Recensione
Elisa Gianni, Reset, 07/06/2013

Avevamo la luna, il libro multimediale che si legge con lo smartphone

“Un libro navigabile”: così si presenta Avevamo la luna – non nella Prefazione, ma nelle Istruzioni per l’uso. La Donzelli si fa giustamente vanto di un’opera senza precedenti nel panorama delle grandi case editrici italiane.

Come si legge nella copertina del volume firmato da Michele Mezza, Avevamo la luna è “Un libro multimediale, da leggere con lo smartphone in mano”. La sua particolarità sta infatti nei margini delle pagine, disseminati qua e là di quadretti esteticamente orribili ma pronti a catapultarci nei luoghi e nei tempi del racconto: i codici QR. Bastano un tocco di smartphone e una connessione Internet, ed ecco che la narrazione si espande e cambia forma: ora è un link a un’analisi statistica, ora uno che rimanda a un suggerimento bibliografico, ora il video del discorso di Papa Giovanni XXIII, nel 1962 (“E tornando a casa incontrerete i vostri bambini, date loro una carezza e dite che è la carezza del papa…”) ora è quello di Steve Jobs di fronte ai laureandi di Stanford, nel 2005 (“Be hungry, be foolish”).

Nell’epoca degli ebook, Avevamo la luna trova così il modo per rivalutare il libro oggetto – con i suoi odori, il suo tatto, la sua familiare e calda consistenza – senza rinunciare ai salti multimediali. Prima ancora che un libro – tra i cui contenuti, oltre che nella forma, ce ne è da imparare o ricordare – Avevamo la luna è un progetto che guarda al passato dal futuro. Un progetto in continua espansione del e nel tempo – e dello e nello spazio – attraverso i cronotopi, un metodo narrativo che il libro sperimenta, dando vita a un’esperienza che va oltre la lettura e che viene definita dal libro stesso come “una navigazione molti mediale”.

“Il cronotopo è un’idea che abbiamo desunto dalla rete”, spiega Mezza nel libro. “Ragionando insieme (con Stefano Panunzi dell’Università del Molise, ndr) siamo giunti a stabilizzare quest’idea di comparazione, di continuo confronto tra gli eventi storici e i loro condotti contemporanei, incrociando anche situazioni che la tradizione non riferisce naturalmente al processo storico esaminato”.

I frammenti di rete – da Youtube a Storify fino ai database online – interagiscono con le parole del libro, collegati tra loro da concetti o termini, al fine di tracciare un racconto che è pure una scommessa. “L’azzardo del libro che avete fra le mani […] è quello di anticipare una crisi sociale, rintracciandone l’origine nell’abbaglio di cinquant’anni fa”.

Il nome di Olivetti è tra i primi citati come esempio di quella grande opportunità andata mancata per colpa della miopia di istituzioni e partiti. Un’intera classe dirigente, conservatrice a destra come a sinistra, ignorò gli slanci innovativi che, nella prima metà degli anni Sessanta, promettevano all’Italia un ruolo centrale nell’informatizzazione delle relazioni produttive. “Furono anni di grandi carezze alla luna, quelli. Grandi speranze, fondate ambizioni, molte improvvisazioni. Troppi errori. E significative colpe. Carezze e schiaffoni si alternarono sul volto del paese. Oggi rimangono solo i secondi.”

In un simile girovagare tra “carezze e schiaffoni”, l’autore sparisce. Cronotopi, QR code e parole diventano una mappa a disposizione del lettore che può crearsi il proprio percorso narrativo. Può ritenere che la pagina e le parole stampate siano sufficienti, ma può pure divertirsi, approfondire, risalire alle fonti video e audio originali. L’unico approccio sbagliato a questo libro/progetto sarebbe infatti quello di concepire la strada proposta come a senso unico. Inteso diversamente, Avevamo la luna diventa una collezione di documenti che si possono consultare in qualunque momento, una biblioteca tematica racchiusa in un unico libro e pronta all’uso. Le parole stampate sul libro servono a esplicitare connessioni e linee del racconto, ma i QR code ci ricordano che è possibile tornare indietro, che la lettura può scorrere serena, senza brusche fermate ogni volta che, al margine della pagina, il quadratino ci suggerisce di avvicinargli lo smartphone per visionare il contenuto online. In questa pacifica convivenza tra i contenuti digitali e quelli analogici, sta il segreto del libro che perde solamente le tradizionali note bibliografiche a piè di pagina, rimpiazzate dai link.

Si può considerare Avevamo la luna come una tappa obbligata nel passaggio da libro tradizionale a libro multimediale? Forse. Di certo c’è che questo libro è un contributo alla cultura dell’innovazione italiana; una novità che si avvicina all’editoria e ai lettori come una carezza, nella speranza di non ricevere invece uno schiaffone.