Recensione
di Cesare Martinetti, LA STAMPA, 23/02/1999

"Via, via, kaputt e fu una mattanza"

L'eccidio delle Fosse Ardeatine non fu il peggiore e nemmeno il più sanguinario tra quelli commessi dai nazisti in Italia e in Europa. Ma è stato il più "metropolitano", nel senso del più eterogeneo nella composizione delle vittime: ebrei, oppositori politici, gente comune, operai, contadini, intellettuali, professionisti. Giovani e vecchi. Quasi uno spaccato completo della popolazione di Roma in quei mesi terribili di occupazione tedesca. E per questo il più simbolico. Un eccidio su cui si è accumulata e depositata una memoria composita e diffusa, sopita, ma non riscattata, come ha dimostrato la partecipazione popolare - talvolta rabbiosa - al processo Priebke. Alessandro Portelli, 57 anni, ordinario di letteratura anglo-americana all'università di Roma, ha lavorato due anni per recuperare, raccogliere e catalogare quella memoria. Duecento i testimoniascoltati. Famigliari delle vittime; tutti i componenti del commando Gap che compì l'attentato alle SS in via Rasella e che innescò la rappresaglia nazista; membri della Resistenza romana; gente che sapeva, che aveva visto, sentito e conservava qualcosa da raccontare; giovanissimi, anche, nipoti delle vittime che si portavano dentro frammenti di memoria. Gente di sinistra e di destra. Il libro di Portelli è un libro intenso e vivissimo. Per la qualità delle testimonianze e per la scabrosità delle parole scritte che riflettono timbri e colori della lingua parlata. Quasi un catalogo di storia orale, secondo un modello che Portelli ci dice di aver mutuato dalla cultura anglosassone più che dalla storiografia italiana, incline verso il documento scritto e sospettosa sull'attendibilità della testimonianza e sul valore della rappresentazione individuale dell'evento. Il risultato di questo lavoro è che non vi sono né rivelazioni né scoop: "Niente che non si sapesse, ma ciò che si è sempre fatto finta di non sapere". "Cose" di cui si parlava, ma che non si sono mai lette. Non dunque una storia alternativa, ma una storia che completa, che aggiunge, che dà alla ricostruzione documentaria carne, sangue, lacrime, urla, odori e suoni.