Recensione
Luciano Canfora, Corriere della Sera, 11/02/2013

Gramsci e il "taccuino scomparso" prove inoppugnabili, non scoop

Sorprende il tono, per lo più risentito, che sfocia nelle pagine di “La Repubblica” quando si tratta del numero dei Quaderni di Gramsci: fioccano espressioni quali “voglia di scoop” , “si legge sotto traccia”, “sarebbe più serio”, ecc (da ultimo l’intervista a Joseph Buttigieg dell’altroieri). Vorrei venire incontro al desiderio di conoscenza che comunque si coglie “sotto traccia” dietro codeste uscite un tantino sovreccitate. Forse è rimasto ancora in ombra uno studio importante e benemerito di Giuseppe Vacca e Chiara Daniele, consistente nella raccolta di documenti sulla storia del testo: Togliatti editore di Gramsci (Carocci 2005) . Qui c’è la risposta alla vexata quaestio. Si tratta in particolare di due documenti figuranti rispettivamente alle pagine 73 e 83. Il primo è una lettera datata 20 aprile 1945, riservata, del vice-ministro degli Esteri sovietico Dekanozov attestante che alcuni giorni prima , il 3 marxo, “sono stati consegnati a Ercoli (Togliatti) 34 quaderni di lavori di Antonio Gramsci” (l’arrivo dei “34 quaderni di Gramsci fitti di scrittura” fu confermato , come ormai ben noto, da Togliatti il 29 aprile 1945 da Togliatti al San Carlo di Napoli: il suo discorso è stato più volte ristampato). Il secondo documento è di venti mesi più tardi (10 dicembre 1946) ed è “l’inventario dei documenti personali di Antonio Gramsci in custodia presso l’Archivio dell’Istituto Marx-Engels-Lenin di Mosca: materiali - si precisa – da “consegnare personalmente al compagno Togliatti”. Tra i materiali lì descritti – molti dei quali sappiamo per certo che giunsero a Roma – c’è anche .”Quaderno: quantità,1”. Si dà il caso che, grazie alla liberalità dell’attuale direzione della Fondazione Gramsci, si disponga anche del cosiddetto “Quaderno di Tania” contenente l’indicizzazione parziale che Tania allestì), e poi accantonò, del lascito gramsciano. Dentro tale “Quaderno”, fisicamente del tutto simile al 34, vi è anche la copia fotografica dell’elenco del 10 dicembre ’46: dell’elenco cioè in cui si parla dell’isolato “Quaderno: quantità,1”. E’ dunque più che sensato pensare che quell’isolato “Quaderno” sopraggiunto successivamente sia per l’appunto quello di Tania. Conclusione: se si include nel calcolo anche il “Quaderno di Tania”. I “Quaderni” diventano 35. Dunque ce n’era comunque un altro di Gramsci, oltre ai noti 33. Se poi si volessero far entrare in ballo anche i due “Quaderni” del tutto privi di scrittura la cui esistenza Francioni segnalò, e sostenere che nei 34 vanno computati anche quei due, i conti non tornerebbero ugualemente. I “Quaderni” scritti da Gramsci retrocederebbero a 32! Invece per fortuna ne abbiamo almeno 33 . Dunque i due privi di scrittura non c’entrano. Soggiungiamo una considerazione a dir poco ovvia . Perché stupirsi della scelta compiuta a suo tempo (1948-51) di non pubblicare qualcosa del lascito gramsciano ? Anche dei “Quaderni” fin qui noti alcune parti furono escluse. E non erano prime stesure: erano stesure uniche ( quelle che poi Gerratana chiamò “testi B”). Furono escluse e basta. Due giovani studiose hanno fornito di recente la documentazione in proposito nel volume “Spie, Urss, Antifascismo , Gramsci 1926-37 (Salerno editrice, 2012) alle pagine 238-249. Utile l’intera indagine: contributo per chiunque voglia orientarsi nell’accorto mosaico costituito dalla cosiddetta edizione tematica dei “Quaderni di Gramsci”.