Recensione
Corrado Augias, Il Venerdì, 21/12/2012

Negli anni Ottanta l'incubazione del nostro disastroso presente

Lo storico Guido Crainz scrive i suoi saggi sull'Italia contemporanea abilmente mescolando i vari elementi che danno forma alla vita di un Paese. Non solo gli eventi della politica quindi, ma tutto ciò che accade e imprime a un'epoca la sua fisionomia. I libri, gli spettacoli e la musica leggera, il cinema , la comunicazione e l'economia ovviamente. Il sapiente intreccio delle varie componenti imprime ai suoi una strordinaria vivacità di esposizione e, per conseguenza, di lettura. Il paese reale abbraccia gli anni "Dall'assassinio di Moro all'Italia di oggi" e chiude la trilogia sull'Italia contemporanea. Gli anni che seguono l'uccisione barbarica di Aldo Moro, i famigerati Ottanta, sono un periodo fatale che possiamo considerare, per più di un aspetto, la premessa di ciò che ancora oggi stiamo vivendo ( e patendo). Si esaspera fino a un livello senza precedenti la spinta all'affermazione individuale e un "atteggiamento predatorio nei confronti del bene pubblico". La corsa verso il benessere, già affiorata nel dopoguerra con gli anni del "miracolo", diventa disrezzo delle regole e istinto di sopraffazione. Sono anche gli anni in cui cresce a dismisura il debito pubblico fino a toccare livelli intollerabili che pesano ancor oggi sulle spalle dello Stato, e degli italiani. Guardandoli col senno di poi, assistiti dall'acuta percezione di cui l'autore dà prova nelle sue pagine si constata, con sgomento, che "gli anni Ottanta sono stati il luogo di incubazione del nostro presente", un perisodo cerniera tra l'epoca di Craxi e la lunga opprimente stagione berlusconiana. Parallelamente sono ancora stati gli anni in cui s'è disfatto il sistema dei partiti che bene o male avevano retto il Paese dopo il 1945. Una delle leve dello sviluppo del Paese era stato un ragionevole equilibrio tra la ricerca del consenso elettorale ( con i costi conseguenti) e una certa visione dell'interesse generale condivisa anche dai sindacati più responsabili. Questo equilibrio viene spezzato da un populismo irresponsabile quando non dal prevalere degli interessi particolari o addirittura personali. La conclusione è venata di pessimismo: "Le energie per avviare un'inversione di tendenza non mancano ma non è ancora visibile il progetto capace di metterle in moto".