Recensione
Elisabetta Bolondi, www.sololibri.net, 23/09/2013

Due racconti che anticipano la grandezza dei romanzi maggiori di Dumas

Scritti nel 1839, i due brevi romanzi del primo Dumas "L’arciere del Reno" e "Le avventure del conte di Fiandra" vengono ora presentati in volume dalla Donzelli con la nuova e agile traduzione di Camilla Diez. Una sorpresa per gli amanti e numerosi ammiratori del grande romanziere francese, che possono ritrovare in queste pagine tutta la ricchezza di invenzioni, di immagini, di avventure mirabolanti che confluiranno poi nei grandi romanzi a cui è strettamente legata, e a ragione, la fama di Alexandre Dumas. I temi che ricorreranno ad esempio nel Conte di Montecristo, prigionia, ingiustizia, scambio di identità, amore infelice, vendetta, sono già accennati nei due testi presenti nel volume.

“L’arciere del Reno” si svolge “sul finire del 1340, in una fredda ma ancor bella notte d’autunno”, quando ci imbattiamo in un cavaliere solitario che attraversa le terre di Germania: è l’ormai non più giovane Karl Von Homburg, proveniente dalla Fiandra e diretto al castello di Godesborg, dove lo attende l’amico Ludwig, padre del giovane Ottone. La festa a cui tutti gli ospiti stanno partecipando si interrompe bruscamente perché un atroce sospetto si è fatto strada nella mente del padrone di casa: suo figlio Ottone somiglia troppo ad Alberto, un giovane a suo tempo adottato come figlio da Emma, la sposa di Ludwig e dunque questi si è convinto che il ragazzo sia figlio di un adulterio. A questo punto il racconto va indietro nel tempo, fino all’assedio posto a Gerusalemme che fu conquistata da Goffredo di Buglione nel 1099 dopo combattimenti aspri e sanguinosi.

Inutile raccontare la trama piena di colpi di scena, duelli, riconoscimenti, perdite, ritrovamenti. In molte pagine sembra che Dumas abbia messo in prosa romanzesca “La Gerusalemme liberata” del Tasso, compresi i duelli all’ultimo sangue tra Tancredi e Clorinda, lo svelamento di identità nascoste, la forte presenza di veri personaggi storici a far da contrappunto alle invenzioni e ai personaggi fiabeschi.

Il secondo racconto, “Le avventure del conte di Fiandra”, ambientato nell’alto medioevo, anno 640, raccoglie altri elementi letterari rielaborandoli con la fervida fantasia che è la caratteristica peculiare dei romanzi dumasiani. Ecco allora il tema del bosco impenetrabile dove cresce allattato da una cerva e istruito da un vecchio eremita il piccolo Lyderic, abbandonato da sua madre Ermengarda dietro un cespuglio, mentre il padre viene ucciso e la madre imprigionata dal perfido principe di Buck. Il giovane cresce forte e invincibile, una specie di Achille, il cui punto debole è una parte della spalla dove si era posata una foglia di tiglio, mentre tutto il resto del corpo si era bagnato nel sangue di un drago, appena ucciso dal ragazzo, ma anche Ercole, data la sua enorme potenza fisica. Spada invincibile, scudo prodigioso, elmo che rende invisibili, amore per la bella principessa, saga dei Nibleunghi, anelli fatati, tornei, scontri duelli: nulla manca del repertorio dei poemi epici, del ciclo carolingio, di quello arturiano, della mitologia nordica, mescolati e riprodotti in modo magistrale dalla genialità del narratore di storie che non si riesce ad abbandonare, tanto la lettura è coinvolgente anche per il lettore moderno che già immagina dove Dumas vada a parare, eppure rimane affascinato e incuriosito dalla ricchezza esuberante dell’invenzione narrativa e della sapiente costruzione del testo.

Un libro consigliato anche agli insegnanti che vogliano far apprezzare la tradizione letteraria europea racchiusa nelle poco meno di duecento pagine di questo nuovo classico pubblicato meritoriamente, che si legge proprio “come un romanzo”.