Recensione
Alessandra Stoppini, www.sololibri.net, 27/06/2013

Nilde e Palmiro

“... Ti amerò sempre come ti ho amato dal primo giorno, come ti amo oggi”. Con queste appassionate parole una delle madri della nostra Costituzione il 5 agosto del 1947 scriveva al suo innamorato, Palmiro Togliatti, “mitico totus politicus”, leader dei comunisti italiani, di 27 anni più grande di lei, 54 anni lui, 27 lei.

“Tu mi hai dato ciò che nessuna donna... Ma forse è vera la cosa più semplice di tutte – che ti voglio bene. Senza di te non so pensare la mia vita”. Il carteggio Nilde Iotti/Palmiro Togliatti (contenuto nel secondo capitolo Amore e lettere. Una coppia per sempre del volume dedicato “a tutti coloro che, con Giuseppe Dossetti e Nilde Iotti, oggi come allora, difesero e difendono la Carta del ’48 nei suoi presupposti supremi e in nessun modo modificabili” pubblicato nella collana Saggi. Storia e scienze sociali) rappresenta il cuore di questa approfondita biografia corredata da foto di una figura emblematica del Novecento.

“Una storia politica al femminile” che affronta “con particolare cura e con grande intensità narrativa gli anni cruciali della vita, della formazione e della progressione politica di Nilde Iotti, dal 1945 al 1964” come scrive nell’introduzione Madri e figlie Livia Turco Presidente della Fondazione Iotti. Quegli stessi anni nei quali l’Italia, uscita stremata dal II conflitto mondiale, doveva affrontare grandi cambiamenti dal punto di vista sociale, politico e culturale. Nilde Iotti all’anagrafe Leonilde Jotti (Reggio Emilia 10 aprile 1920 – Poli 4 dicembre 1999) nata “piccola e fragile” era figlia di “Egidio un ferroviere socialista prampoliniano e di Albertina Vezzani, casalinga che amava il Manzoni”. I genitori a costo di grandi sacrifici avevano fatto studiare la loro unica figlia perché secondo la convinzione paterna solo i borghesi avevano in mano le leva del potere e

“l’istruzione era l’unico strumento a disposizione degli ultimi perché chi sapeva era padrone”. La triste esperienza di vedere Milano lacerata dalle bombe il 30 ottobre 1942, dove si era recata per la discussione della tesi (L’attuazione delle riforme in Reggio Emilia nella seconda metà del Secolo XVIII) presso la Facoltà di Magistero dell’Università Cattolica, sarebbe stata fondamentale per l’intellettuale Nilde, la quale dopo l’8 settembre ’43 si iscrisse al PCI prendendo parte attiva alla Resistenza.

L’autrice sottolinea quanto fu determinante per la prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei Deputati, nel fare la sua scelta di campo nel PCI, l’ascolto attraverso Radio Londra della voce gracchiante di Ercoli (nome di battaglia di Togliatti) che annunciava la svolta di Salerno. Il segretario proponeva ai partiti antifascisti di sgomberare il campo da qualsiasi pregiudiziale antimonarchica per concentrarsi uniti nella lotta contro il nazifascismo. Una volta liberata l’Italia da quel pericolo mortale

“i cittadini italiani avrebbero democraticamente deciso quale veste istituzionale scegliere per il proprio Stato”. Nel frattempo la guerra e la Resistenza avevano fatto emergere una nuova figura di donna, perché “la separatezza dei sessi era caduta sotto l’incalzare dei bombardamenti”. Quindi le antiche regole non valevano più e Nilde nella sua veste di Presidente dell’Unione Donne Italiane di Reggio Emilia, dotata di ambizione e intelligenza, rappresentava quell’alba di un mondo nuovo, anche se il percorso da fare sarebbe stato ancora impervio e accidentato. Livia Turco sottolinea come l’autrice abbia saputo tracciare il profilo di una Nilde Iotti innovatrice nel pensiero sull’emancipazione femminile senza dimenticare il nodo cruciale del lavoro, visto dalla Iotti come la fonte primaria della dignità della persona. Nilde era l’esempio del nuovo PCI intellettuale che sapeva parlare a tutti, donne e uomini. Candidata nelle liste del PCI alle elezioni del 2 giugno del 1946, la Iotti venne eletta all’assemblea dei 75 per la costituente che avrebbe avuto il compito di dare all’Italia dei tanti campanili un moderno assetto costituzionale. La principiante Nilde Iotti avrebbe così partecipato direttamente alla stesura del testo costituzionale. Sessantasei erano gli argomenti da discutere (si doveva dare al Paese un insieme di leggi contenenti i principi sui quali si fonda la nostra Repubblica democratica) e a Nilde venne assegnato il delicato tema sulla famiglia.

“L’onorevole Iotti si sarebbe battuta per la perfetta eguaglianza delle due componenti fondamentali: marito/moglie; padre/madre”. Per lei entrambi i genitori dovevano godere degli stessi diritti e dovevano adempiere agli stessi doveri.

