Recensione
Marco Lodoli, La Repubblica, 16/12/2012

Perchè l'opossum vuole sorridere

Nelle favole non è facile trovare il protagonista giusto, a volte tutto si disperde in evanescenze alate che svaporano rapidamente dalla memoria. Per fortuna Frank Tashlin ci regala un simpatico opossum che terremo a lungo con noi: appeso a testa in giù a un ramo, sorride alla vita , al sole e alla luna, è felice della sua condizione. Ma alcune persone lo vedono e credono che quel sorriso capovolto sia una smorfia scontenta. L'opossum tenta in ogni modo di convincere gli umani testardi che per lui tutto va bene, non c'è niente da fare, insieme al suo albero viene preso e portato in città, trapiantato in mezzo a quel pandemonio. Ribaltato come sempre, lui continua a sorridere e gli uomini continuano a vedere dolore dove c'è felicità. Infine il povero opossum, osservando il triste spettacolo della prepotenza umana, cambia espressione: il suo sorriso si rovescia in un'espressione affranta, e gli uomini esultano, convinti che l'opossum sia finalmente contento. Insomma: un problema di prospettive, la stupidità che non comprende la gioia. E forse anche un messaggio discreto a ognuno di noi: stiamo attenti a non sovrapporre le nostre strette convinzioni all'infinita originalità della vita.