Recensione
Paolo Grieco, Gioenale di Brescia, 04/10/2013

Il Santo che indicò la povertà e la via del distacco dal potere

L’entusiasmo suscitato dall’elezione di Papa Bergoglio, ha di conseguenza provocatounrichiamo al nome di Francesco, che è stato scelto per la prima volta da un pontefice, nome di un santo famoso per il suo insegnamento ed esempio di fedeltà al Vangelo. Si leggono quindi con interesse alcuni scritti di Giovanni Miccoli - uno dei massimi studiosi di storia Medioevale e della Chiesa, docente universitario emerito a Trieste dopo Pisa e Venezia - riproposti ora dall’editore Donzelli: «Francesco. Il Santo di Assisi all ’origine deimovimenti francescani» (320 pp., 18,50 u), nei quali l’autore approfondisce il pensiero di una tra le più grandi figure spirituali del cattolicesimo. Miccoli,comeera la Chiesamedioevale che si trovò di fronte Francesco? Percorsa da molte contestazioni. Se posso esprimermi in maniera sintetica, a fronte di un papato e di unagerarchia dotata di poteri molto forti ed impegnata nel governo della società, faceva riscontro un fermentare - all’internoedall’esternodella Chiesa - di critiche e di eresie che l’accusavano di nonseguire il comportamento di Cristo nel Vangelo. In questo scenario, come s’inserì san Francesco? Con una proposta di testimonianza esclusivamente evangelica, ma proprio per questo priva di contestazioni, obbediente al papato. Francesco ritiene che per riproporre il messaggio evangelico deve esserci essenzialmente una testimonianza. Nel testamento scritto primadi morire, affermò che il Signore lo aveva chiamato a fare penitenza portandolo tra i lebbrosi e in seguito ciò che prima gli appariva amaro si trasformò in dolcezza di anima e di corpo. Il racconto attesta che per Francesco la scelta del Vangelo è in primo luogo un totale rovesciamento dei criteri di giudizio e di comportamento prevalenti nella società. La sua riflessione sull’incarnazione di Cristo lo porta a scegliere la povertà, una povertà che, nella visione di Francesco, nonsignifica solamentenonpossedere beni, non avere da mangiare e dalavorare, vale a dire esserematerialmente povero,masi contrappone a «potens», ovvero all’avere potere. Il povero quindi è chi non ha potere, e per conseguenza è anche privo dei segni che ne attestano il possesso, il fasto ed il lusso. Un altro suo tema per seguire il Vangelo era quello dell’obbedienza, saper rinunciare - lei ha scritto - ad ogni prospettiva che andasse al di là degli eventi che accadono, rinunciare a governarli... Obbedienza per san Francesco in primo luogo significò sottomissione. In una sua lettera a coloro che guidavano le piccole comunità, dicevache l’obbedienza doveva essere il segno sulla terra di Dio. È una prospettiva priva di volontà di autoaffermazione. La scelta di Francesco è un modo di essere che non chiede altro che di poter essere così. È un aspetto difficile da capire, mache si trasformerà inunavolontà di riforma edi racconti agiografici su di lui costruiscono una serie di ricordi molto belli. L’ordine cheha creato è stato fedele al suo insegnamento, o vi sono state contrapposizioni, discordanze? L’espressione fedele non è del tutto adeguata. Francesco predicò, si spostò e il suo gruppo attirò persone colte, creando un insieme che provocò l’attenzione della gerarchia ecclesiastica in un momento in cui si diffondevano, come dicevo, dure contestazioni. Il gruppo di Francesco appariva sottomesso, di qui la necessità di inserirlo pienamente nelle strutture della Chiesa. E che altro? Accanto a Francesco emergeun’altra grande figura: quella di Antonio - in seguito divenuto sant’ Antonio da Padova - attirato da Francesco nella scelta della povertà, ma che assunse un ruolo diverso. Non abbiamo, infatti, ascoltato una sola parola di polemica pronunciata da Francesco contro gli eretici, mentre la predicazione di Antonio è nettamente contro di loro, sul modello di un ordine combattente. Non diversamente opererà Bonaventura da Bagnoregio quando diverrà ministro generale: sosteneva che, se i frati dovevano predicare, dovevano possedere libri, conventi grandi, qualcosa di totalmente differente, pur con la volontà di obbedire alla Chiesa, da Francesco. Un passaggio complesso, che crea tensioni all’interno dell’ordine e accuse di tradimento. Tutto il 1200 e il 1300 sono dominati da scontri interni all’ordine francescano, molto forti. Perché il Papa ha scelto di chiamarsi Francesco? Perché è un uomo della povertà, amantedel Creato, della pace.Vuole una Chiesa libera dai segni del potere, da molti aspetti del fasto. Misembraappaia anchedal suo stile, dalle sue argomentazioni e dalla sua lunga intervista a «Civiltà Cattolica ».PapaFrancescohausato l’immagine della chiesa come ospedale da campo, in cui ci sono ferite di tutti i tipi, quindi è presente il male ed un’indubbia crisi, già individuati dal suo predecessore. Vorrei ricordare anche un libro pubblicato recentemente, che raccoglie gli interventi di Benedetto XVI su San Francesco, un libro interessante perché mostra - però, la mia è un’opinione del tutto personale -, un modo diverso di guardare a san Francesco come a modello, differente da quello che si profila nei discorsi di Papa Bergoglio, poiché mette l’accento sulla povertà interiore più che su quella esteriore.