Recensione
Clelia Moscariello, Periodico Italiano Magazine, 23/10/2013

Ci attende un salto tecnologico straordinario

Michele Mezza nel suo ultimo libro: 'Avevamo la luna'. L'Italia del miracolo sfiorato vista cinquant'anni dopo per raccontare il Paese di ieri e di oggi, un percorso che può portarci a un futuro straordinario di cui i giovani rappresentano il nostro capitale più prezioso

Michele Mezza, giornalista Rai, grazie al quale si deve il progetto di “RaiNews 24”, nel suo ultimo libro, “Avevamo la luna. L'Italia del miracolo sfiorato, vista cinquant'anni dopo”, edito da Donzelli Editore, indaga il periodo che va dal ’62 al ’64. Un “libro da navigare” com’è stato definito, che racconta il miracolo sfiorato dall’Italia: l'imponente spinta tecnologica e propulsiva in tutti i campi innovativi, dall’elettronica all’informatica, dalla genetica all’elettronucleare, stroncata dalla miopia antindustrialista di una certa sinistra italiana ed una prepotenza internazionale. Mezza ha costruito un'opera multimediale, coerente con i suoi contenuti, perché si puo’ leggere con uno smartphone e una connessione Internet, nella quale si possono 'gustare' filmati e contenuti speciali grazie a numerosi link e QR code presenti nel testo. Ricco di riferimenti storici e interviste il testo, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non guarda al passato, bensì una rilettura del presente e del potenziale della rete. L'autore critica Beppe Grillo e il suo utilizzo del web, che dovrebbe essere a suo parere “un luogo di condivisione e di ascolto, non di dittatura”. 'Avevamo la luna' non è un libro politico, perché parla della politica, ma lo è nella misura in cui riesce a farci intravedere con grande ottimismo un nuovo orizzonte: un “futuro ricco di confusione ma straordinario”, dove i giovani rappresentano il nostro capitale più prezioso. Come ci racconta l'autore in questa intervista:“Questo è il vero orizzonte, il resto sono sciocchezze”.

Prof Mezza, qual è stato il miracolo sfiorato 50 anni fa di cui parla il suo libro, lo spieghiamolo al lettore? “Il miracolo di cui parlo serve a raccontare in realtà L’Italia di oggi e riguarda quella straordinaria opportunità che nei 40 mesi che vanno dall’inizio del 1960 al 21 agosto del 1964 permise all’Italia di realizzare degli straordinari primati tecnologici.L’Italia, in quel momento, si trovò inconsapevolmente all’avanguardia in settori trainanti: l’informatica con il gruppo Olivetti e il suo leader Adriano Olivetti; le biotecnologie di Adriano Buzzati Traverso, il primo laboratorio di genetica; l’elettronucleare di CNEN di Felice Ippolito, Mattei e Levi. Basti pensare alla concatenazione di aziende aereospaziali che, all'epoca, cominciarono con il lancio di 4 satelliti, rendendo l’Italia simile alla California, un paese dove si creava innovazione tecnologica.Una fase propulsiva stroncata in pochissimo tempo dalla miopia politica e istituzionale, da prepotenze internazionali, da chi spiegava che l’Italia “quella guerra” (la Seconda Guerra mondiale - Ndr - ) non l’aveva vinta e pertanto non poteva ambire alle testa di quei settori importanti. Da allora il nostro Paese si è trovato ai margini: è stato decapitato dei suoi cervelli e non ha più trovato forza e capacità di reinserirsi nella competizione tecnologica”.

Perché la politica e la sinistra italiana non hanno accettato o intravisto l’enorme potenziale delle nuove tecnologie, come aveva fatto, ad esempio, Adriano Olivetti? “Non è che non ha accettato, il problema è che non ha sentito, compreso, capito e condiviso, quello strappo che cambiava il modo di produrre, di consumare, ma soprattutto di avere rapporti sociali.L’ondata informatica che inizialmente in Italia nei primi anni ’60, e in seguito negli Stati Uniti a metà negli anni ’70, ha iniziato a ridisegnare i modelli industriali, informativi, produttivi e distributivi, ha travolto e cambiato il modello tradizionalmente criticato dalla sinistra: la fabbrica ‘fordista’. Si è passati dalla fabbrica al lavoro individuale; al lavoro tramite relazioni sulla base del sapere, non più basato sull’industria. In pratica si è generato un processo di ottimizzazione del capitalismo, nel quale la sinistra ha perso la bussola. Non è stata capace di produrre quella teoria, quel sapere che invece nella metà dell’800, da Carlo Max in avanti, l’aveva posta all’avanguardia riguardo a ciò che accadeva nel mondo”.

