Recensione
Gian Domenico Iachini, Il Manifesto, 15/06/2013

La sinistra allegria di mostri &zombies

Tra gli autori che continuano ad espandere con incredibile originalità le potenzialità espressive del fumetto c’è di certo lo statunitense Richard Sala, con una produzione sorprendente che nel corso degli ultimi decenni si è evoluta in un crescendo appassionante. Sin dagli esordi i suoi fumetti hanno dato un segno di inconfondibile novità, sprigionato da un eterogeneo background artistico e letterario rielaborato con fine maestria dal punto di vista grafico e narrativo. Cresciuto con un debole per i vecchi musei malandati, negozietti di antiquariato, polverose biblioteche e passeggiate nella notte, e affascinato da segreti inconfessabili, verità nascoste e doppi sensi, Sala ha fatto suo un grottesco insieme simbolico costellato da maschere in pelle umana, contorti vicoli bui, sinistri orologi a pendolo, sfere di cristallo, mostri e creature deformi, teschi e feticci raccapriccianti. Un singolare immaginario nel quale riconoscere le proprie ossessioni che ha dato forma a un distintivo vocabolario al servizio di misteri dalla qualità ipnotica, come del resto li presentava il titolo di una delle sue prime splendide raccolte in volume. Influenzato da cinema e letteratura del passato attinenti all’aspetto enigmatico della vita, così come dalla letteratura dell’assurdo, da opere capaci di essere contemporaneamente ironiche e raggelanti, ha iniziato ad esplorare territori insoliti nel mondo del fumetto, mischiando abilmente l’umorismo macabro e la letteratura noir, il bizzarro e l’orrore, il misterioso e l’irrazionale. Incubi surreali popolati da dottori pazzi, investigatori misteriosi, veggenti o scienziati senza scrupoli, spesso anche tutti assieme nello stesso racconto. Intense storie brevi infestate da fantasiosi maniaci assassini e diabolici personaggi fuori dal comune, dove umorismo e paranoia in pari dosi permeano atmosfere in cui non si capisce facilmente cosa stia per accadere. Considerando il fumetto uno strumento di espressione creativa individuale, Sala aveva presentato la sua prima pubblicazione personale della metà degli anni Ottanta, Night Drive, come una «bizzarra fusione tra arte e cultura popolare», con «disegni a tutta pagina e rappresentazioni, ispirate ai fumetti, sul lato oscuro della condizione umana». Circa trenta pagine condite con passioni e ossessioni destinate a rimanere un punto fermo del suo repertorio. Nel dare soddisfazione a un’esigenza creativa interiore, lo stesso disegno di Sala tendeva a catturare non tanto quello che vedeva, quanto piuttosto ciò che emotivamente sentiva. La sua visione era chiaramente prossima al mondo dell’arte, data la stessa iniziativa editoriale autoprodotta, piuttosto che al mondo del fumetto americano del tempo. Da piccolo, oltre a classici dell’illustrazione americana come N. C. Wyeth, aveva trovato un riferimento grafico nei libri di fiabe e nel disegno dall’atmosfera onirica emagica dell’illustratore inglese del periodo vittoriano Arthur Rackam,ma frequentando le superiori già iniziava a sviluppare una speciale affinità con l’Espressionismo tedesco, proprio per quella sua capacità nel veicolare ansie, paranoia e disperazione, convincendolo presto a perdere interesse per il disegno di tipo realistico. Questo legame con l’Espressionismo lo distingue dalla gran parte dei tradizionali autori del fumetto contemporaneo. «Davvero non mi interessa la prospettiva», ricorda lui stesso in un’intervista della fine degli anni Novanta, «davvero non mi interessano le proporzioni. Quello che invece mi interessa sono le situazioni psicologiche, l’atmosfera». «Proporzioni e prospettiva - spiega Sala - sono cose di cui non abbiamo proprio bisogno come artisti. Mi