Recensione
Giovanni D'Alessio, L'Arena, 07/01/2013

Zucchero, una "Storia nobile" che passa anche dal veronese

La storia dello zucchero italiano ha attraversato il territorio scaligero, e non ha lasciato ricordi dolci anche se lo interessaancora, perilnotevoleconsumoche ne fa l’industria dolciariascaligera. Diproduzioneperò non se ne parla più dal 1977, quandochiuseibattentilozuccherificio di Legnago, che aveva iniziato a produrre nel 1897. A raccontare dello zucchero ci ha pensato Roberto Faben, veronese, giornalista che scrive sul Sole24Ore e Il Messaggero che ha curato un libro edito da Donzelli nella collana «Saggi. Storiaescienze sociali»eintitolato Zucchero italiano, sottotitolo, Unastoria nobile,una sfida nuova. «La storia dello zucchero in italia è storia di agricoltura e di industria», afferma Faben.«Maè anche storiadicostumenazionale, dipolitica italiana, dell’Ue fin da quandosi chiamava Comunità economica». E proprio per la dimensione europealaprefazioneèstataaffidata a PaoloDe Castro, presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo e docente ordinario diEconomiae politica agraria all’Università di Bolognache. Zucchero italiano prende origine dai 50 anni di Coprob,Cooperativadiproduttori bieticoli, fondata il 21 dicembre1962daunatrentinadi coltivatori diretto su ispirazione di Giovanni Bersani, bolognesesenatore dellaDemocrazia cristiana. Coprob,che ha sede a Manerbio (Bologna) fa parte di Confcooperative. A Coprob fanno capo due dei quattro zuccherifici funzionanti, a Minerbio e a Pontelongo (Padova). Gli altri due sono a San Quirico (Parma), di proprietà di Eridania Sadam del gruppo Maccaferri, e Zuccherificio del Molise a Termoli,di proprietà della Regione. Coprob ha oltre 5.000 soci in Emilia e inVeneto. IL RUOLO DI VERONA. Una tappa importante per lo zucchero, gli zuccherifici e la produzione delle barbabietole è stata la provincia di Verona. «Nel 1881 a San Martino Buon Albergo», scrive Faben,la società saccarifera «Ligure Lombarda»costituita nel 1873 «costruì una raffineria che iniziò a trasformare le barbabietole provenienti da circa 100 ettari coltivati sperimentalmente nella piana scaligera ».A Legnagolo zuccherificio aprì nel 1897, primo esempio di industria nel Basso Veronese. seguirono quelli di Cologna e di San Bonifacio, nel 1900. «Lo zuccherificio diLegnago, costruito nel 1897, e poggiante su un bacino bieticolo 24, tra le province di Verona e Rovigo, che sarà fondamentale per l’industria dello zucchero nel Novecento, divenne uno dei più grandi e importanti poli saccariferi europei», scrive Faben. «Non solo per le dimensioni (circa 30 ettari limitrofi al centro cittadino, nella pianura veronese, a ridosso del naviglio Bussè e lungo i binari collegati alla linea ferroviaria Mantova- Padova),ma anche per le potenzialità tecnologiche: fu, infatti, l’unica industria a praticare la baritazione degli zuccheri (ossia la rigenerazione per via elettro- termica della barite25 dal carbonato di bario nei residui della de-zuccherazione:melasso), un processo inventato da Rodolfo Battistoni». La storia dello zuccherificio legnaghese si chiuse il primo febbraio 1977 con strascichi occupazionali notevoli, manifestazioni, contrasti e, infine, trasferimenti quotidiani delle maestranze allo zuccherificio di Argelato (Bologna). L’area,conla chiusura del silo che serviva da deposito,è rimasta abbandonata per quasi vent’anni, fino al recupero avvenuto con la costruzione del centro commerciale che si affaccia su via Mantova.