Recensione
Jack Zipes, L'Unità, 29/10/2013

Fiabe sicilane. Il mondo di Pitrè

Oggi a roma verrà celebrata la prima traduzione italiana di Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani (1875) di Giuseppe Pitrè, pubblicati in origine in dialetto siciliano. Potrebbe forse sembrare strano che l'editore Donzelli abbia coinvolto me, un americano, nella cura di questa edizione italiana, ecco perché, prima di parlarvi della grande importanza dell'opera di Pitrè e del suo contributo al folclore italiano e siciliano, per non dire di quello internazionale, vorrei raccontare qualcosa che spieghi il mio rapporto con Pitrè e i racconti popolari siciliani. Partirò da una confessione: io non sono il primo americano ad aver scoperto e tradotto in inglese le storie di Pitrè. Molti anni prima di me, in America, uno dei primi prodigiosi pionieri del folclore, Thomas Frederick Crane, avviò una corrispondenza con Pitrè%% Per dare un'idea della profonda ammirazione di Crane verso Pitrè, basti dire che egli dedicò a lui la sua importante raccolta intitolata Italian Popular Tales (Novelle popolari italiane) (1885). Si trattava della prima monumentale raccolta di fiabe e racconti popolari italiani, che precedeva di circa 70 anni le Fiabe italiane di Calvino e comprendeva oltre cento storie tratte da Pitrè, Nerucci, Bernoni, Comparetti, Imbriani, De Gubernatis, Visentini e molti altri. Nel 1888, Pitrè ricambiò dedicando a Crane le sue Fiabe e Legende. Successivamente, alla morte di Pitrè nel 1916, Crane pubblicò un toccante necrologio su The Nation, nel quale scriveva: «Per quanto ampio, il campo d'indagine (dei Grimm) non era equiparabile a quello di Pitrè, e dopo la pubblicazione di Kinder-und Hausmärchen e Deutsche Sagen l'interesse dei due fratelli si concentrò quasi esclusivamente sull'analisi linguistica e lessicografica. Pitrè, per parte sua, esercitò per tutta la vita la professione di medico, e si occupò per lunghi anni anche della vita amministrativa della sua Palermo. I Grimm erano in special modo interessati alle storie e alle leggende della Germania e alla letteratura germanica medievale; mentre Pitrè dedicò la sua lunga vita a ogni branca del folclore - storie popolari, leggende, canti, filastrocche, proverbi, indovinelli, usanze eccetera - e raccolse personalmente una quantità impressionante di materiale, che solo in parte confluì nei venticinque volumi della sua Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane (Palermo, 1871-1913). Sfortunatamente, il giudizio di Crane su Pitrè cadde nel vuoto presso la cerchia dei folcloristi e degli accademici americani, non solo all'epoca, ma fino a tutti gli anni novanta. È arduo trovare anche una sola parola che sia stata scritta su Pitrè o Crane dai focloristi e gli studiosi americani fino alla fine del ventesimo secolo. Io stesso mi sono imbattuto nell'antologia di Crane Italian Popular Tales intorno al 1992 e nel 2001 ne ho curato la ripubblicazione. Allo stesso tempo mi sono reso conto dell'esistenza in America di un'immensa lacuna nella conoscenza del folclore italiano e siciliano. Dunque, mi sono detto, se Crane considerava Pitrè alla stregua dei fratelli Grimm se non più importante, era senz'altro il caso di dare un'occhiata all'opera di questo grand'uomo; e più leggevo e apprendevo, più realizzavo che Pitrè rappresentava il folclorista modello che i Grimm si erano sforzati di diventare, senza mai riuscirci. In effetti, Pitrè costituiva sotto molti aspetti la reale incarnazione del loro ideale di folclorista, quello che propugnarono dal 1812 fino alla loro morte, Wilhelm nel 1859 e Jacob nel 1863. È stato, dunque, attraverso Crane e i fratelli Grimm che sono arrivato a studiare e apprezzare l'opera di Pitrè. E alla fine, la connessione tra Crane e i Grimm mi ha portato a tradurre in inglese la raccolta di Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani insieme al mio buon amico Joseph Russo. La mia missione era far conoscere Pitrè presso il mondo di lingua inglese. Molto di più potrei dire sull'influenza che ha avuto Pitrè sul mio stesso lavoro nel campo del folclore, ma sarebbe troppo lungo. Inoltre, ciò che più conta oggi, è dimostrare come, alla fine dell'Ottocento, Pitrè abbia concretamente realizzato l'ideale del folclorista propugnato dai Grimm, andando