Recensione
Sergio Caroli, Giornale di Brescia, 30/07/2013

«Perché rimane la Germania il modello forte per l’Europa»

Un quarto di secolo fa l’epocale mutamento planetario generato dal crollo del Muro di Berlinohamodificato gli equilibri dipotenza tra le nazioni europee, mentre la dinamica stessa del processo della loro unificazione ha spinto ancora una volta la Germania a occupare un ruolo egemone. Intorno a questo ruotano le riflessioni che Angelo Bolaffi, filosofo della politica, germanista,direttore dell’Istituto di cultura italiana di Berlino dal 2007 al 2011, ha affidato al saggio «Cuore tedesco. Il modello della Germania, l’Italia e la crisi europea »(Donzelli, pp. 265, euro18).Lo abbiamo intervistato. Prof. Bolaffi, perché l’europeismo, nato sulle macerie della Seconda guerra mondiale, è rimasto sepolto sotto quelle del Muro di Berlino? Quando nel secondo dopoguerra nacque l’idea di costruire un’unione europea - ci si limitava ai Paesi dell’Europa occidentale: Francia, Olanda,Belgio,Italia,Germaniaoccidentale- questaideadivoler uscire dalla tragedia della guerra civile europea si fondava su due presupposti: la divisione dellaGermania e la presenza della minaccia sovietica. Nel famoso discorso tenuto a Zurigo nel 1947, Churchill indicò per la prima volta l’idea di costruire un’Europa unita, e, riferendosi alla minaccia della guerra fredda, parlò per la prima volta di «cortina di ferro». Questi due presupposti con la caduta del Muro di Berlino venivano meno. Di conseguenza, tutto il discorso dell’unificazione dell’Europa mutò segnò. Lei sostiene che la posizione egemonica ha caricato la Germania di responsabilità forse inattese, sicuramente indesiderate. Quali? Oggi,venendoamancareiduepresupposti che ho prima indicato, il discorso dell’Europa unita segue tutto un altro tragitto. Non si tratta più di unire l’Europa per difenderla dalle minacce del suo terribile passato, ma di unire l’Europa per far fronte alle sfide del futuro, in particolare alle sfide della globalizzazione. Mutando la prospettiva della funzione dell’Europa unita, ne muta ovviamente anche il percorso. Nonè più un’unione di tanti Stati che si accordano tra loro; si tratta invece di unificare strutturalmente il continente europeo, per far fronte alle minacce della globalizzazione. Da questo punto di vistaoccorreuna «potenzaegemonica ».Oggi questa potenzaegemonica è obiettivamente la Germania. La posizione dell’egemone è una posizione molto scomoda. Quindi la Germania resta soprattutto all’ombra del suo terribile passato. Perché ritiene la classe dirigente tedescaimpreparatapoliticamente e psicologicamente rispetto ai compiti che potenza economica e collocazione geografica assegnano alla «nuova» Germania? Perché la Germania ha pensato che il modo migliore per far fronte alleproprie colpefossequello di diventare una «grande Svizzera»; quindi una potenza economicamente florida, ma dal punto di vista strategico, militare e geopolitica, molto riluttante e ritrosa. Naturalmente non si costruisce così una potenza che guida l’Europa: è una potenza che, al massimo, pensa aipropri interessi,manonriesce a sviluppare un disegno strategico. Penso che per questo ci vorrà un po’ di tempo e non è detto che la classe politica tedesca sia disposta a seguire questa via. Lei parla di «asimmetria di potenza »tra laGermaniaele altrenazioni d’Europa. Può definire questo concetto? Quando nacque l’idea di costruire l’Europa unita fra le grandi potenze dell’Europa occidentale - Italia Francia Inghilterra e Germania occidentale - c’era una parità di potenza economica e di potenza demografica. Dopo l’unificazione tedesca questo equilibrio è saltato perché la Germania è una potenza economicamentepiù forte delle altre e perché dal punto di vista demografico supera di un terzo le altre. Inoltre l’unificazione tedesca ha spostato il baricentro dell’Europa dal Reno, cioè dal confine franco- tedesco, verso l’est, verso Berlino e questo ha marginalizzato la Francia e l’Italia. Naturalmente questo crea di fatto una asimmetria. «Se cade l’euro cade anche l’Europa e questo non deve accadere», ha detto Angela Merkel. Perché ritiene che abbia ragione? Sappiamo che l’euro nacque come risposta alla caduta del Muro soprattutto per volontà della Francia di Mitterand. I tedeschi avrebbero preferito allora un’altra linea e - lo proposeKohl-unprocessodi unificazione politica per una serie di motivi, non ultima la paura della stessa Francia.Ciònonerapiùpossibile; si decise quindi di seguire la via più appartata dell’unificazione monetaria. La quale ha provocato quella serie di problemi che la crisi dell’euro ha messo in luce. Ciononostante, l’euro resta il punto più avanzatodelprocessodi unificazione. Se dovesse cadere l’euro, tutto il processo dell’unificazione europea farebbe un salto all’indietro di decenni o addirittura rischierebbe di saltare per sempre. Occorre aggiungere che la Merkel, a differenza di quanto ritengono i federalisti, ritienecheilprocessodi unificazione debba procederenon per via federale, mapervia funzionale. Bisognaquindicercaredi lavorare affinché, per salvaguardare l’euro, vi sia unprogressivo avvicinamento delle realtà strutturali economiche e sociali dei 17 Paesi che fanno parte dell’areadell’euro.Perquestoritengo che il progetto della Merkel vada sostenuto