate da un pubblico assai più ampio di quello che fino a oggi ha potuto assaporarle. E' il giusto tributo a Pitrè, quasi un secolo dalla sua scomparsa, che ricorre il prossimo aprile". "Quest'opera - ha commentato Donzelli- non è contro, ma a favore della cultura siciliana nel mondo, la traduzione in italiano non nasconde né occulta, ma magnifica la radice siciliana. Nell'opera maior è stato pubblicato tutto l'apparato, grammatica del dialetto siciliano, glossario, di cui Pitrè corredò lw sue pubblicazioni per consentire anche a chi non conosce il siciliano di accedervi". Le fiabe più conosciute di Pitrè, "Giufà" o "Cola Pesce", sono quelle scelte da Calvino per un'antologia in cui raccolse contributi da tutte le regioni italiane. "La più bella che l'Italia possiede" la definì lo stesso Calvino che riscrisse tali racconti , smarrendone la matrice siciliana. Le traduzioni di Bianca Lazzaro hanno mantenuto i ritmi e le modalità espressive tipiche di quella voce narrante in dialetto, soprattutto femminile, che dettò a Pitrè le sue storie. Curioso il modo in cui Zipes, docente di Letterature comparate all'Università di Minnesota, ha "incontrato" Pitrè, attraverso una pubblicazione in tedesco di fiabe siciliane della seconda metà dell'Ottocento.