Recensione
Luciana Cavina, Corriere di Bologna, 17/04/2013

"La mia infanzia comics"

Quanto alto può essere il valore di un albo di Topolino sfogliato nel pieno dell’infanzia scampata al fragore della guerra? Lo sa bene – e bene lo fa capire al lettore – Antonio Faeti, classe 1939, che all’epoca era un bambino che, pur disorientato dagli eventi, non rinunciava alle vitali pulsioni dell’età. Attraverso i fumetti della prima gioventù, il professore - massimo esperto di letteratura dell’infanzia – ha costruito , parole sue, la sua personale “educazione sentimentale” . Ora, il suo ricchissimo viaggio, tra la Vipera Bionda , il Brontolosauro, Manuela la matadora, Pecos Bill, Tarzan o Valentina di Crepax, è racchiuso nell’appassionato saggio “La storia dei miei fumetti” edito da Donzelli • Professore, malgrado le ristrettezze economiche è stato un lettore molto vorace di fumetti…. “Ero sfollato a Savigno, poi sono tornato a Bologna , orfano di madre. Con mio padre pativamo la fame, come tutti i bolognesi, ma mio fratello Benni era molto bello e si fidanzava con le edicolanti : è grazie a lui che avevo accesso a tanti giornali. Se no sarebbe stato impossibile” • Il suo primo amore ‘di carta’? “I ricordi sono molto sfumati, ma il mio primo amore, forse in senso stretto , è Sumalgala, fanciulla vittima sacrale disegnata da Enrico Bagnoli su un testo di Federico Pedrocchi. Ha una gamba e il ventre scoperto, a pagina 3 del numero 609 di Topolino del 18 ottobre 1946” • Lei aveva sette anni, ne è rimasto affascinato? “Nell’oscuro proibizionismo dell’epoca, quell’immagine era per me di sconcertante erotismo, che rimandava comunque alle penombre e ai drammi di rifugi nonché all’eros che lì gli adulti consumavano”. • Nel libro si parla esplicitamente di educazione sentimentale…. “Il romanzo di Flaubert si conclude con il dialogo tra Moreau e Deslauriers in fuga da una casa di appuntamenti. Si chiedono, misteriosamente, se non hanno mai avuto di meglio. Azzardo io un’ipotesi per questa ambiguità: Non sei tu a guidare le cose ma sono loro a guidare te. Ecco, questo è il percorso che ho scelto per la mia storia del fumetto; sono le tavole a guidare la mia formazione i miei ricordi”. • Ci sono gli autori che ama di più? “No, sono quelli che hanno accompagnato la mia infanzia, e ho voluto mettere il lettore nelle mie stesse condizioni”. • In che senso? “Ogni citazione, ogni riferimento a un disegno, a una tavola a un fumetto è accompagnata dalla rispettiva illustrazione. Ci sono 230 citazioni e 230 immagini”. • Ha fatto lei la ricerca iconografica? “Certo, ma ringrazio l’editore per la disponibilità: gli ho inviato scatoloni di albi pieni di foglietti numerati e lui ha pubblicato tutte le immagini con una precisione mirabile”. • Ha mandato anche i testi scritti a mano? “Ovviamente”. • Ma tanti fumetti cosa possono insegnare a un ragazzino? “Provi a guardare Pecos Bill disegnato da Antonio Canale. Nelle curve delle mani, nelle pose ha la grazia del Pontormo”. • Insomma, educazione all’arte? Certi iperrealismi di Jacovitti, che riempiva le vignette di oggetti, fanno pensare al gusto fantasmagorico di Gregorio Sciltian , con cui condivideva il sarcasmo: nel libro riporto un quadro del pittore in cui prende in giro i vecchi che dopo un’opera lirica andavano in camerino sperando di incontrare la cantante che si stava spogliando”. • Un capitolo s’intitola “Il principio di Santo Stefano”, si riferisce alle Sette Chiese? “Era una burla di mio fratello : mi ha raccontato che la storia del Principe Valiani di Hal Foster era ambientata a Bologna. In effetti l’ambientazione medievale, la chiesa con il pozzo era verosimile. Un altro titolo “bolognese” è quello che fa riferimento alla salvia”. • La salvia? “Si, ricordo che leggevamo Pecos Bill negli orti di via Orfeo tra un intenso profumo di salvia. E imparavamo molte cose”. • Per esempio? “I testi erano scritti da un professore di liceo, Raffaele Paparella che, in quel mondo da Far West spiegava ogni cosa attraverso le note…..spiegava cos’era un canto spiritual, per esempio”. • Ha un altro progetto con Donzelli? “Un saggio sul nazionalismo inconscio con gli italiani attraverso la letteratura per l’infanzia. Uscirà il 24 maggio del 2015, nell’anniversario della prima guerra mondiale, ma in una data in cui l’Italia ne faceva parte”