Recensione
Fabio Capone, Focus, 01/04/2013

Le fiabe svelate

Le fiabe sono mai state davvero concepite e inventate per i bambini? Io non lo credo affatto”. Parole di Jacob Grimm che ha trascritto, con il fratello Wilhelm, decine di fiabe raccolte dalla tradizione orale tedesca. Da Biancaneve ad Hansel e Gretel, fino a Raperonzolo. Furono pubblicate dai fratelli Grimm nella versione originale fra il 1812 e il 1815. Da allora sono passati due secoli e gli studi confermano che le fiabe classiche hanno origini molto antiche. In certi casi furono ispirate dal ricordo di primitivi riti di iniziazione. Erano in genere sfruttamento minorile, fame, violenza sui minori, mortalità infantile e da parto». I fratelli Grimm uscirono con altre 6 edizioni della loro raccolta di fiabe, rimaneggiandole con tagli e aggiunte per soddisfare le necessità degli editori, orientati verso una nuova visione dell’infanzia, quella più ovattata e perbenista della borghesia dell’Ottocento. Le fiabe che ci hanno raccontato da piccoli non sono perciò quelle originali. Le ultime versioni rimaneggiate dei Grimm sono del 1857, poi è arrivato Walt Disney e ha reso “tradizionali” altri cambiamenti per la trasposizione cinematografica. Un libro uscito per il bicentenario dei fratelli Grimm Principessa Pel di Topo (Donzelli), presenta 42 versioni originali e non risparmia sorprese. Per esempio, la celebre domanda che annuncia i guai di Biancaneve non suona con il solito “Specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”, ma “Specchio mio che stai sul muro, sono io la più bella, è sicuro?”. Risposta: “Siete voi la più bella in questa stanza, ma Biancaneve vi supera a oltranza!”. Ma c’è di più, e non è un dettaglio lessicale: la regina cattiva non è una matrigna. È la madre stessa di Biancaneve. Che non è l’aggraziata giovane di Walt Disney, ma una bimba di soli sette anni. Biancaneve avvelenata dalla madre non viene lasciata nella bara di vetro dai nani su una montagna. La bara raggiunge subito il castello del principe che la tiene per molto tempo, in ammirazione. Torna in vita perché i servi del principe (qualcuno oggi direbbe “un po’ pedofilo”), stanchi di portare la pesante bara di vetro in giro per il palazzo, imprecano contro Biancaneve. La scuotono, incolpandola della loro fatica e, così facendo, le fanno uscire dalla gola il boccone di mela avvelenata. Così la mamma snaturata è costretta a calzare scarpe incandescenti e a ballare con i piedi che bruciano, fino alla morte. Non si tratta certo di una versione edulcorata per l’infanzia! Episodi scomodi. Anche l’abbandono nel bosco di Hansel e Gretel, nella versione originale, non è addebitabile a una matrigna ma a un’idea della loro mamma. E si scopre che Raperonzolo, con quei capelli lunghi a cui si aggrappava un altro bel principe per arrivare alla sua stanza, rimase addirittura incinta. La raccolta degli originali dei fratelli Grimm contiene anche fiabe violente, che non furono più riproposte, come Le bambine e Dalle mosche ai giganti. Il piccolo sarto dei Grimm: iniziò con l’uccidere 7 mosche, poi sconfisse dei giganti. Raperonzolo In dolce attesa. Nella prima versione dei Grimm la giovane rimase incinta del principe.