piace la folk art e l’art brut, e mi interessa una scala non gerarchica, per cui qualcosa può essere più piccolo o più grande di quello che dovrebbe. I fumetti di Dick Tracy, ad esempio, sono pieni di “errori” nelle proporzioni, ma finiscono per renderli soltanto più potenti». Del resto l’espressionismo di Tracy aveva fatto addirittura definire il suo storico creatore Chester Gould come «il George Grosz dei comics». Nato nel 1955, Sala come molti altri statunitensi della sua generazione, oltre a crescere leggendo fumetti era travolto dall’ondata di nostalgia per la cultura popolare degli anni Trenta, fortemente in voga per tutti gli anni Sessanta. «Amavo le cose spaventose - ricorda lui stesso - sia che fossero avvolte nel mistero o che mi terrorizzassero. La mania per imostri, di gran moda quando ero piccolo, deve aver toccato un nervo scoperto perché non sono mai riuscito a levarmela dalla testa». Una cultura che appariva accattivante e divertente, per cui sui muri delle camerette degli adolescenti non era raro vedere poster che andavano da Frankstein a King Kong, ma anche fumetti di Flash Gordon e Dick Tracy, copie della rivista Famous Monsters o ristampe dei vecchi pulp magazine come The Shadow. La lettura di Kafka si rivelerà cruciale per il suo stato d’animo adolescenziale: «le sue storie riuscivano davvero a dirmi qualcosa di personale. Potevo capire esattamente la sensazione di stare in un posto in cui sei consapevole di essere diverso da ogni altro individuo». Finita la scuola, l’esperienza di lavoro presso la biblioteca di un college privato specializzato in parapsicologia gli mette a portata di mano una straordinaria collezione di vecchi testi su ipnotismo, fantasmi, vampiri e occultismo, che non passa inosservata alla sua vorace abitudine alla lettura. L’interesse per il linguaggio del fumetto, sfumato nella tarda adolescenza in favore di arte, cinema e narrativa, con idoli personali quali Kafka e Borges, tornava a farsi vivo dopo aver notato la rivista d’avanguardia Raw, che da New York aveva iniziato seriamente ad indicare strade nuove dietro la sapiente guida di Art Spiegelman e della moglie Françoise Mouly. Dopo l’esordio sulle sue pagine, della metà degli anni Ottanta, Sala inizia a disegnare molteplici lavori brevi cercando di tradurre a fumetti lo spirito della letteratura oggetto delle sue passioni, disseminandoli manmano tra le testate in crescita del nuovo fermento creativo del medium e che poi saranno raccolte nei volumi Hypnotic Tales e Black Cat Crossing, entrambi pubblicati dalla Kitchen Sink Press. Anni in cui Sala coglie inoltre l’occasione per la sua singola incursione nel mondo dell’animazione televisiva, quando viene invitato a partecipare al programma in onda su Mtv dal titolo Liquid Television, dove esordirono serie di successo quali Beavis and Butt-Head, e per il quale avrebbe disegnato una serie di sei episodi in stop motion, da due minuti ciascuno, battezzata Invisible Hands. Non avendo l’esperienza un seguito, Sala torna a dedicarsi ai suoi fumetti con i quali andava costruendo un pubblico di aficionados e all’illustrazione commerciale per periodici ad alta tiratura come Newsweek, New York Post, Esquire o Playboy. L’unicità del suo stile, con la sinistra allegria che ricorda l’aria infausta dei lavori grotteschi di autori di culto come gli storici cartoonist del New Yorker Edward Gorey e Charles Addams, gode di molteplici influenze, dalla scrittura di Kafka o del sovietico Danil Kharms, ai fumetti di Dick Tracy e i pittori tedeschi George Grosz e Otto Dix, al messicano Jose Luis Cuevas o l’americano Jim Nutt, fondatore del gruppo surrealista noto come Chicago Imagists. Senza dimenticare un nutrito bagaglio cinematografico, che va dal cinema noir a quello dell’orrore