Recensione
Claufio De Vincenti, L'Unità, 27/03/2013

Servizi pubblici locali, la sfida dell’innovazione

NEI DECENNIPRECEDENTI, L’ASSETTONORMATIVODEISERVIZIPUBBLICILOCALIÈSTATOCARATTERIZZATODAUNAsostanziale stabilità. In quegli anni, peraltro, non è mancata una graduale madecisa e organica evoluzione chehacostituito il presupposto della successiva stagione di cambiamento e che può essere ricondotta alla costante tendenza alla crescita di autonomia della gestione e alla sua emancipazione dal tradizionale rapporto di organicità con l’ente locale. Il volume di Alfredo De Girolamo ha il merito di ricostruire queste vicende a partire dalla legge Giolitti del1903 fino ai più recenti provvedimenti. Emerge da questa interessante rassegna come il dibattito sulla municipalizzazione, tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, abbia avuto, al pari di oggi, un’accentuata connotazione ideologica impegnando, non a caso, le tre principali correnti politico-ideali di quel periodo storico: quella liberale, quella cattolica e quella socialista. I tre orientamenti, sia pure in base a motivazioni diverse, concordavano sull’esigenza di sottrarre i servizi pubblici locali all’allora prevalente condizione di monopolio privato e di procedere a una loro pubblicizzazione (...). Grazie anche aunapprocciopragmatico ispirato all’opera fondamentale di Giovanni Montemartini sulla «Municipalizzazione dei publici servigi» si riuscì a comprendere queste diverse ispirazioni in un’impostazione politica e normativa a un tempo innovativa e aderente alle reali condizioni ed esigenze dell’economia e della società. L’operare pressoché incondizionato dei monopoli privati si era dimostrato sempre più incompatibile tanto con l’efficienza del sistema economico in fase di accelerata industrializzazione, quanto con le condizioni dei cittadini in conseguenza di questo processo e dei fenomeni di urbanizzazione. L’opzione pubblica mediante la costituzione di aziende municipalizzate costituiva un fenomeno già diffusamente avviato da numerosi enti locali e rappresentava non solo e non tanto il risultato di una scelta di campo politica ma, soprattutto, andava incontro a diffuse e concrete istanze. Queste vicende storiche non sono solo interessanti ma possono essere anche istruttive. Da esse emerge che ci si può anche dividere sugli approcci ideologici e politicimaa patto di non venire meno all’obiettivo di assicurare una rete di servizi capillare, efficiente ed economicamente sostenibile quale presupposto per l’attività produttiva e per le condizioni di vita dei cittadini. «Vaste programme», verrebbe da dire. Il problema, come sempre, è come realizzarlo. Il volume di De Girolamo ci fornisce numerosi e preziosi spunti ed elementi di supporto. L’approccio è proprio quello pragmatico di cui si avverte maggiormente il bisogno, fondato su una sintetica ma accurata osservazione del mercato dei servizi pubblici locali di rilevanza economica e su una dettagliata ricognizione della normativa comunitaria di riferimento. Ladisciplina comunitaria, in effetti, rappresenta il punto di riferimento cruciale per i servizi pubblici locali e per i settori in cui essi sono collocati, soprattutto in conseguenza dell’abrogazionedapprima dell’articolo 23-bis della legge 133 del 2008 a seguito del referendum del giugno 2011 e poi dell’articolo 4 della legge 148 del 2011 giudicato incostituzionale dalla Consulta nella sentenza 199/2012. Questo quadro potrebbe essere ulteriormente completato dalla direttiva comunitaria relativa all’aggiudicazione dei contratti di concessione, proposta dal Parlamento e dal Consiglio europei, al momento ancora in fase di discussione. L’insieme delle direttive e delle discipline settoriali e della giurisprudenza comunitaria costituisce un contesto istituzionale assai vasto e articolato. Si tratta di colmare alcuni vuoti del nostro ordinamento al fine di renderlo adeguato rispetto al quadro comunitario e di adattarlo alle specificità del nostro Paese. Occorre, in particolare, introdurre misure di promozione della concorrenza volte a innalzare l’efficienza dei servizi in coerenza con i principî comunitari ed entro i limiti tracciati dalla Corte costituzionale nelle motivazioni della sentenza di incostituzionalità dell’articolo 4. Ferma restando l’opzione della liberalizzazione, il problema è declinarla in forme e modalità concrete, rispettose delle suddette condizioni e adeguate alle specifiche esigenze dei diversi contesti settoriali