Recensione
Redazione, La Feltrinelli Point-Messina, 18/10/2013

Ecco perché da un secolo Messina sta a “Quota zero"

Partecipazione tanta, in numero di presenti e “tasso” di attenzione. Tante anche le informazioni rese, le analisi fatte, le connessioni tracciate. Tanti – last but not least – gli interrogativi suscitati, “spia” indubbia di interesse e voglia di approfondire.

Ll’incontro su “Quota zero. Messina dopo il terremoto: la ricostruzione infinita” (Donzelli, 2013) che si è tenuto giovedì 17, ha disegnato un quadro e attestato una tesi. Il quadro è quello di cento anni di Messina, rimasta – come da bel titolo – a “Quota zero”. La tesi è quella che l’autore Pietro Saitta, ricercatore dell’Università di Messina in Sociologia generale, sostiene con dovizia metodologica, riferimenti scientifici aggiornati (compresi gli studi sulla cultura post coloniale dall’India e le firme autorevoli degli Stati Uniti), e – soprattutto – con sguardo impermeabile ad inutili manierismi. L’azzeramento di pezzi fondamentali della collettività messinese è l’altra faccia del capitalismo cinico mondiale. Anzi, Messina è stata laboratorio, “prototipo”, di questo capitalismo, del quale ha anticipato, “di decenni”, tendenze, umori, traiettorie.

Pietro Saitta era un ragazzino quando si è chiesto per la prima volta perché mai Messina fosse così brutta e malgestita. Con questo libro, si è dato una risposta. Non l’unica possibile, probabilmente, ma una risposta fondata su fatti e dati. Nonché su sedici mesi di interviste e osservazioni condotte nella sede del sindacato degli edili e tra la città delle baracche, in mezzo a precari, inoccupati, disoccupati ed “esclusi” sociali.

Condotta da Daniele David, la presentazione del testo è diventata agevolmente occasione di dibattito e di approfondimento. Forse anche di una sorta di taratura alle consapevolezze dei cittadini partecipanti. E se la Fillea, che ha supportato anche finanziariamente la ricerca, dice, per voce del segretario provinciale Biagio Oriti, che il sindacato deve riappropiarsi, nonostante la teoria infinita delle urgenze e delle crisi, di una volontà strategica di cambiamento, l’arch. Carmelo Celona fa letteralmente parlare date e nomi, quantitativi e stime, per raccontare la decisione di far di Messina “tabula rasa” all’indomani del terremoto, con ciò – conclude – rubandole l’anima.

E Berardino Palumbo, professore ordinario di Antropologia, Università di Messina, sottolinea con forza quanto “Quota zero” metta in campo una “ridefinizione della politica”, una “definizione, cioé, che chiama a intervenire sul terreno delle azioni sociali sia i partiti sia i sindacati”.