e alla fantascienza di vario tipo, dai classici Hitchcok o Fritz Lang ai B-movies mandati in onda solo nel pieno della notte e i serial televisivi degli anni Sessanta, un’epoca d’oro per parodie, assurdità e humor nero, sul piccolo come sul grande schermo. Con la mancanza di certezze, che presenta la realtà non più come univoca, ma frammentata, scomposta, dove è andata perduta una concezione unitaria, oltre ad un senso di agitazione, viene lasciato spazio a creature bizzarre, situazioni spettrali e magiche, un mondo distorto che potrebbe suscitare ilarità perché privo di senso. Aggiungete una buona dose di vecchi thriller e detective story e i fumetti di Sala cominciano ad allungarsi in maniera sempre più narrativamente articolata, inaugurata dal comic book singolo di Thirteen O’Clock uscito per la Dark Horse, interamente devoto al bizzarro personaggio di Mr. Murmur. In una quarantina di pagine, l’enigmatico investigatore in giacca, cravatta e classico cappello a larghe tese con un’improbabile mascherina sulla faccia, che le autorità ritengono solo una ridicola leggenda, è chiamato a risolvere il caso della scia di cadaveri lasciati in città dal mostruoso maniaco che trucida le sue vittime a colpi di coltello dalla lama a forma di cavatappi. Ilmistero si infittisce in una storia ben più complessa e truculenta nel ricco intreccio narrativo del successivo The ChucklingWhatsit, pubblicato a puntate sul periodico a fumetti Zero Zero alla metà degli anni Novanta. Il «Chuckling Whatsit», creato da un artista outsider e pazzo, è un orrendo pupazzo fatto in pelle umana, capelli e spago, che sembra ridacchiare quando viene mosso. A distanza di anni dalla presunta morte del suo creatore, si scatena una follia omicida nella caccia al feticcio e ai suoi segreti, lasciando sulle strade di una città terrorizzata i cadaveri di una serie di astrologi in servizio sulla carta stampata. L’esoterico caso finisce nelle mani di un giovane reporter che per poco non si ritrova proprio sulla lista delle vittime del brutale maniaco. Un lungo mistero, diretto e orchestrato per appassionare per circa duecento pagine. L’allargarsi del seguito di cui Sala ormai gode verso la fine del millennio gli consente di inaugurare il suo comic book personale Evil Eye, che la Fantagraphics Books manda in stampa con periodicità per anni e grazie al quale l’autore ha ulteriori opportunità di sperimentare la sua vena narrativa, aggiungere sfumature erotiche e sviluppare i personaggi femminili protagonisti delle prossime graphic novel, come l’investigatrice Judy Drood e Peculia. Nella tipica sardonica combinazione di violenza e umorismo, la giovane Judy si ritrova ad indagare sulla preoccupante scomparsa di alcune ragazze che turba la tranquillità di un college, una parodia in «giallo» interamente raccolta nel volume Mad Night. Dalle pagine di Evil Eye arriva anche la sexy eroina Peculia, che ama mettersi nei guai con innocente disinvoltura, ma che non ha problemi a districarsi tra zombie, streghe e maledizioni, introducendo situazioni da fiaba gotica che poi avranno sviluppo nella più recente graphic novel Delphine. Pubblicata anche in Italia dalla Coconino Press in quattro comic book, Delphine è chiaramente distante dalle versioni delle classiche fiabe divenute nello stesso periodo oggetto di grandi produzioni cinematografiche. È una moderna rilettura di La bella addormentata e Biancaneve, ma raccontata dal punto di vista di un improbabile principe azzurro dei nostri giorni, che si inserisce in una tradizione di interpretazione delle fiabe da parte di artisti contemporanei che si scontra con le stesse aspettative sottese alle fiabe e con le immagini fasulle e rosee moltiplicate in primo luogo dalla Disney. Al contrario delle visioni felici