Recensione
Pino Casamassima, Il Giorno /QN, 03/02/2013

Dalla sbornia degli Anni’80 alla crisi: il Paese tradito

L’Italia, un paese che avrebbe potuto essere e che non è stato: è questa, da anni, l’ossessione dello storico Guido Crainz, ora in libreria con «Il Paese reale – Dall’assassinio di Moro all’Italia di oggi» (Donzelli, p. 390, - 29,00). Una lunga analisi che tradisce il rammarico per quel “paese mancato” già lamentato in un precedente libro. Tuttavia, un Paese reale. Quindi, razionale, concluderebbe Hegel. Crainz ne registra le tante «trasformazioni non governate», concedendo poco spazio all’ottimismo: giusto il minimo per evitare il default della speranza. Un Paese “ricostruito” e poi arrivato a festeggiare l’epifania di un “boom economico” apparso a Italo Calvino come una «belle époque inattesa». Ma alla festa avevano partecipato anche maschere fasulle d’un carnevale cui era seguita una quaresima purificatrice dei tanti peccati commessi sul piano sociale e politico. In uno sviluppo acefalo a essere sacrificata era stata l’idea di un progresso realmente democratico, come avrebbe voluto la Costituzione. E’ un percorso lungo quattro decenni quello che compie Crainz, con l’abbrivio in quegli anni Set che non sapemmo avere». Anni di piombo, chiusi con l’ombra di Moro a inquietare le generazioni a venire. Mentre erano state istituzionalizzate conquiste sociali quali divorzio, obiezione di coscienza, diritto di famiglia e statuto dei lavoratori, spedalizzazione dell’aborto e chiusura dei manicomi, abolizione del diritto d’onore e decreti delegati nella scuola, s’era consumata la strategia della tensione. Erano brillati gli ordigni dello stragismo ed echeggiati gli spari della lotta armata. In terra, i morti di una guerra non dichiarata (qualcuno si spingerà a definirla “civile”). Morti di una politica che erutterà il 2 agosto 1980, quando a Bologna scoppierà la Storia. L’idea collettiva verrà spazzata via dalle schegge di quella bomba. Nascono gli anni Ottanta, che Crainz ripercorre restituendo il delirio dell’onnipotenza individualistica. «Non esiste la società, ma individui e famiglie» tuona la coppia della duplice intesa Thatcher- Reagan. E l’Italia, così come aveva importato la disco e la progressive music e poi il punk, e il minimalismo letterario e il living theatre, assorbe il nuovo corso. LIBERATASI dell’eskimo s’era rivestita nel quadrilatero della moda milanese. Il corpo delle donne era tornato sui muri delle città e invaso una televisione sempre più “cafonal”. Le sedi dei partiti avevano lasciato spazio alle palestre. La nuova epoca pretende però anche nuovi equilibri parlamentari. Così, mentre il Pci esce definitivamente dall’area governativa, il Psi vi rientra in pompa magna con un abito su misura per Craxi griffato “modernità”. Seguirà una sbornia da «nuovo boom»: un abbaglio coerente con un’inflazione a due cifre. Fino all’etilometro di Tangentopoli. All’azzeramento di un’intera classe politica e alle molteplici “discese in campo” dei confusi anni Novanta. Ai testimoni delle tante mutazioni del Paese analizzate fino all’attuale crisi economica. CRAINZ affianca titoli di giornali e stralci di articoli e d’interviste che aiutano il lettore a districarsi nel ginepraio di vicende complesse, passando per le analisi degli storici della televisione per spiegare un tempo sempre più segnato dalla «società dello spettacolo», per dirla con Guy Debord. Il tutto in un lungo e suggestivo respiro narrativo che al ritmo della canzone d’autore va dall’idea di Moro e Berlinguer che anche in Italia fosse possibile, come nei paesi protestanti, una democrazia compiuta, al tramonto del berlusconismo. Qualcuno vede in questa crisi un’opportunità. Da storico, Crainz si limita a spiegare le cause del già avvenuto