Recensione
Mariella Delfanti, Corriere del Ticino, 09/10/2013

Voci di scrittori per raccontare "la Primavera"

zxy Il primo è stato Ala al-Aswani, il dentista- scrittore che nel 2006 stupì il mondo con un romanzo, Palazzo Yacoubian (ancora oggi il più venduto nel mondo arabo), in cui raccontava lo stato di degrado della società egiziana. Nessuno era escluso da quel quadro sordido dove comuni cittadini, contadini inurbati e personaggi altolocati si arrangiavano come potevano all’insegna dell’illegalità, dell’ipocrisia, della corruzione, nell’assoluta mancanza di qualunque garanzia di giustizia. Uno sguardo disperante e disperato che lasciava presagire che una rivoluzione era nell’aria. Sarebbe troppo dire che il romanzo di Ala al-Aswani abbia influito sul corso degli eventi, ma certo ha contribuito a tener viva, nell’opinione pubblica egiziana e internazionale, una presa di coscienza che è stata – per i manifestanti di Piazza Tahrir – strumento essenziale di sostegno e risonanza, prima e oltre le prese di posizione ufficiali dei Governi. E se è vero che la rivoluzione non ha ancora prodotto una vera e propria primavera letteraria, un vento di libertà soffia tra le pagine di molti autori e autrici che si stanno esprimendo anche attraverso le nuove forme di comunicazione come i blog e facebook. E non è un caso che le opere di alcuni di loro, scritte nell’imminenza di una rivoluzione che era nell’aria abbiano incontrato una risposta entusiastica da parte dei lettori. Proprio grazie a Facebook si è fatto strada il nome di un giovane scrittore che ha adesso valicato i confini nazionali egiziani, con la modernità di un genere fino a ieri sconosciuto nel mondo arabo: il giallo. Se poi si chiede a un egiziano il perché di questo ritardo, la risposta, ironica e amara, è che per creare una figura di investigatore, bisogna che in una società esista almeno un poliziotto non corrotto! Non è della stessa idea il creatore di questo primo poliziesco di successo, ambientato al Cairo, Ahmed Mourad. Già nel romando di esordio, Vertigo, un thriller contro l’opacità dell’informazione, un bestseller alla 12. edizione e poi serie Tv, Mourad, coniugando l’ironia con la denuncia, era diventato autore di culto per una generazione di coetanei cresciuti sotto una dittatura, e capitati a rovesciarne due. Una generazione colta e connessa – Vertigo ha iniziato a circolare su Facebook –, che ama la musica, il cinema americano e sta vivendo un clima di grande vivacità e, paradossalmente, libertà artistica. «In questo momento, al Cairo, – spiega Mourad – si può scrivere di tutto, tranne che di due argomenti: il sesso e Dio». Il suo nuovo libro, Polvere di diamante (ancora un giallo, ora tradotto anche in italiano per Marsilio) infatti, è andato a ruba: 27 mila copie bruciate nelle librerie vicino a Tahrir. Questa volta Mourad ha ulteriormente affilato la lama della denuncia: contro una società incancrenita nell’illegalità, e tutto ciò che ne consegue, la corruzione pubblica e privata, la brutalità della polizia, gli appalti truccati, i voti comprati. Nessuno si salva, tranne una voce, ed è quella femminile di Sara, presenza premonitrice del nuovo ruolo delle donne nella società egiziana, motore fondamentale della sua rivoluzione, qui raccontata un anno prima che prendesse corpo a Piazza Tahrir. Mourad conosce bene le varie facce del regime, essendo stato per anni fotografo personale di Mubarak, e poi di Morsi e Mansour. A chi gli chiede ragione di quella vicinanza scomoda, risponde che il protagonista di trent’anni di regime aveva, privatamente, il «volto rispettabile di un nonno», ed è stato – dice – proprio questo contrasto «a fare di me uno scrittore». Vede oggi qualche segno di cambiamento in quella società che ha ripreso con la lucidità dello scatto e l’amarezza dello scrittore? La risposta è aperta alla speranza. «Il dopo Morsi è pieno di incognite, ma l’esercito è riuscito a ristabilire la concordia con il popolo e perfino la polizia è riabilitata». Di tutt’altro avviso è un’altra scrittrice egiziana di livello internazionale, anche lei alle prese con una critica serrata allo stato delle cose, che ho avuto modo di intervistare a Mantova dove era ospite, come Mourad, di Festivaletteratura. Si tratta della scrittrice, giornalista e commentatrice per grandi testate Adhaf Soueif, pasionaria