degli artisti visivi che fino a verso la metà del Novecento in genere celebravano un ottimismo della fiaba quale luogo incantato, da sogno, che invitava l’occhio a crogiolarsi in un ambiente idillico o che lo distraevano dalla bruttezza del mondo, osserva uno dei massimi studiosi come Jack Zipes nel saggio La fiaba irresistibile, uscito alla fine dello scorso anno per Donzelli, gli artisti contemporanei invece sembrano essersi avvicinati ai suoi consueti argomenti assumendo una prospettiva critica, scettica, che turba e rammenta a chi guarda il venir meno di un’alternativa alla tetra realtà. Una sfida alle immagini asettiche e ai prodotti dozzinali diffusi dai media, in cui «paradossalmente - continua Zipes - al fine di salvare il nucleo di speranza insito nella fiaba, gli artisti visivi contemporanei l’hanno spogliata di belle principesse ed eroi, così come di scene rassicuranti che illudono chi guarda sul significato della felicità; e allo stesso tempo l’hanno dotata di significati più profondi, attraverso la creazione di figurazioni distopiche, grottesche, macabre e comiche. Le loro opere si scontrano con le convenzioni passate, generando straordinarie e immaginose narrazioni per immagini che obbligano gli spettatori a domandarsi se sia possibile condurre una cosiddetta vita da fiaba in un mondo che rapidamente cambia e che sembra far trionfare la brutalità e la cupidigia sulla bellezza e la bontà». Per la storia di Delphine, una stregata avventura da incubo in cui il protagonista sembra non riuscire a svegliarsi, Sala ha preso spunto dall’altalena di emozioni che attraversa chiunque si ritrovi alle prese con il sentimento dell’amore, quella contemporanea e contraddittoria emozione di euforia e ansia che in special modo in età giovanile caratterizza l’esperienza. Un moderno principe azzurro arriva in uno sperduto villaggio dall’aria subito inquietante, alla ricerca della sua giovane amata incontrata all’università, e che una volta tornata al paese natale non aveva più dato notizie di sé. Un’impresa che si rivelerà presto irta di ostacoli assurdi sin dalle prime pagine, lasciando presagire una grottesca escalation fino alla fine della storia. Raccolta integralmente dalla Fantagraphics Books in un’affascinante e curata edizione cartonata, Delphine sfrutta abilmente anche un’efficace bicromia interna in nero e seppia per le sue cupe atmosfere con cui rendere una macabra interpretazione della simbologia fiabesca echeggiante i temi dell’amore non corrisposto e dell’abbandono, forse una delle opere più riuscite ed elaborate che Sala abbiamai realizzato con grande ricchezza di sfumature e passaggi emotivi. Con l’evolversi narrativo delle sue trame, il disegno di Sala ha acquisito ritmo e versatilità nel gestire le mosse dei suoi personaggi, permettendogli di sfruttare l’esperienza accumulata con l’uso del colore come illustratore e un riconoscimento sempre più consistente da parte del pubblico per dare corpo alla sua visione apocalittica interamente a colori con l’uscita del volume The Hidden nel 2011. Sala in realtà aveva già portato in libreria un libro a colori nel 2009, Cat Burglar Black, la divertente storia di un’intraprendente teenager allevata in una misteriosa accademia del crimine, ma principalmente era rivolta ai lettori più giovani. Diversamente l’efficace risultato degli acquerelli di The Hidden vivacizza una sanguinolenta parodia sulla lotta per la sopravvivenza di frastornati esseri umani scampati ad un’oscura catastrofe mondiale. Un delirio di sangue, zombie e morte, in cui attingendo ai classici dell’orrore e al proprio senso dell’umorismo amato dai suoi lettori, Sala dipinge un’umanità finita sull’orlo dell’estinzione, un mondo in cui la logica sembra ormai aver perso del tutto ogni senso.