Il prode tamburino. Un altro personaggio dei Grimm: aveva il motto “ciò che voglio, posso”. Ragazzi coraggiosi. Particolare dell’armatura del protagonista della fiaba Giovanni di ferro.

racconti per tutte le età, da seguire insieme davanti alla tv di un tempo: una voce narrante e un focolare come schermo per accendere l’immaginazione. Utilità. «Molto simili ai miti, le fiabe avevano la funzione di diffondere i valori di una comunità e le regole di comportamento» spiega Jack Zipes, professore emerito di lettere comparate all’Università Usa del Minnesota, uno dei massimi esperti sulla funzione e le origini delle fiabe. «Le brutte avventure che riguardavano i bambini, spesso poveri e orfani, erano ispirate dalla vita reale in cui erano endemici fiabe raccolte dalla tradizione, alle quali si adattarono Perrault e anche i Grimm, avevano lo scopo di addolcire i racconti per evitare coivolgimenti emotivi e cattivi esempi ai bambini della società borghese. «Non però senza creare altre vittime» sottolinea Zipes.«La figura della matrigna cattiva deriva dal fatto che i racconti originali di mamme naturali ostili verso i propri figli erano da censurare per la morale puritana. La colpa doveva essere delle seconde mogli. Ma nella realtà queste non erano particolarmente scorrette». Le regole del gioco. Le fiabe, originali o rimaneggiate, hanno schemi fissi. «Si differenziano dai miti per il fatto che questi servono di solito a impreziosire le origini di un popolo o di uno Stato, o a legittimare i princìpi etici delle religioni» continua Zipes. «Le fiabe, invece, non rientrano nella sfera istituzionale, ma restano nell’ambito dell’esperienza e della morale popolare». Il filologo russo Vladimir Propp nel libro Morfologia della fiaba (1927) chiarì le loro comuni regole narrative. Per esempio, dopo un inizio di vita normale, l’equilibrio viene interrotto da un problema grave o un’ingiustizia, che coinvolge di solito una persona comune. Che diviene l’eroe della storia. Per rimediare si mette in viaggio e incontra un personaggio potente o magico che prima lo mette alla prova, poi gli fornisce i mezzi e le informazioni per riuscire nell’impresa. L’eroe vittorioso (libera qualcuno, sconfigge il cattivo, recupera un oggetto particolare e così via) si rimette sulla via di casa. Ma il ritorno non è sempre tranquillo. Giunto nei pressi della sua meta, scopre che ci sono degli usurpatori, quindi si presenta in incognito per poi svelarsi, sconfiggerli e ristabilire tutti gli equilibri. Queste regole, fatte le debite proporzioni, possono accomunare una semplice fiaba come Pollicino all’Odissea o a un film come I guerrieri della notte. Ci sono molte fiabe nate da tradizioni popolari diverse che hanno trame simili. Per esempio, Hansel e Gretel, Fratellino e Sorellina o Agnellino e Pesciolino (raccolte dai Grimm), Pollicino (da Perrault), Ninnillo e Nennella (dal napoletano Basile), Sorella Alionushka e Fratello Ivanushka (dal russo Alexander Afanasyev) o la ballata inglese Babies in the Wood, parlano sempre di bambini abbandonati nei boschi dai familiari. Miracolosamente, i protagonisti se la cavano, tornano a casa spesso più ricchi di prima e aiutano la famiglia invece di fargliela pagare per i maltrattamenti e l’abbandono. Il motivo, secondo l’analisi di Propp, è da ricercarsi in riti che si svolgono ancora oggi in alcune tribù dell’Africa, della Nuova Guinea o della foresta amazzonica. Lì, a portare nel bosco i giovani non sono i familiari di Pollicino o di Hansel e Gretel, ma fratelli maggiori e padri reali nelle cerimonie di iniziazione. Per sottoporli a prove dolorose e paurose per farne degli adulti. Franco Capone Ma quale matrigna... Biancaneve con sua madre allo specchio. Secondo la fiaba originale raccolta dai fratelli Grimm, non c’era una matrigna cattiva. Napoli fiabesca. Il raccoglitore di fiabe napoletano Giambattista Basile che curò Lo cunto de li cunti. Via con la Morte. Della fiaba trascritta dai Grimn La Morte e il guardiano di oche, una serena accettazione del trapasso.