Recensione
Marta Ghezzi, Osservatorio Iraq, 21/07/2013

La cucina attinge a tutte le arti

Una rilettura della più famosa raccolta araba di racconti, guardata da una prospettiva nuova: quella della cucina. Usi e costumi di una tradizione gastronomica senza tempo analizzati da Malek Chebel e serviti in tavola da Kamal Mouzawak.

La cultura e la storia di un popolo passano attraverso la sua tavola: "ancor prima della lingua, è la cucina ad attingere a tutte le arti". A ricordarcelo è "A tavola con Shahrazad", volume uscito per Donzelli Editore, che mescola insieme le parole di Malek Chebel, antropologo e filosofo di origine algerina, con all’attivo saggi sull’Islam e, appunto, su "Le mille e una notte", con le ricette del libanese Kamal Mouzawak, cuoco, insegnante e fondatore di Souk al-Tayeb, farmer market con cucina a Beirut, convinto che il cibo sia la nostra identità: "Il gusto - afferma - è l’unica cosa che ci porteremo fino alla tomba".

Se nella prima parte, è il labirinto de "Le mille e una notte" a farci perdere tra odori, colori e sapori di un Oriente immaginario e sensuale, nella seconda ci vengono svelati i segreti nascosti dietro ai tanti piatti che nel libro arabo la fanno spesso da padrone.

Un atlante del gusto e un viaggio emozionante attraverso usi e costumi di una terra da favola, a metà strada tra l’analisi e la contestualizzazione del romanzo, e il manuale della cuoca provetta. Ma anche qualcosa in più: un ritratto reale di quello che il mondo arabo, e il Medio Oriente in particolare, ancora è, perso tra cotture lente e preparazioni elaborate, riti e rituali, in un viaggio tra suggestioni, finzioni, leggende e verità.

"I racconti a matrioska tramandati oralmente da un personaggio fittizio [...] fungono da specchio dell’umanità per quel che di splendido e terrificante essa possiede".

Shahrazad è la donna nuova, è il simbolo di una femminilità diversa, che esce dalla tradizione e si getta nella vita.

Shahrazad è uscita dalla cucina, dal buio della casa del padre, per insinuarsi prima nel letto, poi nella testa e infine nel cuore del sultano, affrancando tutte le altre donne; Shahrazad attraversa da sola un altro buio, quello di mille e una notti, e lo rischiara con racconti meravigliosi che portano alla luce dell’alba, spazzando via quel velo di paura che le tenebre portavano con sè tra le ombre del palazzo.

Non è solo simbolo di una intelligenza agile: Shaharazad impara quello che è il suo ruolo in una società maschilista e patriarcale, lo fa suo, e lo riusa a suo favore, salvandosi la vita.

Le descrizioni lunghe e cadenzate che riempiono ore e ore nel racconto della ragazza, derivano dall’esperienza: ogni sua parola ha un riscontro nel reale, ogni situazione, ogni personaggio. Così come ogni piatto. Shahrazad conosce la vita, e la ricostruisce per il piacere del sultano, per avere salva la sua, di vita.

È partendo da questa minuzia, dall’amore per il particolare che Shahrazad mette, notte dopo notte, che diventa facile imbandire la tavola, allora così come adesso. Con una piacevole sorpresa: quasi nulla è cambiato!

L’aspetto conviviale e alimentare è rimasto lo stesso, attraverso i secoli. L’amore per il cibo, per lo stare insieme, per la condivisione del pasto con amici e sconosciuti, con cui si mangiano 'pane e sale', come dice un antico detto del Levante arabo. Nel testo di Malek Chebel si ripercorrono usanze e tradizioni, ingredienti tipici, i prodotti della terra e del commercio, le influenze e le radici della cucina.

Il filo rosso, di capitolo in capitolo, sono sempre i racconti di Shahrazad, selezionati dall’autore come a segnare un percorso di iniziazione al libro più letto e più tradotto al mondo dopo la Bibbia e il Corano. Condotti per mano da queste favole profumate di spezie, si camminano luoghi fantastici, si attraversano città come Baghdad o Damasco (quest’ultima posta "al centro del paradiso") e si arriva fino alla cucina di Mouzawak, che con professionalità e insieme con la stessa semplicità di parola della moglie del sultano, ci descrive antipasti, piatti di carne e di pesce, bevante e dolciumi così come appaiono ne Le mille e una notte. E così come ancora oggi riempiono le tavolate arabe.

Un'interessante bibliografia e le splendide illustrazioni di Anne-Lise Boutin fanno di A tavola con Shahrazad un libro bello, da mangiare anche con gli occhi.