Recensione
Stefano Natoli, Il Sole 24 ore, 06/08/2013

Europa uber alles? La (possibile) metamorfosi della Germania

Amore e odio. Sono questi i sentimenti che ispira la Germania a molti europei e l'Europa alla maggioranza dei cittadini teutonici. Gli europei ammirano il "modello tedesco" capace di rispondere alle sfide economiche del mercato globale ma temono - quelli del sud in particolare - la "germanizzazione" dell'Europa e l'imposizione di diktat, ritenuti inaccettabili, sulla disciplina di bilancio. I tedeschi, dal canto loro, credono nell'Unione europea, ma non sono convinti che sia abbastanza forte da difendere - sempre e comunque - i valori della stabilità e del rigore finanziario. Su questo rapporto d'amore e d'odio insiste "Cuore tedesco", l'ultimo libro di Angelo Bolaffi mandato in libreria dall'editore Donzelli.

Il filosofo della politica, che dal 2007 al 2011 ha diretto l'istituto italiano di cultura di Berlino, ha deciso di tornare su questo argomento a distanza di vent'anni da Il sogno tedesco. La nuova Germania e la coscienza europea (pubblicato, sempre da Donzelli, nel 1993) spinto dalla gravissima crisi che rischia di affossare il progetto cosmopolitico di costruzione dell'Unione europea. "Un quarto di secolo dopo la caduta del muro di Berlino e la sua ritrovata unità nazionale, la Germania che si era illusa di aver finalmente fatto pace con sé e col mono, è tornata sul banco degli imputati, accusata di voler imporre all'Europa la sua idea di economia e il suo modello di società", scrive il germanista nell'introduzione. Ecco, dunque, rinascere la "germanofobia" e i sospetti che Berlino voglia tornare ad imporre il suo dominio sull'Europa, stavolta non con i carri armati, ma attraverso la moneta unica. Tutto questo, sottolinea Bolaffi, "mentre al tempo stesso si imputa alla Germania uno scarso impegno europeista, se non addirittura di mirare segretamente a fare da sola scaricando l'Europa". La sintesi, insomma, è che "molti in Europa non sanno decidere se temere di essere abbandonati dalla Germania o di aver paura della sua egemonia". Se far trionfare l'amore - e dunque rafforzare l'Unione - o se, invece, far prevalere l'odio e mettere in discussione il progetto di costruzione europea.

Un'indecisione che suscita due domande di fondo: la prima è se possiamo fare a meno della Germania, la seconda se possiamo scrollarci di dosso l'Europa. La risposta di Bolaffi ad entrambi i quesiti è perentoria: non possiamo e non dobbiamo. Non tanto per far sopravvivere il sogno dell'europeismo vecchia maniera, ma soprattutto per non perdere la sfida della globalizzazione. "A metà di questo secolo – ricorda l'autore del volume – nessun paese europeo, neppure la "grande Germania", farà più parte del novero delle otto maggiori potenze industriali del mondo…Se le nazioni europee non si uniscono rischiano di cadere nell'irrilevanza e gli Stati del Vecchio Continente non avranno alcuna voce in capitolo per quanto riguarda le scelte di fondo sui grandi problemi, dalla bioetica al commercio internazionale".

Secondo Bolaffi, Germania ed Europa hanno poi almeno un altro importante motivo per restare assieme: "A oltre vent'anni dalla caduta del Muro, infatti, il modello tedesco si sta rivelando oltre che il più efficiente dal punto di vista economico, anche il più deciso nella difesa del sistema di welfare europeo". Un modello che secondo l'autore "è riuscito a tenere assieme - in una situazione radicalmente trasformata dai processi di globalizzazione - gli imperativi sistemici del mercato e quelli etici della ragione sociale, coniugando sapientemente la necessaria flessibilità nell'uso della forza lavoro con la garanzia della difesa del posto di lavoro". Un modello che è indubbiamente riuscito a produrre un'economia che cresce invece di contrarsi - contenendo la disoccupazione attorno al 5% (quella giovanile addirittura sotto l'8%)- ma che a nostro avviso contiene anche delle ombre: la creazione di una vasta classe di sotto-occupati, la difficoltà di integrazione della manodopera straniera che la demografia sfavorevole impone di importare, le ampie diseguaglianze che aprono alcune crepe su un modello sociale da sempre fondato sulla solidarietà.

Un modello, comunque vincente - anche se molti economisti ritengono difficilmente esportabile nel resto d'Europa – che ha contribuito ad assegnare alla Germania una "condizione oggettiva di egemonia" sul Continente. A questa condizione non ha però corrisposto - secondo Bolaffi - una cultura di governo dell'egemonia da parte delle élite tedesche che "soprattutto negli ultimi anni, sono state riluttanti…decidendo di non assumersi in pieno le responsabilità imposte dalla Storia, dalla collocazione geopolitica e dall'economia".

Responsabilità però ineludibili: in questo momento di crisi tocca ai tedeschi, secondo l'autore, "assumersi la responsabilità storica di salvare l'Europa, dopo averla affondata due volte in passato". Non si tratta, sostiene Bolaffi, di scegliere fra una Germania europea o un'Europa tedesca: "Oggi è possibile sostenere che l'Europa si germanizza proprio e nella misura in cui la Germania si è completamente e convintamente europeizzata". Una convinzione che ci lascia più di qualche dubbio. Come più di qualche dubbio ci lascia l'ipotesi che l'attuale leadership tedesca sia in grado di esercitare - come auspica l'autore - "con saggezza e lungimiranza l'egemonia che loro compete". Non abbiamo invece alcun dubbio che "Cuore tedesco" sia un libro da leggere per vari motivi: è scritto bene, tratta di un argomento di importanza capitale e offre innumerevoli spunti sul piano storico, politico, economico e culturale.