Recensione
La lettura dai Grimm, La Repubblica Sera, 04/01/2013

Principessa Pel di topo

C’era una volta un re che aveva tre figlie. In cortile c’era un pozzo d’acqua chiara e limpida, e in un caldo giorno d’estate la maggiore scese a riempirsi un bel bicchiere, ma quando lo sollevò verso il sole si accorse che l’acqua era torbida. La cosa le parve bizzarra e volle vuotarlo, ma in quel momento nell’acqua si mosse un ranocchio, allungò la testina e poi saltò sul bordo del pozzo dicendo: «Se mi amerai per la vita l’acqua tornerà pulita». «Ehi, ma chi vuole amare per la vita un brutto ranocchio», disse la principessa, e fuggì. Raccontò alle sorelle dello strano ranocchio giù al pozzo e di come quello avesse intorbidato l’acqua. E anche la seconda incuriosita scese a riempirsi un bel bicchiere, e di nuovo l’acqua era torbida proprio da non potersi bere. Il ranocchio era ancora lì sul bordo e diceva: «Se mi amerai per la vita l’acqua tornerà pulita». «Ci mancava solo questa!», disse la principessa, e fuggì. Infine arrivò la terza, e pure lei riempì il bicchiere, ma non ebbe sorte migliore e pure a lei il ranocchio disse: «Se mi amerai per la vita l’acqua tornerà pulita». «E va bene! Ti amerò per la vita!», disse la principessa. «Ma tu prima dammi acqua pulita!» - pensando fra sé e sé: «Che danno ti fa, glielo puoi dire per fargli piacere, uno stupido ranocchio non potrà mai essere l’amore della tua vita». Il ranocchio intanto era di nuovo saltato in acqua, e quando lei andò ad attingere per la seconda volta l’acqua era così chiara che il sole ci scintillava dentro con grande soddisfazione. Lei bevve di gusto e ne portò alle sorelle: «Come avete potuto essere così ingenue da spaventarvi per un ranocchio». La principessa non ci pensò più e la sera si mise a letto tutta contenta. Era passato un po’ di tempo, e non si era ancora addormentata, quando sentì un tramestio alla porta, e poi un canto: «Aprimi aprimi! Figlia di re, giova- ne giovane, non ricordi le tue parole di quando ero seduto al pozzo, volevi amarmi per la vita in cambio d’acqua pulita». «Ehi, questo è il mio amato ranocchio», disse la principessa. «Promesso è promesso, gli aprirò». E così si levò, socchiuse la porta e si rimise a letto. Il ranocchio salterellò dietro di lei e salta che ti salta si mise in fondo al letto, e lì rimase, ai suoi piedi. La notte passò e già il cielo volgeva al crepuscolo, quando lui con un salto scese e uscì dalla porta. La notte dopo la principessa era già a letto, e di nuovo sentì il tramestio. Aprì, e il ranocchio restò in fondo al letto ai suoi piedi, fino al mattino. La terza sera accadde lo stesso. «Questa però è l’ultima volta che ti apro - disse la principessa, - non accadrà mai più». E il ranocchio saltò sotto il cuscino e lei si addormentò. Quando al mattino si svegliò, la principessa pensava che il ranocchio dovesse salterellare via, e invece si trovò davanti un principe giovane e bello che diceva di essere il ranocchio stregato: lei lo aveva liberato promettendogli amore a vita. Insieme andarono dal re che li benedisse, e il matrimonio fu celebrato subito. A quel punto le altre due sorelle non si tenevano dalla rabbia di non avergli promesso amore a vita.