Recensione
Andrea Velardi, Il Messaggero, 21/07/2013

“Zucchero italiano” pagine per un elogio

«Un miele che non ha bisogno di api». Così Alessandro Magno definiva il prodotto della canna da zucchero scoperto nell’India del III secolo a.C. Nessuno poteva pensare che questo miele avrebbe invaso il mondo adattandosi perfettamente alle esigenze della società industrializzata. Su questo fenomeno Roberto Faben ha curato perDonzelli il volumeZucchero Italiano. Una storia nobile, una sfida nuova. Una pubblicazione significativa dove la storia culturale ed economica d’Italia viene riletta alla luce dell’affermarsi dell’industria zuccherifera analizzata nel suo sviluppo e nelle sue problematiche dai maggiori professionisti e manager del settore. Ne è venuta fuori un’operazione editoriale che importa la vivacità e la versatilità della scuola francese de Les Annales, contaminando storia, sociologia, economia secondo le tesi di Marc Bloch e Lucien Febvre spesso marginalizzate nel contesto italiano. E integrando il sapere accademico con l’intelligenza critica di chi opera quotidianamente nelmercato, ne conosce i flussi e i punti critici ed è animato da una grande voglia di fare futuro. Roberto Faben e gli altri ci restituiscono un libro appetitoso non solo per il tema accattivante, ma per la rilettura innovativa del nostro passato fino all’ ascesa e al crollo delle grandi famiglie del Novecento che ha il suo culmine nella tragica morte di Raul Gardini, erede del gruppo Ferruzzi. RECORD Nel 1957 si registra il record di zuccherifici in attività nel territorio italiano. Ben ottantadue detenuti da trentuno società saccarifere. Proprio in quell’anno Michelangelo Antonioni sceglie una fabbrica da zucchero della provincia di Ferrara per girare Il Grido, opera desolata sulle contraddizioni della società industriale, la lacerazione dei sentimenti, la crisi della famiglia. Ben presto l’Italia perde il primato. Lo scenario di Antonioni si fa più cupo. Molti dimenticano che lo zucchero non solo lenisce le fatiche dell’esistenza e fa scendere la pillola, ma dava vita ad una industria floridissima generando mercato e posti di lavoro.