“Non credevo che avrei tanto sofferto, di non ritrovarti, di non sapere quando ti ritroverò, di non sapere nulla di te, di non sapere quando l’avrò. Ora mi pare che non potrò vivere così...”. La scintilla che aveva fatto scoccare l’amore tra Nilde e il Migliore era stata una piccola carezza, un gesto di tenerezza che il leader comunista aveva azzardato fare sui capelli della giovane deputata il 30 luglio 1946 mentre la futura coppia scendeva lo scalone di Montecitorio. Le 40 lettere inedite ritrovate all’interno di un cofanetto di legno intarsiato da Marisa Malagoli Togliatti (alla fine del volume l’autrice ringrazia la figlia adottiva di Togliatti e della Iotti per averle concesso di consultare le lettere d’amore “consentendomi di citarne, per la prima volta, ampi brani nel volume”) che Nilde e Palmiro si erano scambiati nel corso di un anno, dal loro primo incontro avvenuto nel 1946 fino all’inizio della convivenza nell’abbaino di Botteghe Oscure nel 1947, scandiscono la progressione della loro storia d’amore clandestina. Togliatti, dirigente dell’Internazionale Comunista e capo indiscusso, era un uomo infelice oppresso da una condizione familiare intollerabile, legato ad una moglie, la compagna Rita Montagnana che non amava più da tempo con il peso di un unico figlio di 20 anni, Aldo, tormentato da un insopprimibile male di vivere. Togliatti aveva compreso che quella giovane ragazza emiliana gli stava cambiando la vita, anche il suo rapporto con il lavoro non era più lo stesso, il politico “avvertiva una vertigine davanti all’abisso”. Nilde sentiva “sgomento per questo immenso mistero d’amore che mi dà le vertigini”. Era la passione, l’amore, indietro non si poteva ormai più tornare. Nilde e Palmiro, lontani per qualche tempo, si scrivono reciprocamente lettere che non partiranno mai, che diventano diari intimi, autentici e veri.

“Con tanta freschezza e impeto entrava il tuo sorriso nella mia vita che sembrava tutto rimuovere. Te l’ho detto una sera; come una striscia di sole in una stanza buia”. Tutto li divideva: età, esperienze e status ma “nec tecum vivere possum sine te”. Entrambi infelici lontani perché soli ma uniti dalla stessa visione, una nuova Italia nata dalla Resistenza.

“Ho immaginato come potrebbe essere la nostra vita. Un bel sogno, un bel ricamo della fantasia e null’altro, lo so” “Questa è la lettera più seria che ti ho scritto cara. Stracciala, bruciala, rendimela. Ma voglimi bene!”. Il lettore avrà modo di scoprire un Togliatti inedito, privato, compagno sensibile non solo uomo pubblico ibernato nella freddezza machiavellica del suo ruolo. Nel frattempo l’Italia stava pian piano risorgendo dalle sue ceneri mentre i pettegolezzi su questo legame giudicato proibito iniziavano a divampare.

“Mi sento di lottare con le unghie e con i denti per difendere un sentimento che è mio e solo mio”. L’ostacolo più grande non era rappresentato da una moglie tradita o da un figlio problematico ma dal partito, quell’entità avvolgente e onnivora, esaltante e feroce che per mille motivi rifiutava Nilde e che il suo compagno non avrebbe potuto mai abbandonare.

“Nina mia cara, tu mi hai fatto il dono di te stessa, ma cosa ti ho dato io che sia degno di questo dono? Forse sono stato solo un grande egoista”. Finalmente negli ultimi mesi del ’47 questa coppia insolita e innamorata riuscì ad andare a vivere insieme nelle tre stanzette ricavate all’ultimo piano della sede del PCI in via delle Botteghe Oscure. Avrebbero vissuto come concubini in un paese come l’Italia di allora nel quale quella convivenza era un reato penale, punibile con il carcere. La Iotti non avrebbe mai rinunciato alla politica, nemmeno per amore.

“Nella mia vita potrei accettare di tutto, salvo che di non lavorare, di non essere me stessa”. Ai funerali di Togliatti, avvenuti a Roma nell’agosto del 1964 a Nilde Iotti fu finalmente riconosciuto quel ruolo d’onore che finora le era stato negato, ruolo testimoniato dal celebre dipinto di Renato Guttuso del 1972. In prima fila dietro il feretro si trovava Nilde, con il suo sguardo diritto e fiero. Da quell’istante la Iotti sarebbe diventata la custode della memoria del suo compagno scomparso. Già sulle rive del Mar Nero, a Yalta, dove Togliatti si era improvvisamente aggravato e poi morto, Nilde aveva iniziato a ricopiare quel Memoriale “non un documento di routine ma il testamento politico di Palmiro Togliatti, segretario del PCI, il suo uomo”. Attraverso i tormenti di una scelta di vita di una donna, la saggista che ha studiato Storia delle istituzioni pubbliche e dell’università nel Novecento italiano, pone sullo sfondo la storia nel nostro Paese ed è esaltante ripercorrere insieme a Nilde un periodo così complesso, drammatico e controverso del nostro passato.

“Tu forse non ti sei accorto come ti guardavo in certi momenti, come ti seguivo con lo sguardo nei tuoi gesti, come a conoscerti in un nuovo aspetto per me, forse il più caro”. Lunedì 24 giugno, alle ore 17, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, si è tenuta la presentazione del volume Nilde Iotti. Una storia politica al femminile di Luisa Lama (Donzelli 2013). Hanno partecipato, oltre all’autrice, Carmine Donzelli, Massimo D’Alema, Rosa Russo Iervolino, Marisa Malagoli Togliatti, Livia Turco. Era presente anche Clio Napolitano. Ha dato il benvenuto agli astanti la Presidente della Camera, Laura Boldrini.

“Nilde Iotti credeva nella centralità del Parlamento: nelle istituzioni rappresentative come luogo di compresenza di ideali, culture, interessi e passioni, sede di un dibattito anche acceso ma sempre ricondotto alla civiltà del confronto e al rispetto delle regole e delle procedure. Sapeva al tempo stesso che proprio per svolgere al meglio la funzione che la Costituzione assegnava loro, le istituzioni avevano bisogno di essere rinnovate. E si impegnò in prima persona in uno dei primi tentativi di riforma della seconda parte della Costituzione. Così vorrei che la ricordassimo oggi: una dirigente politica che ha dato una spinta decisiva alla battaglia per l’emancipazione delle donne, una delle figure più prestigiose dell’Italia repubblicana”.