della rivoluzione di Piazza Tahrir. Allo spirito pieno di entusiasmo e di speranza che ha accompagnato la rivolta dei primi mesi, ha dedicato un libro, scritto in presa diretta tra il 25 gennaio 2011 e il maggio 2012: Il Cairo, la mia città, la nostra rivoluzione (Donzelli). Nel frattempo nuovi fatti si sono aggiunti, molta incertezza regna sul campo: Mohammed Morsi è stato deposto e rinviato a giudizio, insieme alla Guida suprema dei Fratelli musulmani, mentre un «comitato dei 50» dovrà emendare la nuova costituzione. Morsi voleva islamizzare lo Stato; per questo è stato deposto. Si quinta edizione In ventimila a Orticolario zxy Si è conclusa domenica scorsa a Villa Erba, sul Lago di Como, la quinta edizione di Orticolario, manifestazione dedicata ad un giardinaggio evoluto, quest’anno ispirata al gusto con i suoi «Peccati di gola in giardino ». Nonostante le previsioni meteo poco favorevoli, sono stati oltre 20 mila i visitatori di questa edizione, apertasi venerdì 4 ottobre, visitatori che hanno potuto esplorare un mondo di fiori, piante e giardini creativi. in libreria Un Tabucchi inedito zxy Si intitola Per Isabel (Feltrinelli), il breve romanzo inedito di Antonio Tabucchi che arriva a poco più di un anno dalla scomparsa dello scrittore. Un testo in cui si avvertono chiari echi di Notturno indiano e che vede il protagonista maschile cercare per anni e finalmente incontrare la donna dalla quale si separò molto tempo prima e della quale aveva perduto le tracce. ritrovaMenti Le armi del partigiano Johnny zxy Le armi del partigiano Johnny – Beppe Fenoglio sono state ritrovate nel fondo di un armadio nella casa dello scrittore: una carabina M1 calibro 30 e una pistola Colt 45 automatica. Sono le stesse armi che Fenoglio fa imbracciare a Milton nel romanzo Una questione privata. Lo ha annunciato la figlia dello scrittore. Saranno donate al Centro studi dedicato a Beppe Fenoglio. CUlTUra il giallista e la giornalista in alto ahmed Mourad. Sotto adhaf Soueif. può parlare allora di riconciliazione, le chiediamo? «Morsi non aveva assolutamente un’agenda islamica, tanto è vero che i salafiti lo accusavano proprio per questo. La sua unica agenda era quella degli interessi economici suoi e dei Fratelli musulmani. Quanto al Governo dei militari, al momento è addirittura impossibile anche soltanto parlare di liberarsene, perché dopo trenta mesi di turbulenza e di su e giù, la gente ha deciso che l’esercito è la saggezza, la forza, l’unica garanzia per una condizione di normalità. Non siamo molti in questo momento e non possiamo sventolare striscioni per le strade contro l’esercito perché la gente ci ucciderebbe, quindi cerchiamo di mantenere uno spazio per continuare a dire no a uno Stato militare, no a uno Stato di polizia, no allo Stato dei Fratelli musulmani. Sanno come uscire nelle strade, se ce ne sarà bisogno». Ma chi sono questi «noi» che si proclamano paladini dell’idea alla base della rivoluzione di Piazza Tahrir: uno Stato di rispetto dei diritti umani e giustizia sociale? «È uno spettro molto ampio di persone che appartengono a tutte le classi sociali e a differenti posizioni politiche: dalla sinistra al centro, alla destra liberal. Li possiamo chiamare progressisti; noi li chiamiamo forze rivoluzionarie ». Uno dei nostri problemi cronici però è il coordinamento. «Non siamo mai stati capaci di organizzarci politicamente. Ci conosciamo tra di noi e cerchiamo di unirci non in un vero e proprio partito ma in un Fronte. Ad esempio recentemente una ventina di attivisti dei diritti civili che hanno avuto un ruolo molto importante nella rivoluzione si sono riuniti e hanno concordato una linea comune per ottenere la trasparenza delle delibere e delle sedute del Comitato dei 50. E poi sul fronte diretto come le battaglie per gli alloggi pubblici o contro la chiusura di fabbriche vogliamo incontrare la gente e aiutarla nelle rivendicazioni. Grazie a Twitter e a Facebook possiamo stare in contatto e promuovere iniziative». Non tutto è perduto, dunque. Tra speranza e disperazione lo stato d’animo prevalente ora sembra quello del pragmatismo: «Il Governo dei militari è problematico, ma al suo interno ci sono anche delle brave persone. Facciamo leva su di loro e accontentiamoci dei piccoli passi, vigili e pronti a scendere di nuovo in campo per il bene del nostro Paese.