Recensione
Franco Boccati, Liber, 01/03/2013

Vivace crossover generazionale

Basterebbe qualche cenno biografico su questa grande scrittrice londinese di inizio ‘900 per apprezzare al meglio le storie qui raccolte : una donna brillante, anticonformista, politicamente impegnata che si pone al centro della vita intellettuale del proprio Paese nel passaggio fra due secoli, contribuendo a emancipare la scrittura per l’infanzia dalle priorità edificanti della letteratura vittoriana. Profilo che ritroviamo in questi nove racconti, dove l’autrice si diverte a smontare e a ricomporre stereotipi letterari della sua epoca, a prendere alcuni tòpoi fiabeschi e a privarli della classica sospensione temporale di tante narrazioni popolari: qui, per esempio, re e ministri sono caricature con un certo spessore storico, le loro debolezze non sono solo psicologiche, fanno piuttosto riferimento a un’attestata disonestà o incompetenza. Di tali premesse, e dell’intreccio dei sottotesti potrà saziarsi il lettore adulto, che gradirà l’evocazione di luoghi e tempi passati, e non si lascerà spiazzare dalla scarsa familiarità con essi. Ma ben oltre il sapore dell’antico, dal libro traspira una vitale freschezza che lo riconsegna ai ragazzi di oggi, efficace per stile e contenuti: l’antitesi fra la natura e l’irruenza distruttiva del progresso ( per esempio in Fortunatus Rex&Co,), la dispotica malafede dei governanti (come in La montagna blu), il frequente punzecchiare il lettore sui temi della moralità e della trasgressione (Là dove si vuole andare, La città nella biblioteca) e, disseminati ovunque, elementi fiabeschi universali come la magia, la trasformazione, l’esplorazione di dimensioni fantastiche, gli incontri fatali, il viaggio in mondi utopici. Nove racconti al limite della follia inventiva, complessi e iperbolici, dove tutto può accadere se con fiducia ci lasciamo confondere e provocare nelle nostre convinzioni logiche e nel nostro senso comune. Sulla base di questi diversi livelli di lettura, il libro può agevolmente migrare dal comodino dei genitori a quello dei ragazzi, incuriosire entrambi in un caso insospettabile ma concreto di crossover generazionale: ognuno potrà tuffarsi nelle sue profondità e riemergerne appagato “da non credere”.