Recensione
Stefano Folli, Il Sole 24 ore, 24/09/2013

Berlino nell'Europa politica

In maniera assai tempestiva il presidente del Consiglio Enrico Letta ha riproposto l'Italia come il Paese più europeista dell'Unione, il più deciso a promuovere l'integrazione politica e a sollecitare gli altri governi su questo terreno. Tanto che da Parigi un ministro di Hollande ha risposto all'incirca: «Noi francesi siamo più tiepidi, ma ci fa piacere che gli italiani ci spingano sulla via dell'Europa politica». Letta ha colto il momento di grave difficoltà dell'Unione, stretta fra la recessione e le contraddizioni della moneta unica, e ha avuto la buona idea di tornare al più classico dei temi. Non a caso, fin dai tempi di De Gasperi e con la significativa eccezione dei governi Berlusconi, l'Italia ha voluto rappresentare l'anima dell'europeismo, in base al principio che solo un salto nella dimensione politica può sanare mali antichi e recenti. Il rischio naturalmente, al di là delle ottime intenzioni di Letta, è che tutto questo si risolva in un richiamo virtuoso ma anche un po' velleitario. Non sarebbe la prima volta. Per evitare tale pericolo è consigliabile allora la lettura del saggio di Angelo Bolaffi Cuore tedesco. Il modello Germania, l'Italia e la crisi europea, da poco uscito per Donzelli. L'autore è un profondo conoscitore della Germania, il cuore dell'Europa da cui non si può prescindere. La Germania croce e delizia dei contemporanei, capace di suscitare ammirazione per la sua organizzazione e serietà, ma anche diffidenze e sospetti per il suo strapotere. Soprattutto per i dubbi circa il suo orizzonte strategico. In sintesi: intende, il governo di Berlino, essere il motore dell'Europa politica di domani o preferisce limitarsi a contemplare la propria potenza sulla scorta di un disegno neo-guglielmino (dal nome dell'ultimo Kaiser, l'imperialista Guglielmo II)? Quello che colpisce nelle pagine di Bolaffi è la capacità di affrontare la questione tedesca al di fuori dei luoghi comuni che stanno affondando un dibattito cruciale nel banale scontro fra tifoserie. Il saggio non è pro o contro la Germania: è un'analisi realistica delle forze in campo e anche della psicologia tedesca. Non concede nulla alle fobie del momento, figlie della grande incertezza economica. Del resto, l'Europa si è storicamente definita nel dopoguerra sul rapporto franco-tedesco, con l'Italia parte essenziale del progetto. La politica europea di Roma è stata in primo luogo la politica verso la Germania. E oggi è forse necessario guardare di nuovo avanti, con lo stesso spirito innovativo dei padri fondatori. L'Europa federale è un'utopia irrealizzabile, sottolinea Bolaffi citando Giuliano Amato (e anche Helmut Schmidt, dall'alto dei suoi 95 anni, la pensa così): fu il sogno straordinario di un profeta come Spinelli e altri come lui. Ma l'Europa politica dovrà essere un'altra cosa: «dovrà restare sempre una realtà plurale, refrattaria a ogni omologazione identitaria... Ovviamente questo elemento di forza rappresenta anche il punto di massima debolezza perché l'eredità culturale porta piuttosto a conclusioni contrapposte». Tuttavia «essere realisti non significa essere pessimisti» e proprio il dissidio di fondo che divide gli europei in crisi può diventare un'opportunità. L'Europa politica dovrà essere diversa da come era stata immaginata negli ultimi decenni del Novecento. Sarà pluralista, un miscuglio di istanze sovranazionali e comunitarie, un intreccio normativo e giuridico fra il livello intergovernativo e il piano nazionale. Certo, oggi le istituzioni europee sono poco rappresentative: un "deficit" che andrà colmato. Nulla è semplice e l'esito non sembra affatto scontato. Ma per carità, suggerisce Bolaffi, non cadiamo negli stereotipi. Il passato sta passando. I tedeschi di oggi non sono più da tempo nel purgatorio successivo alla tragedia del 1945. E la data del 9 novembre 1989, la caduta del Muro, è di quelle che separano le epoche storiche fra un prima e un dopo. Come la cannonata di Valmy udita da Goethe il 20 settembre 1792. Gli europei hanno tutto l'interesse ad aiutare i tedeschi a sentirsi europei, accettandone il ruolo di principale potenza continentale. E la Germania di Angela Merkel non può sottrarsi alla responsabilità di unire l'Europa nelle forme possibili. Svolgendo quel ruolo di guida politica a cui i tedeschi di oggi non possono voltare le spalle. Come proprio Schmidt li ha incoraggiati a fare qualche mese fa in uno splendido discorso al congresso della Spd.