Recensione
di Gabriella Mecucci, L'Unità, 08/03/1999

Roma 1943, il vero romanzo di via Rasella

E' come se una paziente sartina si fosse armata di ago e filo e avesse cucito una dopo l'altra pezze e pezzine ritrovate negli anfratti della casa. Ne verrebbe fuori una grande coperta colorata, un "quilt" di peso e spessore diverso, a seconda dei punti: Alessandro Portelli ha usato questa tecnica per raccontare Via Rasella e le Fosse Ardeatine. Ha sapientemente incollato duecento testimonianze (gappisti, figli e parenti delle vittime delle Ardeatine, ebrei del ghetto) in un libro intitolato L'ordine è gia stato eseguito: perfetta traduzione della tombale efficienza dei nazisti. Non è un saggio storico quello di Portelli, e del resto l'autore ne è ben conscio. Scrive infatti: "Ho pensato che sarebbe stato molto bello raccontare, al di là della ricostruzione storica, le storie delle persone che hanno vissuto quel periodo, nella memoria... Non sono l'unica persona, ma ho davvero avuto il senso che questa storia mi chiamasse ed ho sentito la necessità di questo racconto": Un racconto, dunque, quasi un romanzo di quelli ottocenteschi che ricostruiscono i contesti. Un affresco a più voci della tragedia, a partire dai luoghi e dagli antefatti. Iniziamo da Roma, città di immigrati al novanta per cento (umbri, marchigiani, pugliesi, abbruzzesi). Roma con i suoi grandi quartieri popolari, dove nascono le prime organizzazioni degli antifascisti; con il suo ghetto, il più antico del mondo, dove troppo tardi si capisce cosa davvero vogliono fare i nazisti. Roma, infine con le sue zone borghesi, dove alcuni figli della borghesia professionale diventano partigiani combattenti: è il caso di Rosario Bentivegna e Carla Capponi. La prima parte del libro è un brulicare di voci e su tutte si sente quella degli artigiani, dei commercianti, le cui botteghe sono l'anima del quartiere. C'è la Roma delle tante diverse resistenze, in cui la ribellione spontanea perché si ha fame, gli assalti ai treni perché si cerca da mangiare, si mescolano alle azioni organizzate dai gappisti. La resisitenza è parte della città. Racconta Bentivegna: "Intorno a ciascun partigiano ci dovevano essere dieci simpatizzanti attivi, poi ci dovevano essere cento cittadini d'accordo; poi ce ne dovevano essere mille che, pure agnostici, tutto sommato non gliene fregava niente di venire a prendere di petto noi perché ce l'avevano con quegli altri ". Ma in questo libro c'è anche la Roma dei luoghi comuni filofascisti su Via Rasella. Sono, uno dietro l'altro, i vari: " Dovevano presentarsi e non far uccidere degli innocenti", oppure: "Lo sapevano i partigiani che provocavano delle bestie", e ancora:"Priebke obbediva agli ordini, niente altro che obbedire" e tante altre radicate convinzioni. Portelli si appassiona a questi giudizi, a queste memorie perché sono spie di qualche cosa di più profondo. Eppure l'evidenza dei fatti ci dice altro. Dice ad esempio che non è vero che ad un attentato partigiano corrisponda sempre una rappresaglia. E soprattutto non è la storia raccontata da Kappler: la radio fascista non disse il giorno stesso che se i gappisti non si fossero presentati sarebbero state uccise 320 persone. Nessuno racconta poi che la strage delle Ardeatine fu fatta meno di ventiquattro ore dopo l'attentato di Via Rasella. Non si volle dare nemmeno il tempo di presentarsi. Se questa polemica appare infondata, ce ne è un'altra, che Portelli cita appena, quella della utilità e della opportunità della azione del 23 marzo. Ma al di là del dibattito storico e storiografico, anche la seconda parte di questo libro è soprattutto contrassegnata dalle memorie. L'angoscia dei familiari, la richiesta pressante che le vittime vengano identificate, l'indescrivibile orrore che videro coloro che entrarono nelle cave della morte: cadaveri su cadaveri, indistinguibili. Il racconto della tragedia corale delle Ardeatine finisce con uno sguardo sul presente, sui giovani d'oggi e sulle morti di oggi. Portelli anche questa volta - come con i minatori del Kentucky o come con gli operai di Terni - ha costruito un racconto a più voci che aiuta tutti a capire la storia con la S maiuscola. Una storia , quella di via Rasella e delle Ardeatine, che non trova pace e una memoria rimasta sempre divisa.