Recensione
c.su., Il Resto del Carlino, 18/04/2013

Cari, vecchi fumetti. Faeti ne scrive l'epopea

Nei giardini tra la Braina e via Orfeo – la sua strada – il piccolo Antonio caracollava con Pecos Bill e il cavallo Turbine . E da qualche occhio di portico , alla sera, verso le elementari Pascoli che faceva con il mazziniano maestro Baldini, gli capitava di imbattersi nello “Sciuscià” in formato tascabile, raccontato da Gianna Anguissola e disegnato da Franco Plaudetti. Se per Antonio Faeti il mondo non è un fumetto, è sicuro il contrario: i fumetti sono un mondo, una dimensione del presente e del passato, della solitudine e della socialità, dei sogni e dei rimpianti. Cosa tanto più vera nel momento in cui, adesso, lo studioso pubblica un volume di oltre 400 pagine con il titolo personalizzato “La storia dei miei fumetti” che lui stesso presenterà alle 17,30 allo Stabat Mater dell’Archiginnasio, con Giulio Cesare Cucciolini, l’editore Carmine Donzelli e Fabio Roversi Monaco. A domanda Faeti risponde con il solito fiume di dettagli. Ma a chi chiede resta l’impressione che la profondità del tesoro, tanto esso è vasto, sia irraggiungibile. “Ho scritto tutto a mano – dice lui – usando solo le mie collezioni. Donzelli ha fatto un lavoro magistrale, facendo coincidere ogni citazione con l’immagine relativa: 230 citazioni, 230 immagini. Alta scienza stampatoria”. Chi c’è in testa ai suoi eroi? “Pecos Bill , il biondo campione del West senza pistola, un gentleman della prateria, leggero, morbido nei contorni grazie all’arte squisita di Antonio Canale”. E il primo fumetto? “Sunda e Upsunda, in un’India oscura come i rifugi del tempo di guerra. Era il ’46, avevo 7 anni.I fumetti del libro sono ‘miei’ perché sono quelli della mia generazione. Ogni generazione ha i suoi, in modo netto”. Meglio Pratt o meglio Crepax? “Per Corto Maltese la passione è stata subito autentica, viscerale. Valentina, a lungo andare, nonostante la bravura di Crepax, mi sembra il simbolo di un protofighettismo insopportabile”. E che cosa non sopporta dei fumetti di oggi? “La piattezza grafica, la morte del chiaroscuro, di rimbalzi grafici, dei piani che s’incrociano. La Comic Art si è arresa alla computer grafica. Quando guardo ‘Il Giornalino’ attuale mi vengono in mente i manga. E io ho il terrore del tutto uguale”.