La sinistra è stata cieca o manipolata? “La sinistra legata a quel filone si è rivelata cieca alla fine del '900. Nell’89, con la caduta dei regimi dell’Est e poi dell’Unione Sovietica nel ’91, non ha decifrato quel passaggio storico. L’89 è figlio del personale computer, non della generica voglia di libertà. Il computer cambiava le relazioni sociali, tuttavia non per questo cancellava il conflitto. Esiste l’esigenza attualmente di un conflitto sociale diverso, articolato in altra maniera, alimentato da soggetti diversi e la base non può più essere quella del lavoro industriale”.

Cosa pensa di Beppe Grillo, e dell’uso delle nuove tecnologie in democrazia e cosa dovrebbero fare la politica e la sinistra attuale? “La sinistra dovrebbe fare quello che fece un secolo e mezzo fa: rielaborare una nuova teoria, che interpreti questo nuovo processo di cambiamento che modifica radicalmente il modo di vivere su questo pianeta. Grillo è un frammento molto marginale, io non condivido l’idea che Beppe Grillo abbia capito le nuove tecnologie. Ha usato internet pensando di sostituirlo al vecchio modello di partito, con un atteggiamento autoritario, gerarchico, verticale e dittatoriale, che ne stravolge completamente il funzionamento e la filosofia. È questo il motivo per cui il gioco non funziona: internet è un luogo di ascolto, prima che di parola. La rete è un luogo di condivisione non di comando. È un luogo molto faticoso in cui le leadership si devono rilegittimare giorno per giorno, ora per ora. Lo stesso Obama, che in questo processo è molto più avanti nella rappresentanza politica, ogni giorno se la deve sudare perché la partita è molto complicata. Ed è per questo che oggi la politica è in crisi di credibilità, di leadership e di capacità di rappresentare questo fenomeno. La politica non parla a questo mondo perché non lo interpreta, non lo capisce e ne ha anche paura”.

Lei è un giornalista Rai, collabora con diverse riviste e testate. Dirige la comunità web mediasenzamediatori.org. Come vede le nuove generazioni, dato che sono quelle tecnologicamente più ‘ferrate’? “Noi viviamo una fase straordinaria per le nuove generazioni. Questo è il loro secolo, essere giovani oggi è una risorsa incommensurabile. Oggi tutti i fenomeni economici e industriali, anche i più piccoli, sono promossi dai giovani, quelli che prima stavano in coda aspettando chi li potesse avviare al lavoro, oggi inventano, anche se con mille contraccolpi, con mille problemi. È indiscutibile che, oggi, si hanno opportunità straordinariamente più autonome, più potenti di 40 anni fa. La tecnologia non esiste: esiste la capacità degli individui di auto-programmare la propria vita mediante soluzioni basate sul sapere, sui software, sugli algoritmi, sulla miniaturizzazione, sulla capacità straordinaria di comunicare in tutto il mondo. Questo è il nuovo modello dello sviluppo.I giovani ne sono i nuovo interpreti, il motore. Non solo sono più capaci, ma sono anche liberi da vecchi retaggi, non hanno vincoli e rimpianti, grazie al cielo. La gente oggi non va avanti perché prima si divertiva di più, soprattutto quelli che avevano ruoli predominanti come professori, politici, avvocati e medici. Quelli che io definisco i mediatori. Ovvero tutti coloro che avevano il potere di distribuire il proprio sapere. Oggi questo potere è stato loro sottratto dalle community che si scambiano esperienze e ricostruiscono saperi autonomi”.

Nel suo libro, la copertina è un fotogramma de 'Il sorpasso' di Risi , del ’62. Perché questa scelta? “La copertina ha l’ambizione di simboleggiare un valore. 'Il Sorpasso' è stato un film molto amaro, che ha fotografato un’Italia che alternava goffaggine e cialtroneria a capacità, saperi, ambizioni e speranze. Un racconto i cui personaggi, come la Lancia Aurelia (essa stessa un personaggio simbolico, che poi andrà a sfasciarsi contro un binario uccidendo i due protagonisti) rappresentano proprio quell'Italia. Tutta quella curva, dalla quale i protagonisti non usciranno, dipinge bene quell’epoca in una delle scene finali. L’Italia era proprio quella curva: bella, baldanzosa, su una macchina scoperta, che si è accartocciata nel ’64. E la curva da cui i personaggi non usciranno rappresenta il miracolo sfiorato."

Cosa si augura per il futuro infine? “Prevedo un periodo di confusioni, ma straordinario. Mi auguro che il computer, l’informatica e le varie forme di collaborazioni in rete servano a riprogrammare la vita. Siamo alla vigilia di uno straordinario salto tecnologico, dove l’uomo si riorganizzerà come essere e la struttura umana verrà ottimizzata al software. Il problema è come questo processo verrà negoziato, condiviso, controllato e monitorato. Se sarà sorvegliato dalla comunità e non da pochi ‘samurai’ del sapere intenzionati a decidere come l’uomo dovrà vivere, crescere e pensare. Questo è il vero orizzonte, il resto sono sciocchezze”.