Recensione
Luca Raffaelli, La Repubblica, 31/03/2013

Se la storia dei fumetti è un'educazione sentimentale

Nove anni fa Umberto Eco ha pubblicato un romanzo, in parte autobiografico, in cui proponeva riflessioni su quanto sia ingannevole l'entusiasmo (critico) di quando siè adolescenti. Il titolo, La misteriosa fiamma della Regina Loana, era lo stesso di un fumetto di Cinoe Franco, popolarissimo nell'Italia anteguerra. Il protagonista del romanzo di Eco perdeva la memoria ed il collegamento emotivo con quel fumetto, e così quel Cino e Franco che tanto lo aveva appassionato da fanciullo si mostrava povero e privo di interesse artistico. Si potrebbe dire che lo straordinario saggio di Antonio Faeti La storia dei miei fumetti veda le cose dal punto di vista esattamente opposto. Qui i fumetti rappresentano un fuoco che, ieri come oggi, scalda emozione ed immaginazione e illumina la visione del mondo e dell'arte. Riccamente illustrato con le pagine originali delle riviste che Faeti ha amato, il libro ripercorre le passioni fumettistiche inserendo molti elementi autobiografici, sia dell'adolescenza, sia degli anni in cui Faeti è stato maestro di scuola elementare (prima di assumere la cattedra di Letteratura per l'infanzia all'Università di Bologna). Ci sono righe di una forza esaltante quando Faeti racconta le emozioni di fronte alle tavole di un fumetto di Nadir Quinto pubblicato dal 1949: «ritrovo le corsea casa perché sapevo che mi attendeva il Corriere dei Piccoli, rivedo la facilità con cui aprivo il giornale in cui era pubblicato Le città d'oro, risento la sorpresa provocata da quei contorni, da quello sfumato, dal fondamento di quello stile che ho definito "velluto"».

Sono pagine elettrizzanti quelle dedicatea Rino Albertarelli, un altro maestro del fumetto italiano: «i grandi baffi bianchi del suo Kit Carson erano densi di segnali che anche inconsciamente creavano, nei lettori bambini, dubbi e incertezze pedagogicamente salutari».

Che meraviglia. Rileggendo oggi quei fumetti amatissimi Faeti non è abbagliato dalle emozioni del passato, ma estasiato dall'identità di vedute tra il suo spirito bambino e la visione critica di oggi, che permette di trovare le parole giuste e di aggiungere considerazioni dettate dal tempo. Per esempio quelle per cui, trattando dell'Uomo Mascherato, conclude che le grandi icone del fumetto anticipano la Storia e «sono intrise di profetismo». Da Pecos Bill a Jacovitti, da Flash Gordon al Principe Valiant e, poi, da Buzzellia De Luca, dalla Valentina di Crepax agli Scorpioni del deserto di Hugo Pratt, il professore si lascia andare a una ricerca di se stesso attraverso quelle pagine condannate dagli educatori (tra i tanti ricordi anche a un'arringa difensiva dell'allora studente Faeti che salvò una collezione di fumetti dal rogo). Solo un appunto finale per un atteggiamento sul presente un po' sfiduciato. Quasi a escludere la possibilità che giovanissimi Faeti di oggi possano tornarea casa di corsa per vivere emozioni elettrizzanti con i loro fumetti e sui loro computer.