Recensione
Guido Tiberga, La Stampa, 04/05/2013

Pecos Bill &Jack Hawke son giocattoli immortali

C'è stato un tempo in cui i fumetti facevano paura. Lunghi anni in cui accademici , educatori e uomini di giustizia facevano a gara nel condannare, mettere all'indice, sequestrare albi e giornaletti di quella che nessuno aveva ancora avuto l'ardire di definire "letteratura disegnata". Il fumetto era accusato di tutto, colpevole di tutto. Sul finire degli anni Quaranta, il figlio di un piccolo imprenditore venne ucciso da un giovanissimo dipendente di suo padre . "Nella grotta dell'assassino, che, senza genitori, viveva come un cavernicolo accanto al fiume Reno - racconta Antonio Faeti- furono trovati tantissimi funetti. Aderendo alla crociata internazionale che, negli Stati Uniti, si andava diffondendo in vari paesi, il Carlino esortò noi bambini a bruciar ei nostri fumetti". Faeti era un ragazzo di quinta elementare, allievo di Quirino Baldin. "Il maestro volle un processo regolare e nominò me avvocato difensore. Il maestro alzava un albo, l'accusa diceva le sue ragioni, poi parlavo io. C'era una giuria che votava albo per albo. Nessuno meritò il rogo". Lo spirito di quel singolare processo si ritrova bell'ultimo libro di Faeti, La storia dei miei fumetti. L'immaginario visivo italiano tra Tarzan Pecos Bill e Valentina": un lungo viaggio a ritroso la storia del fumetto, che finalmente non fa più paura a nessuno, e la memoria personale di uno dei pochi accademici italiani che non ebbe paura di di parlare di fumetti quando farlo procurava al minimo l'etichetta di eccentrico. Nelle pagine colte e appassionate di Faeti si alternano oggi quasi dimenticati e altri che sono assurti alla gloria dell'Arte, dal Topolino anteguerra agli albi Bonelli, dalla Valentina di Crepax agli autori argentini portati in Italia da Lanciostory, dagli eroi americani ai personaggi italiani, quelli naif del dopoguerra e quelli più maturi arrivati negli anni Ottanta. Tutti con un loro posto nella storia personale dell'autore:"I maestri a cui penso quando ritrovo Gli scorpioni nel deserto di Hugo Pratt sono da tempo morti tutti, e morto da tanti anni è anche il caro collega dell'unicversità che mentalmente ritrovo quando prendo in mano I giocattoli immortali, un episodio della saga di Jeff Hawke - scrive Faeti, chiudendo il suo racconto. - Avevo da poco vinto il concorso per diventare ordinario e, mentre attendevamo che fossero sbrigate le pratiche per attivare il "consigli ristretto" degli ordinari, il collega mi mostrava sorridendo il programma del mio corso e mi diceva che, arrivato come ero al vertice della gerarchia universitaria, non potevo proporre ancora dei giornalini agli studenti, che dovevo decidermi a diventare serio. A un altro "ristretto" gli consegnai una copia de I giocattoli immortali che infilò in fretta in una sua borsa, occhieggiando i colleghi. Passò del tempo, e a un nuovo ristretto mi riportò, senza nascondimenti il fascicolo. Si diceva pensoso, turbato, in crisi, in ansia: era così altro il livello dei giornalini?"