Recensione
Riccardo Paradisi, Liberal, 03/01/2013

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Il paese reale contrapposto al paese legale, la società civile da una parte e la politica dall’altra. Uno schema interpretativo adottato in Italia per decenni e tutto sommato assolutorio, una formula che proiettava i vizi profondi dell’Italia sulla politica come se il sistema di potere fosse un corpo estraneo rispetto al paese. Ricostruendo la storia degli ultimi trent’anni Guido Crainz dimostra nel suo saggio Il paese reale (Donzelli, 403 pagine, 29 euro) come gli ultimi decenni siano stati in realtà l’incubazione del nostro presente di declino a corruzione. È nella stagione degli anni Ottanta che si ripropone quello sprezzo delle regole e quell’atteggiamento predatorio nei confronti del bene pubblico che erano già apparsi negli anni del «miracolo». Da qui anche il dilatarsi del debito pubblico, il dilagare della corruzione politica che avrebbe portato al crollo della prima Repubblica, e – ben lungi dall’essere sradicato dall’esplosione di Tangentopoli – avrebbe segnato in profondità anche tutta la fase successiva. Per molti versi dunque i lunghi anni ottanta si presentano come un luogo di incubazione del nostro presente.