Recensione
Stella Cervasio, La Repubblica, 13/01/2013

Il remake di King Kong, gorilla innamorato, tutto da guardare

Il King Kong nascosto ovunque, anche in un panino con Hamburger, come in un rebus nel racconto illustrato in cui Anthony Browne rifà la bella e la bestia secondo Edgar Wallace e Merian C. Cooper, che fu co-regista del film del 1933. Tra i più grandi illustratori al mondo , Browne, che non ai disegni di primati, ha pubblicato oltre cinquanta titoli tradotti in venti lingue, molti dei quali divenuti autentici classici del genere. Ciononostante in Italia è poco conosciuto perché poco tradotto, anche se ha ricevuto l’Hans Christian Andersen Award e la massima onorificenza inglese per gli autori per ragazzi : la nomina a Children’s Laureate nel 2009. Si forte impatto è il suo King Kong del 94, tradotto da Donzelli, che al posto dell’esordiente Jessica Lange del remake del 1976 , ipotizza una Marilyn scoperta da un regista di film esotici mentre, povera in canna e ancora con i capelli neri, ruba una mela. Comincia così la metafora di New York , metropoli che tutto divora e dissipa, pronta ad accogliere gli sfruttatori di animali, circhi travestiti da music hall tanto crudeli da far uscire di testa il gigante buono , considerato vittima del “fatale” incontro con il “diverso”. La favola, però, trasforma la mela in Eva, e sarà Marilyn a sancire la fine di King Kong, attaccato da un aereo da guerra come le Twin Towers. Il destino della wilderness segnato da una civiltà di cui non si ha certezza. Ogni generazione ha avuto il suo King Kong e la scena del suicidio dell’Empire con altruistica messa al sicuro della “Bella” non si dimentica. Una “belle dame sans merci”, che invece , scorda molto in fretta quanto per lei lo scimmione si sia esposto a pericoli di ogni genere. Nell’albo disegnato da Browne , infatti, per la bionda combatte contro un allosauro e un rettile volante e poi si lascia catturare e incatenare per poterla seguire nel “mondo civile”. “Guardare negli occhi un gorilla – spiega Browne , che li ha resi protagonisti di tutti i suoi libri – è quasi come guardare negli occhi una persona, e se lo guardi abbastanza sembra quasi che ci sia un uomo dentro il gorilla, che ti guarda a sua volta. E’ un esperienza surreale , ma anche esilarante. Sono veramente simili a noi. E poi mi ricordano mio padre, che era un uomo grande e grosso , fiero di sé. Con un tocco di aggressività , e questo lo rendeva un eroe agli occhi miei e dei mio fratello. I gorilla - spiega il narratore-disegnatore – sono creature incredibilmente potenti e possono essere terribilmente aggressive quando vogliono, ma hanno anche un lato gentile, che tirano fuori quando si puliscono l’uno l’altro, dimostrando affetto e cura per i loro famigliari.”