Recensione
Paola Zanuttini, Venerdì, 26/04/2013

Cammina, cammina, la musa Gradiva finì sul lettino di Freud.

Un pastiche incantevole: c'è l'eros rimosso che diventa molesto e il plumbeo rigore tedesco che esplode in un delirio rosso pompeiano. C'è l'archeologia, ovvero il passato da rivangare proprio come si iniziava a fare in quegli anni con l'inconscio. C'è il Novecento in erba e tanti papaveri. E' una storia letteraria infinita quella di "Gradiva, una fantasia pompeiana", novella del 1903 di Wilhelm Jensen che Jung amò tanto da consigliarne la lettura a Freud, il quale la trovò così perturbante da dedicargli uno studio analitico pubblicato nel 1907, "Delirio e sogni nella Gradiva di Jensen". Oggi riaffiora, Gradiva, ovvero colei che incede con un'andatura tutta sua in cui il piede destro è perpendicolare al suolo come per spiccare un salto. La pittrice Cecilia Capuana, unica italiana accolta, negli anni '70, dalle gloriose pagine a fumetti di Métal Hurlant, l'ha svegliata da un lungo sonno nel cassetto dandole forma e colore con cinquanta disegni che accompagnano il testo di Jensen, ripubblicato da Donzelli. In realtà Gradiva un'immagine ce l'aveva già, anxi comincia tutto con il suo ritratto, scolpito in un antico bassorilievo esposto ai Musei Vaticani, che affascina prima il giovane e brillante archeologo tedesco Norbert Harnold, protagonista (immaginario) della novella, ma poi anche Sigmund Freud: tutti e due acquistano una copia in gesso della scultura e la espongono nel loro studio. Solo che per il giovane, misantropo e misogino Norbert, il bassorilievo diventa un'ossessione, si fissa su quel piede scattante che conferisce a Gradiva un passo così lieve ed unico: gli epigoni di Freud come Musatti emetteranno una diagnosi di feticismo. Gli orientalisti potrebbero intravedere un riferimento ai loto d'oro, i piedi fasciati e deformati delle fanciulle cinesi: comunque qui si ancheggia semre tra perversioni sessuali . In una crisi di scontentezza senza motivo apparente, Norbert parte per Pompei, da dove pensa provenga il bassorilievo e dove è convinto seriamente che abbia vissuto Gradiva. Bum: reale e fantastico ( o meglio, inconscio)collidono, scatenando un terapeutico delirio grazie al quale l'archeologo scava un po' dentro di sé e capisce che il suo malessere è solo un vuoto amoroso e che Gradiva gli ricorda qualcuno - anzi qualcuna - che voleva - anzi non voleva - dimenticare. L'ultima vittima dell'eterna seduzione di colei che incede è Cecilia Capuana: "Mi piace, mi è sempre piaciuta" scrive nella postfazione. "Così impavida, cammina libera; e mi domando: dove va?". Freud invece si disamorò di Gradiva e, vent'anni dopo, la definì frivola e senza gran valore. Nel frattempo aveva litigato con Jung. E Jensen non si era fatto analizzare.