Recensione
Sergio Luzzatto, Il Sole 24 ore, 15/09/2013

Un militante del Concilio

Nell’ormai lontano 1974 , per un mega-cofanetto di quegli eleganti volumi verdognoli che andavano imponendosi, sugli scaffali degli appartamenti middle-class, come il colorito evento culturale dell’epoca – La Storia d’Italia Einaudi - , un quarantenne studioso di storia medievale , Giovanni Miccoli, diede un capolavoro della nostra storiografia : seicento pagine e passa di ricostruzione della vita religiosa italiana lungo oltre un millennio di storia, dalla caduta dell’Impero romano all’età della Controriforma trionfante. Era quello, in tutto e per tutto, un contributo scientifico. Me era anche un contributo militante. L’intero affresco di Miccoli, l’intera sua interpretazione della vicenda religiosa d’Italia dal cristianesimo altomedievale al cattolicesimo controriformistico, risentivano infatti delle speranze suscitate dal Concilio Vaticano II. E riecheggiavano le preoccupazioni di chi poteva temere che la riforma conciliare rimanesse incompiuta , o addirittura che venisse disattesa. Non per caso al centro del quadro di Miccoli campeggiava la figura di san Francesco d’Assisi, mentre le faceva da cornice il problema storico del movimento francescano. Perché il successo, formidabile, che l’ordine dei frati minori aveva incontrato nella società cristiana del Due e del Trecento, e la maniera stessa in cui la Chiesa di Roma, pur raccogliendone molte istanze spirituali, aveva finito per svuotare la proposta francescana dei suoi contenuti più profondi, valevano da caveat per un intellettuale sensibile quale Miccoli. Dopo le temperie del Concilio voluto da Giovanni XXIII, Santa Romana Chiesa sarebbe stata veramente capace di cambiare? Avrebbe davvero raccolto da Francesco la lezione di un genuino ritorno all’Evangelo? Chiesa povera o Chiesa ricca. Chiesa inclusiva o Chiesa esclusiva. Chiesa del Papa o Chiesa dei Vescovi. Chiesa dei sacerdoti o Chiesa dei laici. Chiesa della guerra o Chiesa della pace: più o meno secche, le alternative cristiane che già si erano poste al tempo di San Francesco tornavano a porsi con urgenza, dopo sette secoli e mezzo, nell’età post-conciliare. E ritornano a porsi oggi, dopo mezzo secolo ancora. Tali e quali, più che mai . Come ha recentemente dimostrato - con enorme forza simbolica – la scelta di Papa Bergoglio di intestare il suo pontificato al nome di Francesco. Una prima volta nella storia del cristianesimo. Per parte sua, dopo l’affascinante ricostruzione che ne aveva offerto in gioventù, Giovanni Miccoli non ha più smesso di interrogarsi, da storico, sui diversi risvolti della proposta cristiana di Francesco d’Assisi, né sulle diverse (e contraddittorie) che la Chiesa le ha riservato nel tempo. Sicché è da salutare l’iniziativa dell’editore Donzelli, che raccoglie adesso in volume cinque saggi francescani di Miccoli già riuniti in un libro Einaudi del 1991. In questo caso, si tratta dunque di una seconda volta. Ma sono saggi talmente acuti , densi, importanti, urgenti, che a rileggerli c’è soltanto da guadagnare