Recensione
Fiorella Iannucci, Il Messaggero, 29/12/2013

Disegna e cambia la storia

Il primo a schierarsi è stato Lewis Carroll, facendo dire a una Alice sdegnosa, proprio all’inizio delle sue meravigliose avventure, «Che me ne faccio di un libro senza figure e senza filastrocche?». Ci voleva però un campione come Chris Van Allsburg per rovesciare quella semplice, rivoluzionaria osservazione, che ora suona pressappoco così: «Datemi un’illustrazione, ne farò un libro di racconti». Ecco una storia che merita di essere raccontata. Nel 1984 l’autore di Polar Express e Jumanji raccolse in volume quattordici enigmatiche illustrazioni accompagnate solo da una breve didascalia. Raccontava, Van Allsburg, nell’introduzione, che quelle immagini erano di uno sconosciuto autore-illustratore che le aveva consegnate all’editore prima di sparire per sempre. Un gioco, certo, ma molto serio. The Mysteries of Harris Burdick, questo il nome del libro, è diventato subito in Usa un caso editoriale. Di più, un classico e un autentico laboratorio per aspiranti scrittori che hanno dato una storia, migliaia di storie, a quelle immagini evocative. IL TRATTO NOIR Ventotto anni dopo, sono 14 straordinari autori a offrire la loro penna a quelle tavole in Le cronache di Harris Burdick (introduzione di Lemony Snicket, Il Castoro, 236 pagine, 18 euro). Da Stephen King a Lois Lowry, da Kate Di Camillo a Cory Doctorow, nessuno si è tirato indietro, scrivendo ciascuno un racconto «nero » per ognuna di quelle straordinarie e mute immagini seppiate. Aggiungendo mistero al mistero. Del resto è proprio della grande illustrazione non rassegnarsi a «tradurre» visivamente un testo. Suo compito e vocazione, semmai, è suggerire altre strade, deviare dalla trama scritta, proporsi come autonomo controcanto che vale un assolo. E non importa se ci si misura con la letteratura, il cinema o i grandi classici. CLASSICO MA NON TROPPO Le avventure di Huckleberry Finn disegnate da Lorenzo Mattotti a fumetti (testo di Antonio Tettamanti, Orecchio acerbo e Coconino Press, 136 pagine, 25 euro) sono l’altra faccia del capolavoro di Mark Twain. Scrive Mattotti nella postfazione, svelando il work in progress del libro, tra i primi del celebre illustratore, ora finalmente riproposto a colori: «Ciò che amavo della storia era la dimensione del viaggio, i rarissimi cavalli, e la presenza del fiume.Mi affascinava l’atmosfera western, i cow-boy e pistoleri, adoravo quelli con i baffoni e i cappelli grandi a punta, pelosi e grotteschi come quelli di Robert Altmann, completamente diversi da quelli di John Wayne... Era un western hippie e circense, tra fango e pioggia, poco ideale e molto autoironico». Ecco Huckleberry Finn secondo Mattotti: una storia di ribellione, libertà e coraggio sullo sfondo del grande fiume. Non il Mississippi, ma il nostro Po, entrato per affetto e riconoscenza nei fumetti dell’artista lombardo. BELLA E BESTIA A NEW YORK Anche Anthony Browne vuole dire la sua su un classico del grande cinema: King Kong (Donzelli, 92 pagine, 19,50 euro). Armato dei suoi acquerelli, ispirandosi alla storia di Edgar Wallace e Merian C. Cooper, rispettivamente sceneggiatore e regista dell’omonima pellicola del 1933, l’illustratore inglese, insignito dell’Andersen Award e nominato Children’s Laureate nel 2009, ridisegna l’immaginario della Bella e la Bestia, la favola in cui affondano le radici del racconto cinematografico, dando ad Ann, la protagonista femminile, il volto di Marilyn Monroe. Una scelta vincente, che scompagina le attese aggiungendo mito a mito. Sfidando con le sue tavole potenti le immagini del grandi schermo (compreso lo straordinario remake di Peter Jackson), Browne si appropria semplicemente del cinema, restituendo una storia disegnata che brilla di luce propria.