ben al di là degli stessi Grimm o di qualunque altro folclorista europeo dell'epoca. A questo fine, voglio ricordare che nel 1815 Jacob Grimm scrisse un documento intitolato Lettera Circolare sui modi del raccogliere la Poesia Popolare, che distribuì presso i principali folcloristi di lingua tedesca, con l'intento di fondare una società in grado di realizzare il suo progetto di raccolta di storie popolari. Si tratta di una lettera importante poiché conteneva i principi basilari che, per tutto l'Ottocento, avrebbero guidato i Grimm e gli altri studiosi nel lavoro di raccolta di storie popolari%% Paradossalmente, come è noto, i Grimm non misero mai in atto quanto propugnarono. Essi non fecero ricerca sul campo in prima persona e per la raccolta delle loro storie si affidarono piuttosto a numerosi informatori, a libri e manoscritti. In più, nell'arco di sessantacinque anni, essi emendarono e abbellirono le storie al fine di renderle più letterarie. Negli ultimi anni di attività, si dedicarono per lo più alla composizione del loro immenso Dizionario tedesco, e mentre Wilhelm Grimm continuava a raccogliere materiali e a pubblicare le diverse edizioni dei Kinder- und Hausmärchen, l'attenzione dei due fratelli si volse più verso la filologia e la linguistica. Al contrario, l'intera carriera di Pitrè riflette un percorso da incallito folclorista, per così dire «alla Grimm», e cioè fedele all'ideale dei Grimm più ancora degli stessi Grimm. Egli condusse una quantità eccezionale di ricerche sul campo, raccogliendo personalmente e trascrivendo una per una le fiabe e le storie popolari che ascoltava direttamente dagli umili popolani (lavoro che, tra l'altro, svolgeva mentre esercitava la professione di medico e più tardi anche l'attività di consigliere al Comune di Palermo). Al pari di molti dei principali folcloristi europei, Pitrè apprese sul campo i metodi di studio del folclore, che all'epoca non era infatti una disciplina riconosciuta presso le università. All'alba del Novecento, gli sforzi di Pitrè per istituire lo studio del folclore siciliano si erano conquistati il riconoscimento statale e dell'Università di Palermo. Nel 1909 Pitrè fondò il Museo Etnografico Siciliano, che metteva in mostra ogni genere di manufatto (abiti, arnesi, ceramiche, artigianato) e nel 1911 venne istituita la prima cattedra che Pitrè battezzò di Demopsicologia (psicologia del popolo). Egli fu il primo a occupare quella cattedra e a tenere importanti lezioni, pubblicate di recente. Ma tante ancora sono le conquiste di Pitrè che si potrebbero enumerare e che lo distinsero dai fratelli Grimm, ma tali paragoni non sono utili né a lui né a loro, essendo tutti e tre da considerarsi a buon diritto eccelsi studiosi e folcloristi. Ciò che conta, a mio avviso, è comprendere con quanto trasporto Pitrè si sforzasse di andare oltre i Grimm e di mettere in grado i popolani siciliani di parlare per se stessi, attraverso le loro storie e i loro manufatti. %% Nella storia del folclore del Novecento, Pitrè fu un'eccezione straordinaria. A differenza di gran parte dei folcloristi, egli proveniva dalle classi umili del quartiere Borgo di Palermo, e per quanto possibile restò fedele alla gente comune. Spesso lo si è associato al «romanticismo» e talvolta gli è stato rimproverato di idealizzare la Sicilia e il suo folclore, ma la verità è che egli non «romanticizzò» la vita dei comuni siciliani. Semmai li raffigurò attraverso le storie che contenevano le loro voci e le loro sensibilità tutte diverse; egli ritrasse le avversità, le gioie, gli stati d'animo e il loro gusto della vita, malgrado gli ostacoli e le difficoltà. Basta leggere fino in fondo le quattrocento storie della raccolta Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani, per comprendere la reale e realistica dedizione di Pitrè al popolo siciliano. %% Sebbene il nostro mondo globalizzato si muova oggi con una rapidità che minaccia di fare a pezzi le profonde radici e il senso del folclore tradizionale, esistono ancora modi comuni di leggere, di condividere storie e di relazionarsi agli altri, e la mia speranza è che la nuova edizione Donzelli delle fiabe, novelle e racconti popolari di Pitrè consenta ai lettori di percepire le fatiche della gente di Sicilia che sono tuttora in gran parte anche le nostre.