Recensione
Daniele Bergesio, Letteratu.it, 17/06/2013

Quel genio di Einstein

Fai così: chiudi il computer, lascia lì tutto un momento, scendi per strada e ferma uno sconosciuto o citofona al vicino del primo piano che non incroci mai per le scale o corri all’edicola di fronte e blocca il vecchietto di turno con Cronaca Vera o il bambino con Topolino o la sciantosa con Vanity Fair e guardali forte negli occhi e digli SCIENZIATO. Ti risponderanno: Einstein; e vorrei vedere! Quella faccia scapigliata che nove volte su dieci ha la lingua di fuori o lo sguardo spiritato incarna la quintessenza del genio. Gli attribuiscono citazioni apocrife surreali, “Amore è invecchiare felici mano nella mano” (Albert Einstein) e pensi: ma non diciamo fesserie, dai, che Einstein piuttosto che dire una simile vaccata avrebbe testimoniato che la relatività l’aveva compresa giocando coi Lego. Una figura mitica, che tutti conosciamo per aneddoti sparsi e opinabili ma che nominiamo spesso e volentieri, che ha cambiato molto della nostra quotidianità scoprendo cose ben più grandi di noi. E allora è stata scientifica Jennifer Berne a raccontarci la storia di questa icona della scienza, soffermandosi principalmente sul lato umano: la crescita difficile, la scarsa attitudine al linguaggio, la curiosità esasperata, fin eccessiva, il lavoro non proprio gratificante nonostante le capacità d’altro spessore, finalmente il successo nella cerchia scientifica e le grandi intuizioni. L’accento è posto proprio su questo: si trattava di intuizioni, di frutti della voglia di capire, di imparare, di entrare nel meccanismo. Albert Einstein non era “un genio”, qualcosa di ultraterreno ed irraggiungibile; era un ragazzino curioso, vorace di comprensione del mondo, che sapeva divertirsi ed emozionarsi per i fenomeni più banali – eppure, a guardarli con occhi attenti, incredibili.

Le illustrazioni di Radunsky sono giocose, pimpanti, accompagnano il lettore nell’universo variopinto e stimolante del giovane Einstein: verrà voglia anche a voi di cercare gli atomi con la lente d’ingrandimento, ma non sentitevi stupidi. L’importante è provarci; anche perché a molte domande che Einstein si è posto ancora manca la risposta. Potreste trovarla voi.