Recensione
di Alberto Papuzzi, LA STAMPA, 18/01/1995

Dal vecchio pci a Berlusconi: in un libro due generazioni a confronto

Vittorio: Allora anche per il mondo c'è speranza. Ma qui possiamo chiudere. Non ti pare?. Renzo: Va bene. Tu che pensi di questa chiacchierata?. Vittorio: Che sono contento di aver finalmente parlato a lungo con te. Finora questo era accaduto solo con le mie figlie. Finisce così, con un sentimento di rappacificazione, il lungo dialogo fra un padre e un figlio della sinistra italiana, che in un momento di incertezze appaiono divisi quasi su tutto e restano divisi anche dopo il loro colloquio, salvo che su un punto. Sono Vittorio e Renzo Foa, autori di un libretto originale, al tempo stesso pedagogico e divertente: Del disordine e della libertà, che pubblica a giorni l'editore Donzelli, diventato famoso come Einaudi dopo il successo di Destra e sinistra di Norberto Bobbio. Anche questa nuova creaturina del grembo donzelliano potrebbe conoscere la buona fortuna, perchè Vittorio e Renzo, anzi Renzo e Vittorio, in ordine alfabetico, come figurano sulla copertina del libro, riescono nella non facile impresa di restare del tutto se stessi trasformandosi tuttavia nello specchio di due storiche generazioni della sinistra democratica: quella dei dirigenti forgiatisi nella Resistenza e quella dei militanti sfornati dal Sessantotto. Parlano le biografie: Vittorio, 84 anni, deputato azionista all'Assemblea Costituente, parlamentare del psi dal '53 al '68, dirigente sindacale con Di Vittorio e Santi, fondatore dello Psiup; Renzo, 48 anni, giornalista all'Unità dal 1969, condirettore del giornale nel 1988 e direttore dal 1990 al '92, gli anni occhettiani della Cosa e della Bolognina. L'idea del libro è stata di Renzo: Mio padre e io non ci siamo parlati per 45 anni, perchè l'abitudine di discutere viene quando s'invecchia un po'. Negli ultimi tre anni ci sentivamo per telefono la mattina, per cui all'inizio dell'estate gli dissi: proviamo a registrare, vediamo cosa ne viene fuori. Da una decina di conversazioni, fra agosto e dicembre, è nato il libro. Vittorio ha anche due figlie: Anna, storica, la maggiore, e Bettina, economista, la minore. L'albero genealogico della famiglia ha radici nel mondo ebraico: Avrei dovuto essere immerso in un'atmosfera religiosa - ha scritto Vittorio nella bella autobiografia Il Cavallo e la Torre -. Le cose non sono andate così. Ma alle radici religiose ha fatto ritorno la figlia maggiore. Che cosa divide fondamentalmente padre e figlio? L'idea della politica. Renzo non si riconosce nell'idea istituzionale della politica che ha Vittorio. Rifiuta la politica nelle sue sedi, che ha finito per separarla dai processi reali. Sostiene la politica dei valori contro quella dei tatticismi. Interroga provocatoriamente il padre sui non politici che fanno politica, da Antonio Di Pietro a Gianni Agnelli. Ai leader storici della sinistra contrappone le figure dimenticate degli anti-fascisti e anti-comunisti Koestler e Orwell, due grandi simboli di fedeltà a un'idea di libertà, che si trovarono al centro di una tragedia nella tragedia. Posso aggiungere anche Ignazio Silone?, chiede Vittorio. La sua è la parte di chi fa i conti con una storia personale che sente estranea alla realtà d'oggi. Gli sembra che i giovani vedano in lui un buon vecchio che racconta quello che è successo a lui e ai suoi amici, come se non ci fosse alcun nesso con il presente. L'incomunicabilità di un'esperienza, la fine della memoria sono il rovello. Respinge caparbiamente la tentazione di dire che con la fine del socialismo tutto è cancellato: a quel passato torna per capire i nuovi nodi del disagio sociale, l'incertezza della nostra vita, le sofferenze soprattutto immateriali. La dc, Berlinguer, il sindacato, l'internazionalismo, l'Ottantanove, la Lega, Fini, Berlusconi: entrano nel dialogo tutte le questioni che fanno discutere la sinistra. Con lampi di intuizioni e provocazioni da parte del padre nobile. Vede l'origine della crisi della sinistra non nel suo fallimento bensì nel suo successo: democrazia e Welfare. L'uscita del pds dal governo Ciampi rivela l'incapacità del partito a abbandonare la supplenza di governo. Contesta l'amico Norberto Bobbio: la sinistra non s'identifica con l'uguaglianza ma con la libertà. E' ingeneroso dire che la destra è la disuguaglianza. Il filosofo gli risponderà nella nuova edizione di Destra e si nistra, quasi pronta. Il punto su cui i due Foa trovano l'intesa è la svolta di Occhetto. Per Vittorio significa vedere i problemi del Paese come un compito pratico, non ideologico. Ma per Renzo è un'illusione: doveva anticipare la caduta del muro, non esserne un'incerta e affannata conseguenza. Alla fine il padre concorda col figlio. E' l'unico punto su cui sono riuscito a portarlo dalla mia parte - dice Renzo, a libro finito -. Sono contento che per una volta mi abbia dato ragione''.