Recensione
Redazione, Archivio storico.Info, 18/03/2013

Sui libri di Franco Lo Piparo

IL LIBRO – Morto Gramsci (27 aprile 1937), la cognata Tania Schucht ha il controllo esclusivo dei Quaderni. Nessuno sa che cosa effettivamente contengano. Sono gli anni drammatici dei processi facili, con relative fucilazioni, ai comunisti che dissentono da Stalin. Palmiro Togliatti (il capo dei comunisti italiani in esilio) e Piero Sraffa (comunista coperto, stimato professore di economia a Cambridge, agente del Comintern) hanno buoni motivi per temere che i manoscritti contengano riflessioni politicamente pericolose. Bisogna metterli al riparo da occhi indiscreti. Bisogna leggerli prima degli altri, per decidere cosa farne. Dopo il successo de I due carceri di Gramsci (pubblicato nel 2012 e vincitore del premio Viareggio), che ha riaperto i termini della discussione attorno alla vicenda carceraria di Gramsci, il nuovo libro di Franco Lo Piparo pone al centro interrogativi cruciali: a chi Tania consegnò i quaderni?Come e quando andarono dall’Italia in Urss e, poi, dall’Urss in Italia? Perché le testimonianze sul loro numero non concordano mai? I protagonisti lasciarono tracce di un Quaderno occultato? Condotta con estrema cura filologica, e con il ritmo di un’appassionante ricostruzione degli indizi e delle prove, l’indagine di Lo Piparo porta, alla fine, a scoprire persino il numero di pagine del quaderno che non c’è.

DAL TESTO – “Il 29 aprile 1945 Togliatti annuncia in forma solenne che i quaderni sono trentaquattro. Perché un anno dopo Togliatti e Platone, nella descrizione che ne fanno su «Rinascita», dicono che i quaderni di Gramsci sono trentadue? Poniamo (ipotesi verosimile) che fra i trentaquattro quaderni venisse contato il quaderno di Tania. In questo caso, i quaderni posseduti da Togliatti nell'aprile 1945 erano trentatre anche se Platone nell' articolo dell'aprile 1946 ne descriverà trentadue. Nella ricostruzione che ne ho fatto, il 12 dicembre 1946 arriva a Roma il quaderno N 4 scritto solo per due facciate e mezzo. A partire da questa data i quaderni in possesso di Togliatti diventerebbero trentaquattro. “Il numero ufficiale rimane invariato: trentadue. Anziché spiegare l'incremento ufficiale di una unità dei quaderni (non più trentadue ma trentatre) si preferisce puntare sulla disattenzione dei lettori e degli studiosi e continuare a usare il numero canonico trentadue. Perché? “I sospetti che esista un quaderno che si è preferito non rendere pubblico riceve una indiretta conferma da un appunto dattiloscritto non firmato, datato 12 marzo 1946, trovato da Gerratana in una cartella proveniente dall'ufficio di Felice Platone: qui viene prospettata «un'edizione diplomatica di trenta quaderni, secondo un rigido criterio cronologico e di fedeltà al testo manoscritto». È chiaro che l'anonimo estensore della nota sta escludendo i quattro quaderni di traduzione. Ritornano i trenta quaderni di contenuto storico-politico di cui Tania dava informazione alle sorelle, il 25 maggio 1937, subito dopo la morte del cognato. La Fondazione possiede solo ventinove di questi quaderni.”

L’AUTORE – Franco Lo Piparo è ordinario di Filosofia del linguaggio all’Università di Palermo. Tra i suoi lavori: Sicilia linguistica (1987), Aristotele e il linguaggio (2003), Saussure et les Grecs (2008), La pro position comme gnomon discret du langage (2008). Studia il linguaggio come cartina di tornasole di aspetti nascosti di fenomeni non linguistici. In Lingua, intellettuali, egemonia in Gramsci (1979) documentò la provenienza dagli studi universitari di glottologia della nozione gramsciana di egemonia. Recentemente in Gramsci and Wittgenstein: An intriguing connection (2010) ha mostrato la strana e imprevista influenza di Gramsci su Wittgenstein via Sraffa.