Recensione
Fabio Chiusi, L'Espresso on line, 04/02/2013

Perché questa campagna fa schifo

Siamo ricaduti nella politica-spettacolo anni '80. Si è rimossa la questione della moralità della cosa pubblica. E siamo ancora tra le macerie della Prima e della Seconda Repubblica». Il duro 'j'accuse' dello storico Guido Crainz (04 febbraio 2013) Quando il centrodestra cadde a Milano nel maggio 2011, ricorda Guido Crainz, Massimo Gramellini e Michele Serra scrissero sostanzialmente la stessa cosa: sono finalmente finiti gli anni '80. Il decennio che, è l'ipotesi dell'ultimo libro dello storico ('Il paese reale', Donzelli), con la spettacolarizzazione della politica, l'abitudine alla corruzione e alla lottizzazione, ha rappresentato l'inizio del processo che ci ha condotti sull'orlo del baratro finanziario e morale di cui siamo stati e siamo testimoni. Classe 1947, udinese, ora dice: «Era un giudizio ottimistico: gli anni '80 non erano finiti, avevano solo mostrato il disastro in cui ci avevano portati. E io temo che questa campagna elettorale non ci consenta di vedere la luce in fondo al tunnel, non alimenti molto ottimismo».

Perché, Crainz? «La prima impressione è che non ci sia una consapevolezza vera della posta in gioco. Sfugge un aspetto fondamentale: dobbiamo ancora fare i conti con le macerie della Prima e della Seconda Repubblica. E ragionare su questo, cioè su più di trent'anni di storia italiana, mi sembra sfugga in una campagna elettorale in cui fanno più paura le battute di Crozza che non gli attacchi degli avversari».

Politica e spettacolo continuano a confondersi.

«E' quello che sta succedendo. Santoro e Berlusconi sono due protagonisti di un processo iniziato negli anni 80. Non a caso nell'87 c'è la prima trasmissione di Santoro, la campagna elettorale della Democrazia Cristiana ha come slogan 'Forza Italia', viene eletta una pornostar, Ilona Staller, e alla fine di quell'anno abbiamo il primo esempio di predicatore televisivo con 'Fantastico' di Celentano».

Cosa manca, oggi?

«Mancano proposte radicali da parte dei partiti, tolto Grillo e l'astensionismo, sul rapporto tra cittadini e politica, e tra privato e pubblico. La consapevolezza che da questi punti di vista siamo già nel baratro mi sembra la cosa più clamorosa di questa campagna elettorale. E la spia più significativa di un disastro da cui non credo ci solleveremo facilmente».

Del resto non si erano mai tenute elezioni in un periodo storico in cui tre cittadini su quattro sono sfiduciati rispetto alle istituzioni, e solo il 9 per cento ha fiducia nel Parlamento... «Questo è un punto centrale. Mi sembra che i partiti abbiano rimosso immediatamente i dati dell'astensionismo siciliano, che si somma naturalmente al fatto che Grillo in Sicilia è stato il primo partito, consolandosi col fatto che le proiezioni oggi danno un tasso di astensione più basso. Però una regione in cui non va al voto più della metà dei cittadini possibile non ponga un problema? E un livello di corruzione così esteso e tale da provocare ripulsa nei cittadini, possibile non ponga un problema? Le faccio un esempio».

Dica.

«Prendiamo gli scandali nella regione Lazio. E' evidente quello che è successo, l'uso di denaro pubblico da parte del centrodestra. Però è altrettanto evidente che questi abusi sono avvenuti nell'assoluto silenzio del centrosinistra: lo scandalo è scoppiato perché l'hanno denunciato i Radicali. Bene, uno si aspetta che il capogruppo regionale del Pd sia cancellato dalla politica. Invece attualmente è candidato sindaco a Fiumicino (parla di Esterino Montino, ndr)».

Quando nasce questo degrado?

«Il punto di partenza è l'estendersi della pratica della lottizzazione, della divisione dei posti negli enti dello Stato. Cosa che coinvolge i partiti fin dagli anni '70, quando nel 1976 il Pci si avvicina al governo e la discussione è se debba essere coinvolto o meno nella lottizzazione. Nel '77, all'indomani dei governi di unità nazionale, si vede che anche il Partito Comunista iniziava a essere coinvolto. La vicenda, evidenziata anche su 'Repubblica' da Scalfari, riguardava due enti: il primo era la Rai, il secondo era il Monte dei Paschi di Siena».

Sappiamo come è andata a finire.

«Stiamo parlando di lottizzazione, non di corruzione o indagini giudiziarie. Però è evidente che se mi danno l'anima per entrare in Rai punto a orientare i cittadini, è un vantaggio ideale. Ma se punto a entrare in una banca forse ho altri interessi, non ideali. E poi quando si accetta questa logica si inizia un percorso che di fatto, man mano che cala il rigore ideale, ha reso il passaggio dalla lottizzazione alla corruzione non automatico, ma molto probabile».