Recensione
Davide Maffi, Il cittadino.it, 22/11/2012

Gli italiani nei lager, una storia cancellata

Un viaggio all’interno della follia dello stermino. Così possiamo riassumere questo ben documentato lavoro di Carlo Greppi che raccogliendo una serie di testimonianze di prima mano, ovvero le relazioni, i diari, i racconti dei sopravvissuti, ci porta a conoscere la realtà della deportazione attraverso gli occhi di quegli oltre trentamila italiani che fra il 1943 e il 1945 vennero stipati su carri bestiame e inviati nei lager tedeschi. L’ultimo treno è un libro duro, molto crudo, sicuramente scomodo, dato che ci ricorda una realtà che molti vorrebbero cancellare, ma proprio per questo, dando voce alla memoria di uno sparuto manipolo di sopravvissuti, è una testimonianza indelebile di prima mano di quei tragici eventi che ricostruisce una sorta di geografia della sofferenza. Questa ricostruzione non è l’ennesima storia della vita nei campi, ma semmai, e qui sta la grande novità, la narrazione la prima fase della prigionia, ovvero l’esperienza traumatica del viaggio verso destinazione ignota in condizioni disumane di interi nuclei familiari. La descrizione dello scorrere angosciato del tempo, le stazioni attraversate, il comportamento di tutti coloro che assistettero al passaggio di questi convogli, sovente voltandosi dall’altra parte con indifferenza, che dettero prova il più delle volte di una meschina crudeltà o di codardia, ma che in alcune occasioni seppero dimostrare grande coraggio cercando nei limiti del possibile di alleviare le angosce e le sofferenze di questi sventurati. Un viaggio verso il baratro dove i nazisti sono solo figure sfuocate quasi fuori campo e il palcoscenico è dominato interamente dalle vicende umane dei deportati.