Recensione
Luciana Sica, La Repubblica, 28/07/2013

La grazia infinita della Gradiva a regola d'arte

Iperrealista e dissacrante, eppure leggera e poetica, Cecilia Capuana ha avuto successo come "fumettara", ma è sempre stata anche disegnatrice e pittrice, un'artista che da sempre coltiva una sua particolare ossessione dei corpi, soprattutto di pezzi di corpi che nelle sue tavole come nei dipinti risultano separati se non smembrati. Emilio Tadini ne parlava come di frammenti che ostentano la propria autonomia senza disperdersi nel vuoto dell'insensatezza, imposti dalla stessa forza del segno.

Viene in mente lui, Tadini ("uno scrittore che dipinge, un pittore che scrive", secondo la definizione che ne dava Umberto Eco), sfogliando le pagine della Gradiva di Jensen, ristampata ora da Donzelli con le illustrazioni della Capuana. Quell'antico bassorilievo pompeiano esposto ai Musei Vaticani è celebre per aver creato un curiosissimo triangolo (un corto circuito) tra Norbert Hanold, Jung e soprattutto Freud, talmente colpito dalla lettura della novella - che ha come protagonista il nevrotico archeologo tedesco - da pubblicare Delirio e sogni nella Gradiva di Jensen, uno studio del 1907. Figura pervasa da un eros non ostentato, la Gradiva - "colei che incede" - è una donna pensabile anche solo per frammenti: per i suoi piedi innanzitutto, il destro perpendicolare al suolo come per librarsi in una danza, spiccare un salto, forse volare, ma anche per la mano che solleva un lembo del drappeggio, per il volto così tranquillo, per gli occhi che sembrano inseguire un segreto desiderio. La Capuana, sedotta da quest'icona femminile senza tempo, ne ripropone la naturalezza e l'enigmaticità. Sono bellissimi i suoi disegni, a cominciare da quello di copertina dove basta un piede soavemente appoggiato su un cuscino per alludere a una grazia infinita. «Per quanto mi riguarda - scrive l'artista nella postfazione - la fascinazione per Gradiva perdura, imperterrita e misteriosa. Continuo a giocarci, a guardarla da diversi punti di vista,a coglierne un particolare, la veste, il piede,a inquadrarne ora un fianco, ora l'altro...». Oggi la Capuana usa soprattutto i pennelli, ma il suo percorso è stato lungo e da riscoprire se negli anni Settanta è stata l'unica autrice italiana di fumetti accolta da Métal Hurlant, lavorando accanto a un personaggio come Jean-Pierre Donnet, il fondatore della rivista, e naturalmente con Moebius e Tanino Liberatore, il creatore di Ranxerox. Ha avuto una buona idea Giulia Merenda, sceneggiatrice e regista, a dedicarle un documentario dal titolo Come posso (citazione coltissima dal fiammingo van Eick: "come posso, non come vorrei"). Il filmato emoziona, soprattutto per quelle immagini della Capuana con il suo amico Mario Monicelli, già parecchio malandato ma comunque irresistibile.